27 aprile 1945: finalmente anche Pontremoli è libera!

Da giorni il capoluogo era circondato dalle formazioni partigiane in contatto con gli Alleati. I tedeschi si erano ritirati nella notte risparmiando la città.

Così si presentava la parte nord del centro storico di Pontremoli subito dopo il 27 aprile 1945. La foto è di un soldato USA
Così si presentava la parte nord del centro storico di Pontremoli subito dopo il 27 aprile 1945. La foto è di un soldato USA

Quel giorno il cielo sopra Pontremoli era cupo, cadeva una pioggia sottile, clima di primavera: da qualche ora i tedeschi avevano lasciato la città e i partigiani stavano per entrarvi. Da giorni aspettavano l’ordine dell’insurrezione e di poter così scendere a valle, ponendo fine a venti drammatici mesi di occupazione nazifascista.
Pontremoli fu l’ultimo territorio dell’Italia centrale ad essere liberato, il 27 aprile 1945: in quei giorni molte città del nord avevano festeggiato, grazie all’azione congiunta dei partigiani e degli Alleati che da settembre erano riusciti a sfondare la Linea Gotica sull’Adriatico e nel versante emiliano dell’Appennino. Il fronte sul Tirreno, invece, era rimaasto fermo fino ad aprile quando, finalmente, il comando americano aveva sferrato l’attacco decisivo: l’8 aprile Montignoso è il primo territorio della provincia apuana ad essere liberato, il 10 tocca a Massa e l’11 a Carrara. Poi un nuovo stop all’avanzata.
A Pontremoli erano giorni difficili e tre i protagonisti delle vicende militari: il comando provinciale tedesco che da qui doveva coordinare la ritirata e le azioni militari per impedire che le strade verso la Pianura Padana fossero chiuse dai partigiani; le formazioni partigiane, appunto, che ormai controllavano tutto il territorio tranne il fondovalle; l’esercito alleato impegnato nelle strategie volte soprattutto a risolvere il problema della presa dell’area strategica della Spezia.
A questi tre se ne aggiungeva un quarto, destinato a svolgere un ruolo determinante: il vescovo Sismondo; ad una instancabile attività di aperto sostegno alla popolazione e di riservata collaborazione con il movimento di liberazione, da tempo aveva affiancato quella di mediazione tra le parti. Ma le vicende degli ultimi giorni lo avevano obbligato ad un impegno ancor più pressante, decisivo per evitare che i tedeschi mettessero in atto il piano di distruzione della città.
Nella notte tra il 26 e il 27 aprile a saltare in aria sono tre ponti: il “Cesare Battisti”, il “Pompeo Spagnoli” e quello dell’ospedale, ma il resto del centro storico viene risparmiato. Quelle del vescovo furono trattative difficili, per cercare di mediare fra partigiani, alleati e nazifascisti e risparmiare nuove sofferenze alla popolazione. Gli occupanti volevano la garanzia di potersi ritirare, gli alleati preferivano rimandare l’insurrezione per fiaccare la resistenza tedesca con le azioni dal cielo, mentre lo scenario che vedeva la città circondata dai partigiani si presentava complesso.

Fontana Gilente, agosto 1985: inaugurazione del monumento alla Resistenza nella Valle del Verde
Fontana Gilente, agosto 1985: inaugurazione del monumento alla Resistenza nella Valle del Verde

Attorno a Pontremoli operavano numerose formazioni, in uno schieramento che nel corso del mesi aveva più volte visto evolversi posizioni e organizzazione.
Dalla fine del 1943 da Rossano il Battaglione Internazionale guidato dal maggiore inglese Gordon Lett operava tra il pontremolese e lo zerasco, ma era soprattutto il punto di riferimento per tutte le missioni alleate in territorio occupato tra Toscana, Liguria ed Emilia.
Dal gennario 1944 nella stessa zona era il battaglione “Guido Picelli” comandato prima da Fermo Ognibene “Alberto” (caduto a Succisa il 15 marzo 1944) e poi da Dante Castellucci “Facio” (fucilato ad Adelano il 22 luglio 1944), dipendente fino ad agosto dalla XII Brigata “Garibaldi” di Parma e poi inglobato nella nuova Brigata “Matteotti-Picelli” nella IV zona operativa ligure.
Nei versanti pontremolese e parmense dell’Appennino era presente, dall’aprile 1944, la 2.nda Brigata Julia che dall’agosto era comandata da Giuseppe Molinari “Birra”; dal febbraio 1945 la Brigata si spostò in direzione Parma, così “Birra” e il suo gruppo entrarono nelle Brigate Beretta che formando la Divisione Cisa che agivano soprattutto nel versante pontremolese. In Valdantena, in particolare, si organizzò il “Battaglione Pontremolese” della 2a Julia, con il gruppo della 3a Brigata Beretta “Pontremolese”: comandante è “Birra”, commissario politico Mino Tassi “Bixio”.
Fu proprio questa formazione, in stretto contatto con le avanguardie del corpo d’armata americano, ad entrare per prima a Pontremoli nelle prime ore del 27 aprile, mentre gli Americani arrivavano all’Annunziata.
Due settimane prima della Liberazione i partigiani della brigata “Matteotti – Picelli” comandata da Nello Quartieri “Italiano”, incurante del parere negativo degli alleati e di altri gruppi della resistenza avevano tentato l’attacco alla città scendendo dallo zerasco. Ma i reparti tedeschi erano ancora numerosi e ben organizzati: nel durissimo scontro poco sotto Codolo ebbero la meglio e per i partigiani il bilancio fu pesante con cinque morti e numerosi feriti.

Paolo Bissoli

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