Il muretto a secco una ricchezza anche del nostro territorio

LUNIGIANA. L’UNESCO ha dichiarato patrimonio dell’umanità questo antico metodo per costruire

Un esempio di muretto a secco in Lunigiana
Un esempio di muretto a secco in Lunigiana

Quante volte passando davanti a un palazzo, a una chiesa, a un monumento che magari abbiamo quotidianamente sotto gli occhi non ne cogliamo il valore storico-artistico? Oppure può capitare che qualcuno, visitando i luoghi nei quali viviamo, ci faccia cogliere la bellezza di ciò che non avevamo mai notato. Si tratta di un’attenzione e di una sensibilità che dobbiamo recuperare per vedere con occhi diversi i luoghi della nostra quotidianità che dovrebbero suscitare nuove consapevolezze e nuovi impegni in favore dell’ambiente nel quale viviamo, sia che si tratti di beni artistici, naturalistici sia di quelli legati alla cultura e al vissuto dell’uomo. è di questi giorni la decisione dell’UNESCO di dichiarare patrimonio dell’umanità l’ Arte del muretto a secco perchè, come si legge nelle motivazioni, le strutture a secco sono sempre fatte in perfetta armonia con l’ambiente e la tecnica esemplifica una relazione armoniosa fra l’uomo e la natura. I muri a secco svolgono un ruolo vitale nella prevenzione delle slavine, delle alluvioni, delle valanghe, nel combattere l’erosione e la desertificazione delle terre, migliorando la biodiversità e creando le migliori condizioni microclimatiche per l’agricoltura… La pratica viene trasmessa principalmente attraverso l’applicazione pratica adattata alle particolari condizioni di ogni luogo in cui viene utilizzata.

Un altro esempio di muretto a secco in Lunigiana
Un altro esempio di muretto a secco in Lunigiana

Sono ben noti i terrazzamenti delle vicine Cinque Terre, ma non sono da ignorare quelli del nostro territorio lunigianese. Infatti ancora oggi si notano, nelle nostre campagne e nei paesi, muri a secco costruiti con la competenza e l’ingegno dei nostri vecchi. Oggi purtroppo sono rimasti in pochi a sapere ancora costruire muri a secco, mentre laddove è necessario ripristinarli si ricorre sempre più frequentemente al cemento. Dunque se si vuole mantenere uno dei caratteri del nostro paesaggio bisogna sensibilizzare e tutelare, a partire dall’inventario dell’esistente sul territorio. Le amministrazioni comunali dovrebbero da un lato coinvolgere i proprietari dei terreni nei quali si trovano i muri a secco fornendo loro il supporto necessario per il mantenimento e l’eventuale ripristino, dall’altro, come è avvenuto nella vicina Liguria, (si veda in internet Manuale per la costruzione dei muri a secco. Linee guida per la manutenzione dei terrazzamenti delle Cinque Terre) organizzare brevi corsi o incontri sull’arte di costruire muretti a secco, coinvolgendo le persone anziane che ancora possiedono questa arte. Già il corso dei geometri del Belmesseri di Pontremoli aveva avviato una prima conoscenza di questa tecnica nel progetto “Raccontare una strada”. Proprio una scuola come questa potrebbe, nei modi e nei tempi che la didattica consente, farsi carico di inventariare una parte del territorio, proporre alcune soluzioni e presentare pubblicamente gli esiti. La tutela del paesaggio e dei tratti che lo caratterizzano è un dovere di tutti. L’UNESCO ne fa una bandiera internazionale che però deve sventolare anche localmente. Fabrizio Rosi