La Cisa romana e la strada Parma – Luni per il Valoria

Al Piagnaro di Pontremoli ricostruita una pagina di storia di 2.200 anni fa. Inaugurata la mostra con i risultati degli scavi

07mostraValoria1Arrivato alla fine della salita il mulattiere si accorse che uno dei sacchi che pendevano dell’animale era bucato e alcune preziose tessere policrome in pasta vitrea erano cadute lungo il percorso verso i 1.200 metri della sella del Monte Valoria. Numerose altre stavano seguendo la stessa sorte durante quella sosta necessaria prima di continuare il lungo viaggio. Scaricò il sacco per ricucirlo: non poteva permettersi di perdere altro carico e, anzi, avrebbe dovuto recuperare il maggior numero possibile di quelle che vedeva lì, vicino alle zampe posteriori del mulo, seminascoste tra l’erba alta. Poi avrebbe potuto proseguire: quelle cadute lungo la strada erano ormai perdute.
Non sappiamo se sia andata proprio così 2.200 fa, ma è plausibile che possa essere proprio questo l’antefatto della straordinaria scoperta archeologica effettuata sull’antico valico ad est del passo della Cisa: quello della via romana che collegava Luni a Parma passando per la sella del monte Valoria. Un percorso teorizzato per decenni, indagato con lo studio delle alternative possibili e dei toponimi e finalmente trovato grazie ad una felice intuizione.

Un nuovo scavo in vista

07mostraValoria2La ricerca non si ferma e un nuovo scavo archeologico è in vista: nei prossimi mesi gli archeologi si metteranno al lavoro in un’area che promette di restituire altri risultati di rilievo lungo quella che era una direttrice importante nella rete viaria romana. L’annuncio è stato dato al Piagnaro da Angelo Ghiretti e confermato da Gino Gandolfi, presidente della Fondazione Cariparma che ha deciso di continuare a finanziare le ricerche con la collaborazione del Centro Studi Val Ceno presieduto da Andrea Pontremoli. Nel 2011 Ghiretti aveva coinvolto l’attuale amministratore delegato della Dallara nel ritrovamento dei primi reperti e avevano trovato l’interesse della Fondazione bancaria emiliana nel progetto. Un sostegno che continua e che promette altre scoperte. 

Tutto nasce nel 2011 quando l’occhio esperto di Angelo Ghiretti scorge, nel terreno smosso, una piccola tessera di pasta vitrea di un blu intenso, una di quelle utilizzate per i ricchi mosaici di epoca romana; lì vicino anche alcune monete. Da lì il progetto dello scavo, la ricerca dei finanziamenti e delle autorizzazioni sempre cercando di non far trapelare nulla perché anche l’Appennino ha i suoi “tombaroli” in genere armati di metal detector.
07mostraValoria3Dal 2012 al 2015 tre campagne di scavo, i ritrovamenti, lo studio dei dati e alla fine i risultati. Quelli che Angelo Ghiretti, direttore del Museo delle Statue Stele, ha riassunto nel castello del Piagnaro sabato pomeriggio in occasione dell’inaugurazione della mostra “Alla scoperta della Cisa romana”: un percorso costituito dai pannelli dell’esposizione omonima allestita a Parma nell’autunno scorso.
Mancano i reperti: impossibile per ora ottenerli dalla Soprintendenza, ma in compenso ci sono le immagini che illustrano il luogo dello scavo, il tracciato dell’antico percorso, le immagini di alcuni dei “pezzi” che la terra ha restituito oltre alle video illustrazioni di Ghiretti. Pannelli che – come ha annunciato il presidente della Fondazione Cariparma, Gandolfi – resteranno in prestito permanente al Museo.
Se quella piccola tessera da mosaico ha costituito l’innesco, è stato lo scavo il vero protagonista. Ci ha restituito altre tessere musive e poi oggetti votivi in bronzo e tante monete, romane e preromane, che testimoniano una frequentazione del Valoria che si perde nel tempo. Su quella “sella” del crinale appenninico secondario che da quello principale scende in direzione di Berceto – e lungo il quale si snodava il percorso della strada – erano in uso riti propiziatori: le monete venivano prima bruciate, poi sepolte sotto pochi centimetri di terra in piccole fossette ricavate magari con la sola punta di un bastone. Altre monete, altre tessere musive sono state trovate in punti diversi nei due versanti e permettono di ipotizzare il tracciato della strada larga 8 piedi romani (2,5 metri).
Strada che non passava per Pontremoli: dal Valoria arrivava nella zona dell’attuale abitato di Gravagna, aggirava il Cucchero, scendeva verso l’alto corso del Magra risalendo poi a Versola; sfiorava Logarghena per scendere nella valle del Caprio attraverso Serravalle e raggiungere infine Sorano.

(paolo bissoli)

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