Storia di Andrea Pagani e altri racconti

35libroNella presentazione fatta di persona nell’antica libreria Savi a Pontremoli il 18 agosto del suo libro Storia di Andrea Pagani e altri racconti (Edizioni Progetto Cultura, Roma 2019) Andrea Malanca ha confermato le suggestioni e la piacevolezza provate nella lettura fatta in precedenza.
L’autore è di Fidenza, ma legato a Pontremoli per intrecci familiari, ha già pubblicato libri, distinti su due piani: uno professionale con saggi sulla Pubblica Amministrazione in cui lavora a Parma, laureato alla Bocconi, l’altro piano è quello delle creazioni di libera fantasia e immaginazione del romanzo Fuori procedura, dei racconti Il ministro e ora Storia di Andrea Pagani e altri racconti.
L’opzione preferenziale per la forma letteraria del racconto è motivata dal desiderio, forse una necessità, di stabilire un rapporto col lettore, che dedica tempo allo scrittore e gradisce di essere ricambiato con narrazioni stimolanti, ben dette e ben costruite, un intento meglio sostenuto dal racconto più o meno breve, che “permette una trama lineare, senza gli intrecci tipici dei romanzi” col loro sistema dei personaggi e della fabula e porta rapido al momento culminante.
Questo nuovo libro, come già gli altri, l’autore come un figlio lo ha tenuto in gestazione chissà come e chissà quanto, poi gli ha trovato la sua urgente stesura, spontanea, creativa e creatrice: è il mistero dell’arte, che si manifesta in libertà senza la profanazione di poterla programmare e scandire a tempo sull’onda di certi interessi di mercato delle lettere. Un’opera non autobiografica, ma certo i personaggi vivono una ricerca interiore come il loro autore che li ha immaginati (per Pirandello sono anche più veri).
Non si può essere scrittori senza aver letto tanti altri scrittori, i più amati e frequentati da Andrea Malanca sono Dante, Manzoni, Kafka e ancor più Dino Buzzati, non tanto del famoso romanzo “Il deserto dei Tartari”, ma di “Racconti e Novelle”; si richiama alla sua classica compostezza della scrittura, pulita da stereotipi lessicali e idiomatici. I personaggi sono costruiti sulla sequenza delle loro azioni, ma ben tracciato è anche il loro scavo psicologico, sensibili, consapevoli delle loro debolezze, sono quelli che vincono, riescono a scoprire altri rapporti con la realtà attraverso un libero gioco fantastico, a volte surreale, toccato dal piacere dell’ironia.
Nei primi due racconti brevi – Burocrazia ospedaliera e L’ultima volta – in uno è ben condotto un effetto di sorprendenti suggestioni intime che gli altri non capiscono e le giudicano robe da pazzi, nell’altro la delicata memoria del nonno fa ritrovare il sorriso alla nipotina.
Il lungo racconto centrale ha protagonista Andrea che per un errore tecnico viene registrato defunto con tutte le conseguenze immaginabili derivanti; le situazioni si addensano con effetti immediati, a sorpresa, che portano anche al sorriso giocando su equivoci. La sua storia è, come sempre è la vita, un accumulo di fatti spesso incresciosi, ma lui non si arrende, cerca, combatte, spera, afferma solidi affetti familiari: è un eroe positivo che si incontra con piacere dopo tanti eroi negativi creati nella letteratura del Novecento. Entra in scena la figura di un “matto” che è invece saggio, il suo dono è una filosofia dell’uso responsabile del tempo “Puoi perdere il denaro, il lavoro, l’amore, ma non il tuo tempo passato e come l’hai passato”.
Due altri racconti brevi delineano Arnoldo che si incastra in esilaranti equivoci e in miraggi consumistici, ma subito rientra nella tranquilla felicità della sua realtà quotidiana.

Maria Luisa Simoncelli

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