Gerolamo Lazzeri intellettuale lunigianese

Lo ha ricordato Giuliano Adorni in una conferenza all’UniTre Pontremoli-Lunigiana

C’è stata una damnatio memoriae di Gerolamo Lazzeri (1893-1942) nato da famiglia benestante di Bola di Tresana. Fin da ragazzo si rivela irrequieto, poco bravo a scuola alla Spezia ma appassionato autodidatta,si forma una solida cultura di impianto democratico mazziniano e ancor più socialista.
Arriva a contestare un prete durante l’omelia, a scontrarsi con un monaco che lo denuncia, viene tirato fuori con una “composizione extragiudiziaria” mediata da Manfredo Giuliani diventato suo riferimento culturale con Gaetano Salvemini, redattore fino al 1911 de La Voce, la più importante rivista del primo Novecento di cui era lettore. Scrive Il socialismo in Lunigiana, Storia della Lunigiana: auspica un nuovo assetto amministrativo che faccia perno sulla Spezia.
13Lazzeri1Fa studi sociali, linguistici, etnografici e definisce i lunigianesi liguri. Vive il disagio esistenziale del suo tempo, ha baldanza fino alla presunzione: pubblica da Laterza le liriche del fivizzanese Giovanni Fantoni, ritiene che Carducci lo abbia studiato senza capirlo.
Non ha una vita serena in famiglia, che lo vorrebbe adeguato al proprio quieto vivere: vive la solitudine. Trasferitosi a Roma subisce il fascino di romanzi di maniera dannunziana, pubblica La gioia di uccidere, ambientato a Tresana: è una storia truce.
13Lazzeri2A Milano frequenta ambienti culturali vivaci, collabora a riviste come Utopia, Critica sociale di Turati, ha interesse per Pirandello. Attacca la retorica della borghesia al potere che aveva fatto grandi affari con la guerra, analizza la grave crisi postbellica e le speranze dei socialisti in sistemi alternativi, ma non crede nella rivoluzione bolscevica che aveva collettivizzato tutto senza migliorare le condizioni delle masse; scrive nel 1919 Il bolscevismo contrastato da Togliatti.
Nel 1925, quando il fascismo si fa dittatura, Lazzeri non accetta compromessi, scrive che gli italiani sono senza maturità democratica, sfida apertamente il regime, denuncia i sogni malati della romanità demagogica. Dopo il fallito attacco al re del 1928 attribuito ai socialisti, invece era azione di fazioni interne fasciste, Gerolamo socialista è carcerato per un mese, rimane controllato dalla polizia.
Fa il tipografo, stampa volantini antifascisti, fa l’edizione della Storia della letteratura italiana del De Sanctis con tante note e di un’ Antologia dei primi scrittori italiani che piacque al critico Luigi Russo. Si conclude nel 1942 la vita di un intellettuale onesto che tenne accesa la luce della speranza.

(m.l.s.)

Condividi