In “Chinaberry” la vita complessa negli USA di James Still

37libroNella ormai inesauribile riscoperta di talenti in qualche modo dimenticati del recente passato della letteratura nordamericana tra le case editrici che si sono assunte questo compito vi è la “Mattioli 1885” con sede a Fidenza che da tempo e con continuità offre opere di grande interesse anche per l’impeccabile cura con la quale i libri si presentano. Dalla raffinatezza della carta alle traduzioni impeccabili al formato originale tutto invita alla lettura rispettosa ed attenta a fronte di “prodotti” dozzinali e quasi improponibili che travagliano la vista ed il gusto dei possibili lettori da parte anche, talvolta, delle cosiddette corazzate editoriali.
Nulla o quasi di tutto questo però sarebbe importante se non fosse che anche le scelte editoriali sono conseguenti. Mi pare sicuramente il caso di questo “Chinaberry” di James Still (Mattioli 1885, traduzione di Livio Crescenzi, pagg. 178 euro 16). L’autore (1906-2001) poeta e romanziere visse a lungo in una capanna di tronchi a Little Carr Creck, nel Kentucky , dove scrisse “River of Earth” e tradotto da Mattioli 1885 come “Fiume di terra” e assolutamente consigliabile , una sorta di “Furore” del grande Steimbeck coniugata con , se possibile, maggior malinconica empatia ).
“Chinaberry” è stato ritrovato postumo tra le carte dello scrittore e per fortuna dopo una attenta revisione è uscito prima negli Stati Uniti ed oggi possiamo affrontarlo anche da queste parti. Il titolo si riferisce all’albero dei rosari ed appare in perfetta consonanza col tono dell’opera che racconta la vita di un ragazzino che a tredici anni si reca in Texas per offrirsi come raccoglitore di cotone. È in compagnia di Ernest Roughdon, vedovo quarantenne, uomo saldo e perbene, cui è stato affidato dal padre e viaggia con due giovani ventenni inseparabili, Cadillac e Rance, sempre alla ricerca di improbabili divertimenti e che per questo sono soprannominati “i Cretini”.
Siamo in una stagione tribolata dagli effetti della grande depressione del 1929 ed in Alabama , da cui la compagnia muove, scarseggia tutto a cominciare dal lavoro mentre sembra che in Texas qualcosa si possa combinare. Il piccolo gruppo trova un ingaggio in una grande fattoria per raccogliere il cotone e trovare addirittura una sistemazione confortevole. Il proprietario Anson Winter e la moglie Laurie sono gentili ed accoglienti pur in una condizione di perenne malessere provocato da tragedie personali verificatesi nel recente passato.
Ben presto Anson si prende particolarmente cura per il benessere del ragazzo (ne conosceremo il nome solo alla fine) anche perché lo considera quasi un sostituto del figlioletto perduto anni prima. Il procedere del racconto si inoltra in una vicenda vicina ad una storia di formazione, e magari lo è ma non solo, nella quale entrano memorie del passato da cui emergono persone e situazioni che ben presto assumono i toni dei classici racconti orali attraverso i quali si potevano far rivivere appunto eventi e persone altrimenti destinate alla sparizione (se ricorda “La camera verde ” di Truffaut sicuramente siamo nel giusto).
Ci sarà, ovviamente, una evoluzione nel prosieguo della storia ma ci accorgeremo ben presto che l’obbiettivo non è solo il classico come andrà a finire ma la ricostruzione di un mondo intero dove tra quotidianità, analisi introspettiva, elegiaca malinconia, analisi storica e perché no anche economica ci troviamo all’interno di un momento magico destinato a restare nel tempo e, sopratutto, nella memoria. Scritto con raffinata semplicità attraversa il periodo storico col linguaggio semplice poetico (non a caso Still lo era) ed essenziale che mira, penso, a farci apprezzare il profondo vero significato della vita, qui ed ora.

Ariodante Roberto Petacco 

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