Casa Cervi, Museo di Carpi e Campo di Fossoli: un emozionante viaggio nella memoria

Il folto gruppo dello SPI CGIL e dell’ANPI di Pontremoli ha visitato tre luoghi simbolo dove la nostra storia è davvero occasione per riflettere.

21Gita_FossoliÈ stata una giornata piena di emozioni quella di sabato scorso, 19 maggio, per il gruppo dello SPI CGIL e dell’ANPI di Pontremoli in visita a tre luoghi simbolo: Casa Cervi a Gattatico (RE), il Museo del Deportato a Carpi (MO) e al vicino Campo di Fossoli. Un viaggio nella storia dell’Italia dominata dalla ideologia totalitaria fascista, oppressa dal regime, stretta nella morsa dell’occupazione e testimone dell’invio ai campi di sterminio di migliaia di ebrei italiani. Un percorso in una memoria ancora viva e che la visita ai tre luoghi prescelti ha fatto percepire nella sua interezza, grazie al lavoro quotidiano dei responsabili delle strutture visitate.
Casa Cervi è il luogo dove si ripercorre la storia della famiglia guidata dal patriarca Alcide e dai suoi sette figli; potrebbe sembrare un museo etnografico, dove la vita contadina riemerge dai tanti oggetti sapientemente esposti là dove erano stalle e fienili.
In realtà è un viaggio nell’intelligenza di uomini e donne che seppero innovare l’agricoltura e l’allevamento guardando oltre le consuetudini, con una consapevolezza e una visione del mondo che sarebbe stata alla base del loro antifascismo e della ribellione contro il regime. Celeberrima è la festa nel luglio del 1943 per la caduta di Mussolini (con il rito della pastasciutta offerta a tutti coloro che erano accorsi nell’aia e che viene ripetuto ancora oggi, ogni 25 luglio), così come note sono le gesta di una delle prime bande armate della quale fece parte anche Dante Castellucci “Facio” prima di arrivare nel nostro Appennino. Poi la cattura a fine novembre e la fucilazione un mese dopo: ma questo capitolo di morte a Casa Cervi si coglie solo per un attimo, perché lo spirito della famiglia – sopravvissuto negli anni con il patriarca – è ben vivo in una realtà che ogni anno richiama migliaia di persone.
Carpi è invece il luogo del dolore: da quarant’anni vi è allestito uno tra i Musei più struggenti del panorama nazionale. Un luogo che contiene pochissimi oggetti che testimoniano la realtà della deportazione, ma che pone il visitatore di fronte a decine e decine di frasi di condannati a morte di tutta Europa.
Frasi scritte in rosso che emergono dall’intonaco dei muri e che fanno piombare, all’istante, il visitatore in un silenzio pieno d’angoscia e di rispetto per chi, consapevole di essere di fronte alla fine della propria giovane vita, lascia un messaggio sì di dolore e a volte di sgomento ma il più delle volte di speranza e incitamento per chi resta.
Un museo organizzato a Carpi per la presenza a pochi chilometri di distanza del campo di concentramento di Fossoli, voluto dal Regno d’Italia e gestito dal regime fascista e dal quale partirono per i campi di sterminio 6.000 ebrei italiani, compreso Primo Levi. La visita al campo oggi si svolge in una realtà che nei decenni ha visto trasformazioni e diversi utilizzi. Qui don Zeno Saltini fondò la comunità di Nomadelfia; qui avevano trovato rifugio famiglie povere del luogo e gruppi di “indesiderati”; poi fu il campo per ospitare i profughi istriani.
Oggi è un luogo della memoria: alcune baracche sono state recuperate per mostrare la realtà cui si trovavano di fronte coloro che vi furono imprigionati perché ebrei o perché oppositori del regime. Importanti progetti di recupero sono in corso e nei prossimi anni sarà possibile visitare il campo riportato ancor di più all’aspetto originario. Per il gruppo partito dalla Lunigiana emozioni forti, dunque, rese tali anche dalla straordinaria disponibilità e competenza dei volontari che a Casa Cervi come a Fossoli hanno accolto e guidato i visitatori: persone che, nonostante i tanti gruppi accompagnati, ogni volta si emozionano e trasmettono sensazioni forti a quanti li ascoltano.

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