Dopo la rivoluzione la guerra civile in Russia: i rossi contro i bianchi

Nel 1918 iniziava lo scontro tra “armata rossa” e  “guardie bianche”. Le armate controrivoluzionarie si erano organizzate nel territorio del Don e in Siberia, aiutate da potenze straniere tra cui l’Italia. Lenin ordinò la fucilazione dello Zar

24Guerra_Civile_Russia_1918Un secolo fa la rivoluzione russa si stava consolidando sulla linea del “socialismo in un sol paese”, una volta fallita l’idea di estendere a tutto il mondo la rottura rivoluzionaria dell’oppressivo ordine sociale capitalista e sprigionare energie del proletariato urbano e rurale per la costruzione di una società nuova. I bolscevichi di Lenin prevalsero, definirono la loro strategia nei 21 punti della III Internazionale (la I era fallita insieme alla Comune parigina del 187I, la II col “tradimento” dei socialisti che erano finiti a combattere negli eserciti contrapposti nella Grande Guerra), si preparavano alla guerra civile interna contro socialrivoluzionari menscevichi, anarchici, burocrati dell’apparato zarista.
La rivoluzione d’ottobre 1917 aveva trionfato contro il Governo provvisorio di Kerenshj nato con la rivoluzione di febbraio e l’abdicazione dello zar, ma era ancora attivo e sostenuto dall’intervento straniero degli Stati borghesi terrorizzati che la rivoluzione potesse travolgerli. Le armate “bianche” controrivoluzionarie si organizzarono nel territorio del Don, in Siberia con l’appoggio di prigionieri cecoslovacchi i generali monarchici bianchi presero il controllo di quasi tutta l’immensa regione, nell’estate 1918 truppe alleate inglesi, statunitensi, giapponesi e italiane (fatto quasi ignoto) erano sbarcate a Murmansk, Vladivostock, Arcangelo e formarono un governo antibolscevico della Russia settentrionale.

Rivoluzione bolscevica: manifestazioni culturali e rapporti umani sconvolti

La rivoluzione d’ottobre travolse anche i modi di pensare; poeti, artisti, educatori, uomini del cinema, architetti si sentirono investiti di compiti e contenuti nuovi con nuove forme espressive. Per alcuni, come il poeta Majakoskij, l’entusiasmo di ricerca fu sincero, rivelò capacità di trasformazione di se stesso che già lo aveva portato ad aderire all’avanguardia italiana del Futurismo, ma ben lontano dalle posizioni nazionaliste e belliciste italiane preludio del fascismo.
Dinamico, tagliente ed audace Majakoskij fu preso dalla furia di distruzione del passato (“fuciliamo l’anticaglia”), da aspirazioni alla vitalità e all’energia universale, che credeva incarnabili nella rivoluzione proletaria. Soffrirà il “disinganno”del socialismo realizzato da Stalin tanto da darsi la morte. Lo slancio innovatore incontrava ostacoli concreti, resistenze nella realtà arretrata russa e l’irrigidimento delle forme di controllo dall’alto della vita pubblica. Il primo appello fu per rinnovare il sistema scolastico ed educativo in un paese con moltissimi analfabeti, fu istituita una “scuola unica del lavoro” per l’unità tra lavoro e sapere.
Le difficoltà erano immense per realizzare una “pedagogia socialista”, comprese la resistenza degli insegnanti e la guerra civile con altre urgenze. Si affermò che la laicità dello Stato e della scuola potevano realizzarsi solo in uno stato proletario.
Nacque l’urbanistica sovietica ispirata solo alle esigenze collettive soppiantando gli interessi privati. L’architettura seguì nuovi criteri funzionali ed estetici, anche propagandistici. Il cinema riuscì più a lungo a rimanere in mano ai privati, ma finì nazionalizzato sotto il rigido controllo del potere centrale. Il geniale regista Eisenstein riuscì a trovare vie inesplorate, fece un cinema nuovo che esprimeva la concretezza del movimento popolare con un linguaggio essenziale capace di destare forti emozioni: il successo internazionale de “La corazzata Potemkin” ne sono conferma.

 

Il fronte occidentale della guerra civile russa (1918-1920). Da Wikipedia.
Il fronte occidentale della guerra civile russa (1918-1920). Da Wikipedia.

Per impedire ogni possibilità di restaurazione monarchica Lenin ordinò il 16 luglio 1918 di fucilare lo zar e i suoi familiari. La guerra civile si fa sempre più accanita, tante le azioni di sabotaggio e boicottaggio. I soviet bolscevichi, che avevano già abolito la proprietà privata, sovvertito l’apparato statale, fatte diventare proprietà dello Stato le imprese e le banche, rotte le relazioni diplomatiche con l’Occidente, scatenano il “terrore rosso” contro i nemici interni, organizzano “un’armata rossa” comandata da Trockij, reclutata per lo più fra operai e contadini contro le “guardie bianche” e gli stranieri intervenuti. Vengono dati poteri grandissimi alla polizia politica (Ceka) per combattere le attività controrivoluzionarie.
Nel 1919 furono ritirate le truppe interventiste straniere anche per l’opposizione degli operai dei loro paesi, i “bianchi” persero le loro posizioni una dopo l’altra. L’occasione che consentì ai bolscevichi di dare il colpo finale contro i “bianchi” fu l’attacco nell’aprile 1920 della appena risorta Polonia che mirava ad ingrandirsi inglobando ampi territori russi; il contrattacco arriva fino alla periferia di Varsavia.
La vittoria nella guerra civile ebbe conseguenze sull’evoluzione dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS). L’Armata rossa diventa un esercito grande e forte, tutta la vita politica si accentra nelle mani dei bolscevichi, di fatto si forma un regime totalitario. La produzione industriale, limitata a poche città della Russia europea, e quella agricola con la nazionalizzazione precipitano a livelli minimi. Per far fronte alla terribile scarsità dei beni di consumo viene imposto un rigoroso razionamento, si procede alla requisizione forzata di ogni eccedenza oltre la soglia della sopravvivenza.
Tra guerre, carestie e fame muoiono tra 1914-1921 ventotto milioni di persone. Il lavoro viene militarizzato, di fatto si distrugge il sogno di una ”democrazia operaia”, la marxiana dittatura del proletariato, si afferma invece la rigida istituzione del partito-Stato: il capo dell’unico e senza correnti partito comunista è anche capo del governo.
Di fronte a rivolte represse con brutalità, al massimo a Kronstadt, l’isoletta davanti Sanpietroburgo baluardo della rivoluzione, Lenin decide la Nuova Politica Economica (NEP) per superare la reazione dei contadini che contro le requisizioni miravano a produrre solo per i propri bisogni: riapriva il commercio privato e ritornava lo scambio città-campagna, però lo Stato manteneva il controllo di grandi industrie e banche, dei trasporti e commercio estero, in attesa di una ripresa dell’economia e ritornare al sistema collettivistico, ripristinato e incrementato da Stalin coi famosi/famigerati piani quinquennali di sviluppo.

Maria Luisa Simoncelli

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