Il Papa a Ostia: l’Eucaristia è la prenotazione di vitto e alloggio definitivi

No a “soprusi e prepotenze”, sì a “giustizia, decoro e legalità”

23Papa_Ostia1“Questi due doni, il posto e il cibo, sono ciò che ci serve per vivere. Sono il vitto e l’alloggio definitivi. Entrambi ci vengono dati nell’Eucaristia”: lo ha spiegato il Papa, nell’omelia della Messa per la festa del Corpus Domini celebrata domenica scorsa a Ostia, nel piazzale antistante la parrocchia di Santa Monica, da dove poi è partita la processione eucaristica verso la parrocchia di Santa Maria di Bonaria, dopo un percorso di circa un chilometro e mezzo per le vie della città, a cui hanno partecipato insieme al Santo Padre tutte le otto parrocchie del litorale.
“Qui Gesù ci prepara un posto quaggiù, perché l’Eucaristia è il cuore pulsante della Chiesa, la genera e la rigenera, la raduna e le dà forza”, ha detto Francesco: “Ma l’Eucaristia ci prepara anche un posto lassù, nell’eternità, perché è il Pane del cielo. Viene da là, è l’unica materia su questa terra che sa davvero di eternità. È il pane che sfama le nostre attese più grandi e alimenta i nostri sogni più belli. È, in una parola, il pegno della vita eterna cioè un anticipo concreto di quello che ci sarà donato”.
“Nell’Ostia consacrata, oltre al posto, Gesù ci prepara il cibo, il nutrimento”, ha proseguito: “Nella vita abbiamo continuamente bisogno di nutrirci, e non solo di alimenti, ma anche di progetti e affetti, di desideri e speranze. Abbiamo fame di essere amati. L’Eucaristia è un alimento semplice, come il pane, ma è l’unico che sazia, perché non c’è amore più grande. E quando adori Gesù nell’Eucaristia ricevi da Lui lo Spirito Santo e trovi pace e gioia”. “Gesù, ha ribadito il Papa, non predilige luoghi esclusivi ed escludenti. Egli ricerca posti non raggiunti dall’amore, non toccati dalla speranza”.
23Papa_Ostia2“Tutti conosciamo delle persone sole, sofferenti, bisognose: sono tabernacoli abbandonati. Noi, che riceviamo da Gesù vitto e alloggio, siamo qui per preparare un posto e un cibo a questi fratelli più deboli”. I discepoli, dice il Vangelo, prepararono dopo essere “entrati in città”: “Il Signore – ha commentato – ci chiama anche oggi a entrare nelle nostre città. Anche in questa città, il cui nome – Ostia – richiama proprio l’ingresso, la porta”.
“Gesù desidera che siano abbattuti i muri dell’indifferenza e dell’omertà, divelte le inferriate dei soprusi e delle prepotenze, aperte le vie della giustizia, del decoro e della legalità”, l’appello del Papa: “L’ampio lido di questa città richiama alla bellezza di aprirsi e prendere il largo nella vita. L’Eucaristia invita a lasciarsi trasportare dall’onda di Gesù, a non rimanere zavorrati sulla spiaggia in attesa che qualcosa arrivi, ma a salpare liberi, coraggiosi, uniti”.
“Avete provato situazioni dolorose; il Signore vuole esservi vicino”, ha assicurato Francesco agli abitanti di Ostia: “Apriamogli le porte e diciamogli: Vieni, Signore, a visitarci. Ti accogliamo nei nostri cuori, nelle nostre famiglie, nella nostra città”.

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