Negli scenari della Grande Guerra, per non dimenticare

Da Filattiera al Cadore, attraversando il Piave e lungo la valle del Brenta

22BassanoIl viaggio, organizzato in ogni dettaglio da Paolo Della Zoppa, “Pre – Pre”, ha permesso ad un gruppo eterogeneo di lunigianesi di sostare in quelli che furono gli scenari della Grande Guerra. A partire dal Piave, fiume sacro alla memoria di ogni italiano.
Teatro della strenua resistenza nel 1917 e della grande offensiva italiana che portò alla vittoria di Vittorio Veneto nel 1918. L’unico fiume che, mentre l’Italia crocifissa viveva la sua “notte degli ulivi”, riusciva a mormorare. Fra le tante meraviglie naturali-paesaggistiche non si possono non menzionare le suggestive caratteristiche delle Dolomiti, con la stupenda varietà di colori che assumono nelle diverse ore del giorno. Eppoi Misurina, dolce nome di leggenda! Lago dalle acque limpide in cui si riflettono i grandi hotel delle rive, le nereggianti pinete ed i muraglioni indimenticabili delle Cime di Lavaredo.
A Cortina d’Ampezzo, importante ed elegante stazione di sports invernali, spicca la chiesa parrocchiale in stile barocco. Il solenne interno conserva un prezioso tabernacolo di Andrea Brustolon del 1724. Il massiccio campanile cuspidato contiene otto campane scampate, miracolosamente, al sequestro che, durante la Prima Guerra Mondiale, toccò a tutte le campane dell’Impero austriaco per fonderne cannoni, grazie all’intervento dell’imperatore Carlo, di passaggio per Cortina e diretto al fronte del Piave. Ciò rende il concerto del campanile “un unicum”. Anche sotto il profilo storico.
Proseguendo fra borghi pittoreschi, abbracciati dai monti, la sosta in un noto hotel di Calalzo è stata rallegrata dalla simpatia della proprietaria, signora Emma che, rigorosamente in costume tipico del Cadore, ci ha riservato la gradita sorpresa di una rilassante serata musicale con le canzoni evergreen degli Anni Sessanta. Proprio a Calalzo è sorta la prima occhialeria della regione, settore in continua crescita.
Tante le emozioni nel percorrere il più noto monumento della ridente cittadina di Bassano del Grappa, ossia il Ponte Vecchio o degli Alpini, tutto in legno e coperto che si affaccia sulle rive del Brenta, nella cornice delle bandierine tricolori. Alle spalle il Monte Grappa, gravido di memorie, e protagonista di una commovente canzone. Spontanee le riflessioni su quella che fu un’indescrivibile carneficina.
Con la Grande Guerra un mondo era finito per sempre e la nuova era si presentava alquanto incerta. Oggi, a distanza di un secolo da quegli avvenimenti, appare fondamentale il richiamo alla necessità che l’Europa e le sue Istituzioni non rinuncino all’obiettivo di suscitare una memoria collettiva, rispetto a quelle vicende, che hanno profondamente segnato la nostra storia e creato enormi divisioni e dolorosissime lacerazioni, fino a quando, nel secondo dopoguerra, si impose e venne aperta la strada dell’unificazione del Continente europeo, nella libertà e nel rispetto reciproco.
La Grande Guerra ha realmente unito, seppur tragicamente, gli italiani del Nord, del Sud e delle isole, facendoli sentire parte di una stessa Patria. Tale sentimento di coesione e di solidarietà, a cui contribuirono anche i canti delle trincee, è certamente l’eredità che quell’infelice periodo ci ha lasciato. Il viaggio ha offerto, ai presenti, la gioia del ritrovarsi, dello stare insieme in un clima di serena aggregazione ed amicalità che fa sempre bene. Specialmente nel correre frenetico del nostro tempo.

Ivana Fornesi

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