In Corsica a tu per tu con le stele menhir del parco di Filitosa

Cinquanta chilometri a sud est di Ajaccio, c’è il grande sito archeologico: la visita è una esperienza da non perdere!

Particolare del monumento centrale del parco. In primo piano la famosa statua menhir Filitosa IX
Particolare del monumento centrale del parco. In primo piano la famosa statua menhir Filitosa IX

Fra le decine e decine di siti sparsi in varie regioni italiane (dall’arco alpino alla Puglia, dall’Appennino alla Sardegna) e in molte aree nel resto d’Europa, quello di Filitosa, in Corsica, ha sempre rappresentato per gli studiosi lunigianesi un punto di riferimento imprescindibile. Almeno a partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso, quando scavi archeoloici sistematici non solo hanno portato alla luce un’ottantina di statue-menhir, ma hanno anche fornito elementi utili ad affrontare il mistero che avvolge una civiltà perduta da così lungo tempo. Nell’isola i luoghi dove ammirare le statue-menhir sono numerosi, concentrati tuttavia soprattutto nell’area centromeridionale (Palaggiu, Stantari, Renaggiu, Fontanaccia…) non lontano da Sartène (o, meglio, Sartena). Ma senza dubbio il sito di Filitosa sembra quello dal quale è preferibile iniziare questo itinerario alla scoperta di un fenomeno che ci riguarda direttamente.

La statua menhir Filitosa V con il suo corredo di armi.
La statua menhir Filitosa V con il suo corredo di armi.

Nella Corsica rivolta a sud-ovest, circa cinquanta chilometri oltre Ajaccio, il parco archeologico di Filitosa si offre al visitatore in tutta la sua struggente bellezza: decine di statue-menhir si conservano all’aperto, in quella che poteva essere la posizione originaria nella quale furono erette più di 5.000 anni fa.
27Filitosa0100Che l’isola fosse uno scrigno formidabile, capace di conservare nel tempo testimonianze di una cultura antichissima, era noto fin dai primi decenni del XIX secolo. Ma fu soltanto nel 1946 che il proprietario dell’area, Charles Antoine Cesari, scoprì nel suo terreno ai piedi della collina di Filitosa una serie di pietre lavorate, alcune delle quali con sembianze umane; molte con raffigurazioni di volti e di armi scolpite a rilievo. Le successive campagne di scavo hanno portato alla luce uno dei siti più significativi per la documentazione del fenomeno dei menhir antropomorfi, diffuso in tutto il Mediterraneo centro-settentrionale.

Un allineamento di statue menhir
Un allineamento di statue menhir

Oggi così sappiamo che la presenza dell’uomo sul poggio di Filitosa risale al VII millennio a.C., ma si ritiene che le prime stele menhir siano state erette intorno al 3.300 a.C.: un fenomeno che potrebbe essersi concluso un paio di millenni dopo (si pensa nell’XI secolo a.C.), con la conquista del territorio da parte di un’altra civiltà. Se – anche qui come altrove – resta incerta la funzione di queste sculture che hanno sfidato i millenni per arrivare fino a noi, è indiscutibile che il sito di Filitosa offra uno spaccato straordinario di una cultura che tanti tratti comuni e tante similitudini ha con quella che, in epoca poco più recente, scolpì le statue stele della Lunigiana.

Tre frammenti della statua menhir Filitosa VI
Tre frammenti della statua menhir Filitosa VI

A Filitosa un buon numero di menhir sono stati trovati nei pressi di dolmen utilizzati per le sepolture, mentre altri – quelli più recenti – sembrano essere stati scolpiti per rappresentare un importante personaggio defunto. Come ricordava Ambrosi nel suo Corpus, per Emmanuel Anati i gruppi di statue-menhir della Corsica, della Lunigiana e del Sud della Francia hanno un’unica origine e un’analoga identità ideologica: “Questi gruppi di arte rupestre, decorazioni megalitiche e statue-menhirs nacquero durante il periodo neolitico, ma raggiunsero il loro massimo sviluppo nel corso dell’età del Bronzo. Quasi tutti sembrano apparire quando le regioni limitrofe alle loro furono invase dai popoli agricoltori evoluti ed il vecchio sistema economico, sociale e politico del continente venne capovolto”.

Paolo Bissoli

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