I cinque sensi per essere una Chiesa giovane

37giovaniLa storia la conosciamo. Racconta di due discepoli in cammino verso Emmaus; sono delusi, tristi, ma dialogano, ripensando agli eventi di cui sono stati testimoni: cattura, condanna e crocifissione di Gesù. In questo loro camminare incrociano un altro viandante che si accosta loro e pone delle domande, fino a offrirgli ospitalità e a riconoscere in lui il Risorto nel gesto dello “spezzare il pane”.
Da lì si rimettono in moto fino a Gerusalemme per annunciare l’accaduto. Quei due discepoli, sono le migliaia di giovani che nei primi giorni di agosto hanno percorso tutti i nostri territori sui sentieri della storia e della testimonianza del Vangelo fino a raggiungere Roma per incontrare Papa Francesco.
Sono sempre i giovani che saranno protagonisti del Sinodo dei vescovi in programma dal 3 al 28 ottobre. E ancora: sono i giovani che nel gennaio 2019 convergeranno a Panamá per la XXXIV Giornata mondiale della gioventù. Il filo che unisce questi tre grandi appuntamenti, forse, sta proprio in quel “camminare insieme”, immagine fondamentale di ogni percorso di crescita, significato impegnativo della parola Sinodo, ma anche cifra sintetica della vita di ognuno di noi.
D’altronde, cosa hanno fatto i giovani dell’iniziativa, promossa dalla Conferenza episcopale italiana, con il nome evocativo “Per Mille Strade”? E cosa faranno i vescovi e i laici alla XV assemblea generale ordinaria del Sinodo in Vaticano? Cosa accadrà a Panamá nel 2019?
La risposta è unica: un cammino insieme. Non in solitaria, ma condiviso. E, come a Emmaus, accanto ai giovani, ai vescovi, a tutti i partecipanti, c’è ancora e sempre Gesù che continua a darci risposte di speranza. La strada, si sa, mette a nudo e fa sparire ogni certezza. Ma ridona i cinque sensi: vista, udito, gusto, odorato e tatto, che – afferma Papa Francesco – ci aiutano a cogliere il reale e ugualmente a collocarci nel reale”.
La vista per scorgere tutte le periferie geografiche ed esistenziali – e sono tante – che ci circondano; l’udito per instaurare relazioni vere, che nascono dall’ascolto profondo di chi ci sta accanto; il gusto per assaporare la dolcezza della gioia depositata nel nostro cuore dal viandante che, ancora, continua a incrociare la nostra stessa via; l’odorato per entrare nel profondo delle relazioni, nella parte più intima del nostro essere; il tatto perché ogni volto incontrato e amato richiama una mano e ogni mano si tende verso il volto amato. Ne sono convinto: oggi come ieri lo riconosceremo nello “spezzare il pane”.
È il gesto che crea comunità e convivialità. Ed è quel gesto in cui si esercitano tutti e cinque i sensi per essere una Chiesa giovane. Sì, la nostra madre Chiesa, nonostante le rughe e le ferite, sarà sempre giovane, se noi saremo in grado di camminare insieme.

Vincenzo Corrado – Direttore Agenzia SIR

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