Sempre più anziani. L’Italia invecchia: ecco gli effetti

L’Osservatorio nazionale sulla Sanità: un Paese a due velocità nelle cure mediche

17anzianiA fare il paio con i dati demografici relativi al declino della popolazione nei prossimi 10 anni, di cui abbiamo scritto in questa pagina la scorsa settimana, arrivano i dati sugli anziani. A fornirli è l’Osservatorio nazionale sulla Sanità, che ha presentato il suo Rapporto il 19 aprile. “Sempre meno giovane” era l’incipit dell’articolo della settimana scorsa, valido anche per questo secondo ritratto dell’Italia che invecchia. In realtà lo studio dell’Osservatorio nazionale sulla Sanità non è di tipo demografico, ma i problemi che mette in luce sono tutti riferibili al progressivo allargarsi delle fasce di popolazione anziana. Il primo dato: già oggi un italiano su cinque ha più di 65 anni.

Più longevi, meno autosufficienti: già oggi un italiano su cinque ha più di 65 anni. Si vive più a lungo che altrove, ma sempre di più gli anziani con limitazioni fisiche

Percentuale destinata a salire, incrociando i dati sulle (poche) nascite e quelli sulla speranza di vita: l’Italia è tra i paesi più longevi al mondo, un dato senza dubbio positivo, in primo luogo per la qualità di un servizio sanitario messo a dura prova da tagli di risorse sempre più consistenti.
Tuttavia, se si contano gli over-65 in condizione di autosufficienza, secondo il dossier presentato dall’Osservatorio, l’Italia è solo undicesima nei paesi dell’Unione Europea. In sintesi: si vive più a lungo che altrove, ma con una percentuale preoccupante di anziani con limitazioni fisiche.
Un aspetto poco considerato, ma che dispiega i suoi effetti in modo sempre più preoccupante, fino ad arrivare a prevedere, entro 10 anni, 6,3 milioni di anziani non più autonomi né autosufficienti: praticamente un italiano su 10 avrà bisogno di assistenza continuativa.
17anziani2Sulla sponda di letti e poltrone sarà sempre più problematico trovare un famigliare. Per motivi demografici (la sempre minore natalità) ma anche socio-economici: come nel caso della cura dell’infanzia, i diritti di quanti oltre a lavorare devono prestare assistenza (donne principalmente, ma non solo) non trovano abbastanza tutele nel mondo del lavoro.
Ci sono soluzioni per questo quadro così complesso? Sul lato dei “caregivers”, i prestatori di cure e assistenza, il nodo rimane la conciliazione dei tempi di lavoro e di cura, oltre che una rete di servizi di assistenza pubblica la cui carenza è resa evidente dal dilagare delle cosiddette “badanti”. Sul lato degli anziani, per ridurre le non autosufficienze la parola d’ordine è quella della prevenzione.
Dal punto di vista degli stili di vita, l’Osservatorio nota che vi è una lieve crescita dei praticanti attività sportive, soprattutto nelle regioni del Nord, dato che evidenzia come l’autotutela della salute sia maggiormente diffusa nelle regioni a più alto reddito.
Non solo comportamenti virtuosi, tuttavia: la percentuale di non consumatori di alcool si riduce progressivamente, mentre in 15 anni si è registrato tra la popolazione italiana un aumento degli obesi (dall’8,5% della popolazione nel 2001 al 10,4% attuale) e delle persone sovrappeso.
Ma la prevenzione è anche di tipo medico-diagnostico. E anche su questo versante, il dossier dell’Osservatorio fotografa luci e ombre. La mortalità precoce dovuta a tumori o malattie croniche in 12 anni si è ridotta di un quinto, nonostante il ridimensionamento delle risorse pubbliche impiegate in sanità: un chiaro indicatore della tenuta e del valore della sanità pubblica nel suo complesso, nonostante le molte criticità di un sistema che non può permettersi ulteriori tagli.
Tuttavia – ed ecco le ombre – l’attività di prevenzione appare molto più carente nelle regioni del Sud, come indicano i dati sugli screening e sulla mortalità precoce. L’Italia a due velocità si manifesta anche qui, nella salute, come mostra la spesa media annuale per famiglia in cure mediche: 608 euro in Lombardia, 245 euro in Sicilia.

(Davide Tondani)

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