Sognatori incalliti che credono nella pace nonostante violenza, tristezza e sgomento

17paceAvvenimenti tra di loro slegati, ma tutti portatori di violenza, tristezza e sgomento, hanno caratterizzato queste ultime settimane che la tradizione cristiana vorrebbe dedicate alla preghiera e all’esultanza per la Resurrezione di Cristo.
L’ombra del dolore è, invece, calata un po’ su tutto il mondo a cominciare dal rogo che ha rischiato di distruggere alle radici quel capolavoro di arte e di fede che è Notre Dame de Paris. In quel caso, per fortuna, i danni, sia pure immensi, si sono limitati alle cose; preziose quanto si vuole, ma pur sempre cose.
Di ben altra natura e con ben altre conseguenze per le persone sono stati, invece, i fatti che hanno sconvolto lo Sri Lanka e l’Irlanda del Nord.
Il primo, un Paese che non appariva, almeno per la mentalità comune, tra quelli “a rischio” di estremismo violento. La seconda, dopo anni e anni di violenza e di morte, era apparsa se non pacificata, almeno sulla buona strada per diventarla, a seguito degli accordi tra Londra e Ira che avevano indotto quest’ultima all’abbandono della lotta armata.
I fatti dei giorni scorsi, invece, hanno come risvegliato il mondo da quello che, con il senno del poi, potrebbe apparire come un sogno; bello fin che si vuole, ma un sogno. Tante, troppe volte abbiamo ascoltato e letto parole che sostengono la possibilità di un mondo senza violenza, di un’umanità capace di vivere e lasciar vivere in pace, superando le divisioni e i desideri di vendetta.
Poi, un gesto insano, magari nel nome di un qualche dio, rischia di portarci a pensare che quelle non siano che belle frasi.
A tutto ciò non si può non aggiungere la preoccupazione legata al risorgere dei nazionalismi, all’affermazione di slogan che recitano, a seconda di chi li grida, “prima gli americani, prima gli italiani, prima gli inglesi…”. Questa vera e propria infezione latente degli animi e degli spiriti, che tutti abbiamo ormai imparato a catalogare come “sovranismo”, legato al “populismo”, rischia davvero di riportare il mondo e l’Europa in particolare, indietro di decenni, cancellando tutto il bene che 70 anni di unione hanno portato quanto alla possibilità di vivere in pace.
Tutta questa eccitazione per un primato sugli altri che può risultare utile se contenuto entro un sano spirito di competizione democratica, rischia, quando dovessero rompersi i freni della ragionevolezza, di scatenare tensioni e reazioni che possono facilmente divenire incontrollabili.
Non è esagerato portare all’attenzione dell’opinione pubblica questi rischi, tenuto conto delle tante situazioni che li confermano. Per questo è bene continuare a sostenere e diffondere l’idea di un mondo senza violenza, a costo di passare per ingenui sognatori che si oppongono a mani nude all’idea di un’umanità incapace di guardare alla pace come ad una condizione reale e realizzabile.

Antonio Ricci

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