Tav sì, Tav no: una scelta per non decidere

Sia Salvini che Di Maio si dichiarano vittoriosi dopo l’espediente ideato da Conte

Da destra: il presidente del Consiglio dei Ministri, Conte, con i vice presidenti Salvini (Lega) e Di Maio (M5S)
Da destra: il presidente del Consiglio dei Ministri, Conte, con i vice presidenti Salvini (Lega) e Di Maio (M5S)

Sulla vicenda della Torino-Lione – la Tav o il Tav ma chi può pensare che abbia importanza il genere grammaticale che si attribuisce all’opera? – la prima reazione a commento del punto al quale si è giunti sarebbe quella di dire “né vincitori né vinti”.
Una formula corretta solo se la si mantiene all’interno del dibattito tra parti politiche. Il M5S, è riuscito a ottenere qualcosa di simile a un rinvio a dopo le europee per non scontentare il proprio elettorato; la Lega, ha buon gioco nel dire che alla fine la Tav si farà, come desiderano i suoi elettori (e molti altri, per la verità, dentro e fuori il Parlamento).
La domanda su chi ha vinto e chi ha perso, dopo giorni e giorni caratterizzati da un braccio di ferro dai toni durissimi, è ovviamente lecita. E onestà vuole che anche le diverse risposte possano essere in qualche modo accettate: d’altronde la storia del bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto non nasce certamente con questa diatriba.
Ci sarebbe inoltre un terzo “giocatore”, rappresentato dal presidente del Consiglio: a lungo criticato per contare poco o niente dal punto di vista politico nel suo stesso governo, prende vigore quando è chiamato a fare il suo mestiere d’origine: l’avvocato e quindi il mediatore.
A noi verrebbe da dire anche l’agitatore di fumo negli occhi perché ci piacerebbe sapere in quanti, a partire dai partner europei e dalle aziende interessate, sono riusciti a capire il significato di una domanda di interesse a partecipare ai bandi alle aziende che attendono il via libera per i lavori, con la condizione che tutto potrebbe tramutarsi in uno scherzo (intanto, si sa, ormai carnevale dura quanto si vuole) e, tra qualche mese, tutti potrebbero andare a casa perché la questione Tav si chiuderà in via definitiva.
Allora, forse, la domanda più calzante sarebbe quella di chiedersi come esca il Paese dall’ennesima spartizione di decisioni operate “in punta di contratto di governo”. E la risposta è che questo stile di governo non fa bene al Paese.
11percorso_TAVQuesta vicenda è in ballo da più o meno vent’anni (pianificata a livello europeo nel 1994, primo accordo italo-francese nel 2001) e su di essa si sono dovuti confrontare, non con grandi risultati, a onor del vero, diversi governi. A questo punto c’è bisogno di decisioni, non di bizantinismi di cui l’Italia ha fatto spesso sfoggio anche nel passato a livello internazionale, ma anche nazionale.
11vignettaLa lettera con cui il presidente del Consiglio ha sbloccato per il momento la questione a livello di esecutivo italiano (facendo leva su di una norma della legislazione francese) può aggirare il problema nel breve periodo ma non si prospetta di certo come introduzione ad una decisione in merito all’esecuzione o meno dell’opera. Tra l’altro, proprio il ricorso ai codicilli scritti in piccolo di cui sono pieni i contratti e a tortuose formule di compromesso dimostra proprio il contrario di quello che la “nuova politica” ha cercato di dare ad intendere all’opinione pubblica – purtroppo riuscendoci, almeno fino ad ora e stando ai risultati delle ultime politiche e dei sondaggi – e cioè che i problemi complessi non si possono risolvere in modo semplicistico o in base al mitico “contratto di governo”.
Per affrontarli e cercare di risolverli c’è bisogno di tempi lunghi e faticose mediazioni: non basta sbandierare come intoccabile una relazione costi-benefici facilmente contestabile da chi sia di opposta opinione. Quello che dovrebbe preoccupare – anche i fantomatici sovranisti e populisti – è la perdita che il Paese subisce in termini di credibilità internazionale.
03No_TavA livello interno, invece, sarebbe bene che Lega e M5S chiarissero una volta per tutte dove vogliono portare l’Italia: è chiaro che non può andare in contemporanea in direzioni opposte, come opposte appaiono le idee delle due parti al governo. Da quando è in sella l’esecutivo giallo-verde, infatti il Paese si trova in una ben strana situazione.
Ognuna delle due componenti porta avanti i suoi decreti che, in quanto proposti solo da una parte sono nettamente “di minoranza”. Poi, nel gioco del “do ut des”, una volta ne viene approvato uno voluto dalla Lega e la volta dopo uno del M5S: ma questo senza che l’altra parte sia d’accordo sulla bontà del provvedimento, anzi, spesso viene espressa una netta contrarietà. In tal modo il provvedimento diventa “di maggioranza”, ma senza aver convinto una vera maggioranza della propria bontà ed efficacia.
Un gioco che può soddisfare la voglia di affermare il proprio potere ma che, a lungo andare, può risultare fatale per l’Italia. Proprio in occasione della Tav tutte le contraddizioni di un patto di governo fondato sul niente sono venute al pettine e ormai gli sguardi sono rivolti alle elezioni europee, l’unico “incidente” capace di dare prospettive di soluzione ad un momento politico molto confuso.
Sul Paese grava una situazione economica difficile e dopo l’estate, a detta di molti, si dovrà ricorrere ad una manovra finanziaria molto pesante. È proprio il caso di attendere così a lungo per cercare soluzioni valide per il bene dell’Italia?

a.r.

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