Anche il dialetto di Pontremoli ha una sua grammatica

Un prezioso contributo per conoscerlo meglio

Il Castello del Piagnaro
Il Castello del Piagnaro che domina la parte più antica del borgo medievale di Pontremoli

Da alcuni giorni è in libreria “Per una grammatica della lingua dialettale pontremolese”, ultima fatica di Luciano Bertocchi, una pubblicazione di una novantina di pagine nella quale, in una sequenza quasi canonica, vengono proposti tutti gli aspetti morfologici delle strutture portanti del nostro linguaggio popolare. Il lavoro è la conseguenza del corso di formazione organizzato dallo scorso gennaio fino all’inizio di aprile dalle Farfalle in Cammino, con il patrocinio del Comune e della Pro Loco di Pontremoli, condotto da Luciano Bertocchi e seguito da oltre venti partecipanti, tra cui alcuni ragazzi, che hanno avuto l’opportunità di scoprire i meccanismi più complessi del dialetto che si propone in forme chiaramente dissimili dalla lingua italiana, anche se evidentemente le origini sono comuni.
Ovviamente, il prodotto finale è stato il risultato di una ricerca che Bertocchi ha portato avanti per anni non solo riferendosi alla pubblicistica di settore più nota, ma analizzando numerose pubblicazioni riguardanti vari dialetti dell’area padana, in particolare emiliano romagnola, nel cui contesto si inserisce a pieno titolo il pontremolese. Il risultato finale è di tutto interesse in quanto vengono tracciate le linee fondamentali dell’impostazione delle diverse parti del discorso dialettale in una sequenza logica che, attraverso numerosi esempi mirati, permette di cogliere gli aspetti caratterizzanti del nostro dialetto che, nella fattispecie e come ben noto, riguarda esclusivamente l’area urbana e suburbana di Pontremoli, in quanto già nel nostro territorio comunale insistono forme dialettali che propongono una dimensione soprattutto fonetica completamente differente.
Già dal titolo appare evidente che l’autore è consapevole che quanto propone è solo la parte essenziale del nostro linguaggio che merita di essere analizzato più in profondità soprattutto attraverso un confronto diretto con tutta la produzione letteraria di settore, come noto abbastanza significativa, anche per evidenziare come sia giunto il momento che il pontremolese possa essere proposto al lettore, una volta per tutte in modo omogeneo, senza quindi quelle diversità che ne rendono estremamente complesso il contatto. Un processo questo nient’affatto semplice perché le resistenze tradizionaliste sono numerose e le novità, anche se supportate da impulsi scientifici, troppo difficili da imporre. L’auspicio è che, partendo da questa proposta, qualcosa torni a muoversi e il dialetto possa essere riascoltato in dialoghi sempre più frequenti per ritornare ad essere un momento spontaneo di comunicazione come succedeva fino al secondo dopoguerra del secolo scorso.

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