Un esposto contro l’Ue per i respingimenti dei migranti

Presentato alla Corte penale dell’Aja da due esperti di diritto internazionale. L’accusa: crimini contro l’umanità per le politiche che hanno causato morti in mare

Il cimitero dei migranti morti in mare nella primavera del 2018 costruito ad Armo, non lontano da Reggio Calabria
Il cimitero dei migranti morti in mare nella primavera del 2018 costruito ad Armo, non lontano da Reggio Calabria

Sarà presentato alla Corte penale internazionale (Cpi) dell’Aja un esposto che accusa l’Unione europea e gli Stati membri di “crimini contro l’umanità” per le politiche migratorie che hanno causato morti in mare tra i migranti e i respingimenti in Libia attraverso la pratica dell’esternalizzazione delle frontiere. Si tratta di un documento di 250 pagine elaborato dall’esperto di diritto internazionale Juan Branco, che ha lavorato in passato alla Cpi, e Omer Shatz, avvocato israeliano che insegna all’università Sciences Po di Parigi.
La denuncia prende in esame il periodo dal 2014 – anno della chiusura dell’operazione Mare nostrum – ad oggi, una scelta che ha trasformato il Mediterraneo centrale nella “rotta migratoria più letale al mondo”, con oltre 14.500 persone morte fino alla fine di luglio 2017. Coinvolge, quindi, i governi guidati da Renzi e Gentiloni e quello attuale retto da Conte. L’esposto cita messaggi diplomatici e commenti di leader nazionali, tra cui politici italiani, tedeschi e francesi. L’ufficio della procura dell’Aja dovrà decidere ora se acquisire la denuncia, un primo passo che potrebbe portare all’apertura di una inchiesta.
Per l’avvocato Dario Belluccio, membro del consiglio direttivo dell’Asgi (Associazione studi giuridici immigrazione) intervistato da Agensir, l’esposto alla Corte penale è “un fatto gigantesco”: se l’inchiesta venisse aperta costituirebbe “un precedente unico”: “Noi anche ci siamo interessati della questione dei respingimenti indiretti e ce ne stiamo ancora interessando. Riteniamo che indubbiamente possa essere configurata una responsabilità, in particolar modo dell’Italia, per quanto configurato a seguito degli accordi del 2017 con il governo libico di Fayez al Sarraj e tutte le attività successive”.
29migranti_salvataggioRiguardo alle responsabilità italiane per l’esternalizzazione delle frontiere, Belluccio ricorda che da parte della sua associazione “sono stati depositati alcuni ricorsi alla Corte europea dei diritti dell’uomo in favore di diversi cittadini stranieri che abbiamo incontrato: hanno testimoniato che nonostante avessero chiamato le autorità italiane mentre erano in una situazione di pericolo in alto mare, sono stati invece intercettati dalla cosiddetta guardia costiera libica e rinviati in Libia. Fortunatamente queste persone sono riuscite a salvarsi e a fare rientro nei loro Paesi di origine attraverso i programmi di rimpatrio assistito dalla Libia”.
C’è, poi, una questione che emerge pochissimo ed invece è fondamentale: quella della responsabilità di uno Stato per i crimini commessi da un altro Stato. Una norma cui fa riferimento la commissione del diritto internazionale dice che uno Stato è corresponsabile se è a conoscenza ed agevola un altro Stato nella commissione di crimini previsti e punibili dal diritto internazionale, quindi questa complicità è sostanzialmente equiparata alla commissione del crimine.
Quindi, continua l’avvocato, “se l’Italia è consapevole di quello che avviene ed agevola quegli avvenimenti attraverso la fornitura di supporto logistico, tecnico e conoscitivo ad un altro Stato, questo deve necessariamente comportare una denuncia di responsabilità da parte dell’Italia”.
“Stiamo parlando, ricorda, di uno dei Paesi fondatori dell’Unione europea, uno dei Paesi che più ha contribuito, dopo la seconda guerra mondiale, alla diffusione e crescita della democrazia nel mondo, volendo costituire un esempio”.
La nostra Costituzione e il nostro sistema democratico testimonia questo. L’accostamento a regimi dittatoriali di per sé è qualcosa che fa rabbrividire, perché noi queste cose le abbiamo già passate e superate. Il fatto che oggi qualcuno dica: l’Italia potrebbe aver commesso dei reati per i quali possono essere condannati e perseguiti dalla Corte penale internazionale fa spavento.
L’esposto fa riferimento a fatti già avvenuti e che continuano a verificarsi. I numeri forniti dalle Nazioni Unite su quello che è avvenuto e avviene nel Mediterraneo sono sotto gli occhi di tutti. “Non possiamo dimenticare, dice Bellocchio, che nel 2013 fu proprio a seguito di due gravissimi naufragi nel Mediterraneo che venne realizzata l’iniziativa Mare nostrum con il contributo dell’Ue”.
L’esposto cita anche la decisione di espellere le navi delle Ong dai salvataggi nel Mediterraneo: “Un percorso, ricorda l’avvocato dell’Agsi, iniziato tanti anni fa, che ha visto progressivamente le autorità e le istituzioni dell’Italia e dell’Ue ritrarsi rispetto a precisi obblighi giuridici, che sono quelli di salvare le persone e di garantire loro il diritto alla vita, prima di qualsiasi altra questione.
A fronte di questo, se il ritrarsi viene seguito dall’intervento delle navi private, e poi questo privato viene esplicitamente contrastato, noi dobbiamo leggere il percorso, che origina almeno dal 2017 e culmina oggi nella discussione del decreto Salvini bis. È evidente che c’è la possibilità di leggere in maniera continuativa una serie di fatti che singolarmente non possono essere posti sullo stesso piano ma che complessivamente non sfuggono alla storia”.

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