Paul Ginsborg e quel vizio tutto italiano del non giustificato lamento perpetuo

Pontremoli. La relazione  di Paul Ginsborg delle Università di Cambridge  e Firenze per la festa dei 30 anni della sezione Unitre di Pontremoli – Lunigiana

Il prof. Paul Ginsborg a Pontremoli. Qui con il presidente dell'UniTre Giuseppe Frassinelli
Il prof. Paul Ginsborg a Pontremoli. Qui con il presidente dell’UniTre Giuseppe Frassinelli

L’analisi fatta da Paul Ginsborg, autorevole studioso della storia contemporanea, con focus speciale sull’Italia testimoniato da tanti suoi libri e dall’appartenenza all’associazione “Libertà e Giustizia”, sabato 23 marzo alle Stanze della Rosa, è partita dalle malinconiche deprimenti quotidiane lamentazioni che in Italia tutto va male e la colpa è sempre degli altri.
Le ha controbattute con dati oggettivi veri, anche se controcorrente. Intanto vede speranze nuove nella sorprendente mobilitazione di tantissimi giovani in tutto il mondo (oltre un milione in Italia) per salvare dai cambiamenti climatici e dal distruttivo inquinamento la terra, messa a drammatico rischio dalla voracità del neoliberismo economico e finanziario (che sgomento abbiamo provato nel sentire parole dette e scritte da persone asservite agli interessi degli inquinatori che non hanno perso l’occasione di sporcare la bella iniziativa con le solite illazioni di protagonismo di Greta, la ragazzina svedese promotrice della pacifica protesta e dell’invito pressante agli adulti tutti perché ora e subito provvedano a fermare i danni che stanno procurando). Non c’è più tempo per rinviare la battaglia per salvare il nostro pianeta.
Paul Ginborg, nato a Londra nel 1945, non è certo un ingenuo e tanto meno un ottimista malgrado tutto; sa bene della storia complicata dell’Italia con corruzione diffusa che ostacola la trasparenza delle pratiche governative, sa della mafia arrivata al nord, del declino diventato costante negli ultimi decenni, della paura di imminenti catastrofi, di cui incolpare i migranti africani prima di tutti. Con un energico no Ginsborg ha voluto controbattere il male italiano del lamento capillarmente diffuso dal bar ai palazzi del potere con abile propaganda e senza sostegno di un pensiero libero e critico.
13Ginsborg_Pontremoli2Per prima cosa non è sicuramente vero che la situazione attuale sia comparabile,come invece si sta facendo, con la repubblica tedesca di Weimar, durata dal 1919 al 1933, ricca di fermenti culturali ma resa politicamente fragile dagli errori della pace dei vincitori al trattato di Versailles, fu di breve durata e imposta in una storia germanica di principati e imperi alieni a ideali repubblicani.
Questa nostra repubblicana italiana ha compiuto settanta anni che non sono così unilateralmente catastrofici: almeno il 60% degli italiani ha conquistato prosperità, le istituzioni sopravvivono e funzionano, a confronto con Stati di solida democrazia abbiamo un Servizio Sanitario Nazionale ottimo che non rifiuta le cure a nessuno, ci sono buone risorse umane, sociali e anche economiche. S
e guardiamo con mente libera e fresca, il dato di fatto che emerge è che la repubblica ha vinto in mezzo alle situazioni difficili del terrorismo, delle trame dei servizi segreti che miravano ad imitare il colpo di stato dei colonnelli greci, dell’assassinio di Moro, delle stragi del 1992 con fondati sospetti di trattativa dello Stato con le mafie, esecutrici dell’uccisione dei magistrati Falcone e Borsellino.
Si disse allora che lo Stato tremava, ma non fu così. Come sia stato possibile se lo chiedono in molti, la risposta del giudice Gustavo Zagrebelsky è che i gruppi eversivi alla Licio Gelli o Soro erano degli incapaci megalomani. Molto hanno contato la forza delle manifatture italiane, una diffusa acculturazione nella scuola e altrove: ne è venuto un progresso lento e continuativo.
Altro punto fondamentale di forza dell’Italia è l’essere stata uno dei sei firmatari del trattato di Roma del 1957 con cui nasceva il salvifico scudo dell’Europa unita. L’Italia ha saputo difendere se stessa difendendo la Costituzione nata dalla Resistenza antifascista, ha bellezza e una società civile dinamica, creativa che fa dire al britannico Ginsborg di essere orgoglioso di essere dal 2009 cittadino italiano, vista anche la paradossale e suicida vicenda Brexit.
Certamente qualcosa si indebolisce quando gli attori della politica oggi non sono capaci di fare riforme contro le sopravvenute grandi disuguaglianze sociali, contro l’individualismo e contro il sistema occulto della finanza. Siamo in un momento di passaggio, ci vuole maggior larghezza di prospettiva per contrastare e smascherare il pericolo del mercato senza freni del neoliberismo incurante dei problemi sociali, introdotto dal 1980 da Stati Uniti e Gran Bretagna, le crisi finanziarie delle grandi banche, che non devono essere salvate dallo Stato. Le grandi famiglie del capitalismo italiano sono pressoché fallite, ma vive sono rimaste le piccole imprese,sia pure con tante fatiche.
Certamente non siamo vaccinati contro assalti alla democrazia dentro un mondo che Gramsci vedeva grande e terribile, ma ha fondamento la fiducia che a un certo punto nella storia italiana scocca una scintilla, accade qualcosa che risolve in positivo i problemi dei vizi nazionali, uno è quel ”familismo amorale”che mette la raccomandazione clientelare e le tangenti al posto del valore intellettuale ed etico delle persone che deve essere l’impegno di tutti.

Maria Luisa Simoncelli