Se non fosse un argomento serio, che potrebbe avere conseguenze pesanti sulla nostra economia, oltre che sull’immagine dell’Italia nei confronti degli altri Paesi, la faccenda dell’Agenzia europea per il farmaco (Ema – European medicinal agency) potrebbe essere liquidata con un ironico Amsterdam batte Milano alla monetina. In realtà si è trattato di un sorteggio mediante due palline contenenti i foglietti con i nomi delle città, inserite in un bussolotto, ma il concetto è reso bene, attraverso una immagine che le competizioni sportive hanno abbandonato da anni.
Non sappiamo se in un campo come la scelta per la collocazione delle istituzioni europee si potrebbe pensare a qualcosa somigliante ai rigori utilizzati nel calcio, di certo, il metodo del sorteggio per decisioni così importanti e vitali per un territorio appare del tutto incoerente. Eppure le regole del “gioco” erano conosciute e accettate prima dell’avvio delle votazioni, che hanno portato le due città in pareggio al confronto finale. Continuando con il paragone sportivo, possiamo accettare un sorteggio per un calendario di iniziative, mentre non riusciamo a capire come si possa affidare alla sorte cieca (speriamo almeno che così sia) scelte di tale portata.
È pur vero che le recriminazioni ci sarebbero state anche in caso di trattative all’ultimo respiro, ma il sorteggio, in questo caso, appare proprio inadeguato. Sia pure parte in causa, anche il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha espresso il suo stupore: “Veramente un po’ assurdo essere esclusi perché si pesca da un bussolotto. Tutto regolare ma non normale”. Al di là di ogni recriminazione – conforta che un po’ tutti i protagonisti della politica italiana abbiano ric
onosciuto la validità dell’azione portata avanti dalle nostre istituzioni nella trattativa – l’Ema, con i suoi 900 dipendenti, si appresta a concludere entro 17 mesi il suo trasferimento da Londra (abbandonata a causa della Brexit) ad Amsterdam con l’obiettivo di essere operativa nella nuova sede per fine marzo 2019. Di certo, resta il fatto che l’Europa unita non ha bisogno di spot pubblicitari negativi di tale portata. “L’Europa si fa sentire solo quando c’è da pagare”: è questo il ritornello che ascolteremo nei prossimi mesi.
Per contrastare certi discorsi non bastano altri discorsi: c’è bisogno di azioni concrete che dimostrino il contrario. Magra consolazione: con lo stesso sistema è stata designata Parigi come sede dell’Eba, l’Autorità bancaria europea.



