In Nicaragua repressione violenta contro la Chiesa che difende il popolo

A Masaya i paramilitari filogovernativi attaccano gli oppositori di Ortega

30nicaraguaIl Nicaragua sta vivendo un momento di forte tensione sociale e politica che coinvolge in modo sempre più esplicito la comunità cristiana. Nel Paese centroamericano la Chiesa cattolica è ormai da tempo uno degli obiettivi della repressione violenta messa in atto dal governo sandinista del presidente Daniel Ortega contro ogni tipo di opposizione.
Sembra che Ortega, in privato, abbia autorizzato un piano specifico per le sue forze paramilitari contro la Chiesa, i vescovi, e tutte le organizzazioni impegnate nel lavoro pastorale e nell’azione di aiuto alla popolazione. In tal modo, da mediatori che erano, vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose si sono ritrovati ad essere considerati oppositori e da diverso tempo sono in cima alla lista nera dei gruppi paramilitari filogovernativi.
L’ultimo grave attacco – dopo quello di cui abbiamo riferito anche noi due settimane fa – riguarda il vescovo 72enne di Estelì, Juan Abelardo Mata, tra le voci più critiche dell’attuale presidenza. Il presule è scampato due giorni fa ad un agguato. Le immagini mostrano la macchina distrutta in diversi punti, finestrini frantumati, ruote forate. Il vescovo e il suo autista sono rimasti illesi, ma lo shock è grande.
30nicaragua1Oltre a ciò, è anche stato denunciato l’ingresso di alcuni paramilitari in una chiesa parrocchiale a Masaya, nel municipio di Catarina, nel sud est del Paese. Non ci sono stati né morti né feriti – al contrario di quanto avvenuto nella chiesa della Divina Misericordia a Managua, dove si erano rifugiati 200 studenti, due dei quali rimasti uccisi in circostanze da chiarire – ma il gesto sacrilego ha fatto crescere la paura nella popolazione.
Numerose sono le denunce di violenze ad opera di quei gruppi filogovernativi: hanno bruciato vive famiglie con bambini, hanno sparato a bruciapelo su cittadini che marciavano pacificamente per le strade, hanno sparato a bambini, hanno commesso sacrilegi nelle chiese, hanno aggredito e ferito cardinali e vescovi, hanno arrestato tante persone senza mandati, le hanno torturate.
Agenziasir riferisce la testimonianza del sacerdote salesiano, padre César Augusto Gutiérrez che vive nel collegio San Giovanni Bosco ed ha cura pastorale della chiesa di San Sebastiano a Masaya: “La città è completamente militarizzata, le barricate non ci sono più, ma la polizia speciale va di casa in casa, in cerca soprattutto dei giovani che capeggiavano la resistenza.
Pare che le vittime del 17 luglio siano quattro, tra cui un poliziotto. I feriti sono molti e così le persone che sono state portate via e incarcerate. Tanti sono fuggiti”. Il sacerdote salesiano ricorda che gli attacchi di questi giorni hanno sempre più spesso come obiettivo le chiese: “È accaduto anche il 17 luglio, hanno sparato contro alcune chiese, volevano entrare in quella di San Juan Bautista, ma non ci sono riusciti per la reazione popolare”.
Governo e Polizia sono contro il popolo, che continua a reclamare giustizia e democrazia, in modo non violento. E la Chiesa sta con il popolo. Lunedì scorso si è tenuto l’incontro annunciato dei vescovi nicaraguensi, per valutare la situazione e soprattutto il futuro, appeso oggi a un filo, del Dialogo nazionale, del quale i vescovi sono mediatori e testimoni. Al termine, però, non sono stati diffusi comunicati.
Intanto, un pesante attacco delle forze paramilitari è stato portato contro il barrio Sandino della città di Jinotega; sempre a Jinotega, è stata profanata la cappella del Sacro Cuore di Gesù. Da parte sua, in una intervista, il presidente ha escluso nuovamente di anticipare le elezioni presidenziali previste per il 2021 perché l’anticipo “sarebbe un fattore di instabilità”; contro ogni evidenza, ha negato che sia il Governo ad appoggiare i paramilitari, affermando che sono finanziati dal narcotraffico e anche dagli stessi Stati Uniti.

a.r.

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