Le forme di vita nel Medioevo

Fivizzano, nell’ultimo libro di Mario Nobili. Aspetti economici, politici, devozionali e religiosi, di conflitti e quotidianità nella Lunigiana tra XI e XIV secolo

38medioevo1È fresco di stampa – ed è stato presentato giovedì 4 ottobre nel Museo di San Giovanni, a Fivizzano – il libro di Mario Nobili “Le forme di vita nel Medioevo con riferimenti all’età contemporanea”. È la riproduzione, arricchita e corredata di note, delle lezioni che l’illustre medievista dell’Università di Pisa ha tenuto a Monte dei Bianchi e al corso di Storia locale organizzato dall’Università del Tempo Libero “G. Fantoni” e dalla Biblioteca civica “E. Gerini” di Fivizzano.
Quattro sono i temi affrontati: “Signori e contadini: il dominio e il lavoro”, “Chierici e monaci: la bellezza e la pietà”, “I conflitti: le guerre signorili-feudali, le controversie fra villaggi, la litigiosità patrimoniale”, “Forme di vita del Medioevo e dell’età contemporanea a confronto”. Il prof. Nobili recupera i vari aspetti della vita economica, politica, devozionale e religiosa, dei conflitti, della vita quotidiana nel mondo medievale del nostro territorio, nei secoli compresi fra il 1000 ed il 1300.
L’ approfondito studio è caratterizzato da continui collegamenti fra le vicende locali, quelle nazionali e sovranazionali e da frequenti escursioni dal passato al presente e viceversa. Di grande interesse, poi, sono le pagine dedicate al tempo libero e al gioco e, in particolare, al “grande gioco di Dio”, espressione che Carl Schmitt usa riferendosi al libro Homo ludens di Johan Huizinga, nel quale “si considera il fattore ludico nella sfera delle relazioni politiche internazionali, ma anche del diritto, della guerra, del sapere, della poesia, della filosofia, dell’arte”.
38medioevo2Grazie agli incontri con Mario Nobili in biblioteca e nel piazzale della chiesa della Madonna della Neve e del Monastero di Monte dei Bianchi – da cui si domina la Valle del Lucido e da cui è evocata la figura di Matilde di Canossa – la conoscenza della nostra storia rimarrà fissata nel tempo, ad uso di studiosi, appassionati e di tutta la popolazione, che in essa ritroverà la sua identità. Ne potranno trarre beneficio soprattutto i giovani nel riappropriarsi delle loro radici storiche e culturali, se vorranno dar vita ad un futuro più orientato. Ci sono, a proposito famosi consiglieri.
“A che serve la storia?”, chiedeva il figlio a Marc Bloch, che si accingeva a scrivere – era il 1942- il saggio sul mestiere dello storico. “Che cosa è la storia”, domandava lo studioso della Rivoluzione russa Edward H. Carr, nell’inaugurare il suo corso a Cambridge, nel 1961. “Far sì che l’uomo possa comprendere la società del passato e accrescere il proprio dominio sulla società presente”, è la risposta di Carr, assai simile a quella di Bloch: “L’incomprensione del presente nasce fatalmente dall’ignoranza del passato”.
Il prof. Nobili costruisce la sua risposta partendo dal termine “ autocomprensione”, che, per lo storico, può valere non solo la consapevolezza del fine del suo lavoro, ma anche la necessaria consapevolezza che ogni persona, ogni comunità – locale, nazionale, sovranazionale – deve avere della propria identità, quindi del suo agire ed operare, in un determinato momento, nella storia del mondo. Relativamente agli argomenti trattati nel testo, ad esempio, l’autocomprensione non può prescindere dalla considerazione che, nei nostri paesi, le condizioni di vita attuali sono molto diverse rispetto a quelle tradizionali fino a una sessantina di anni fa.
Ma, oltre la ricostruzione del nostro lontano passato, le lezioni magistrali di Mario Nobili contengono anche l’insegnamento di come “ si fa storia”, di un metodo storiografico, del modo corretto di sviluppare un discorso storico, di analizzare e di ricostruire i fatti, di utilizzare i documenti e le fonti, comprese la poesia (chiude il libro “La Storia” di Eugenio Montale, in un incontro letta e commentata dal poeta Franco Rampone) e la letteratura, del rispetto dovuto ai maestri.

Andreino Fabiani – Francesco Leonardi

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