La Francigena, quell’antica via per Roma

Diario del cammino da Pontremoli ad Avenza

In vista di Scorcetoli
In vista di Scorcetoli

Tra le escursioni proposte nella guida della Lunigiana di cui si parla in questa stessa pagina, un fascino particolare viene esercitato dalle tre tappe della Via Francigena che si snodano in questo territorio: dalla Cisa fino ad Avenza, con soste a Pontremoli e ad Aulla.
Questo fascino deriva dalla bellezza del paesaggio che viene attraversato: dai boschi ai prati, ai tanti paesi. Avendole percorse di recente, concentriamo la nostra attenzione sulla seconda e sulla terza tappa. L’uscita da Pontremoli, tempo ottimo, propone subito l’eccellenza della SS. Annunziata: come borgo e per il santuario mariano.
Qui incontriamo anche due “veri” pellegrini tedeschi, diretti a Roma, con i quali più volte ci supereremo a vicenda nei due giorni e ci ritroveremo per la sosta notturna ad Aulla. L’approccio a Filattiera avviene attraverso i campi a est e a ovest della statale della Cisa, passando per Scorcetoli, Ponticello, Migliarina e l’altra eccellenza rappresentata dalla pieve di Sorano.

L'oratorio di Pizzo Mogano nei pressi di Filattiera
L’oratorio di Pizzo Mogano nei pressi di Filattiera

Sosta meritata nelle vicinanze della chiesa di S. Giorgio (Filattiera) per un panino a mezzogiorno. Alla ripartenza, la bella sorpresa rappresentata dall’oratorio di Pizzo Mogano, appena fuori dal paese; poi immersione nel bosco, dal quale si emerge in prossimità di Mocrone, per scendere a Filetto (bisogna pur definirlo anch’esso un’eccellenza!), quindi a Villafranca. In questo tratto – e fino a Virgoletta – si cammina su strada rotabile e la differenza balza subito agli occhi.
A Virgoletta la fortuna ci fa trovare la chiesa aperta (alcune signore stanno pulendo) e così si possono ammirare da vicino le urne dei Corpi Santi. Da qui, il bosco diventa padrone, con sentieri non sempre facili, anche con qualche salita e con discese impegnative.
Ormai si viaggia per Aulla, ma prima si passa per Fornoli e per Terrarossa, con il suo castello; quindi si percorre la vecchia linea ferroviaria, trasformata in pista pedonale, che ci conduce al centro cittadino e all’ormai agognata S. Caprasio. Qui si sperimenta una buona accoglienza, fatta di semplicità e di cordialità. Ritroviamo i due pellegrini e ne conosciamo uno nuovo: viene dal Friuli, è partito dal Gran S. Bernardo e arriverà a Roma.
Buono… e ristoratore anche il menù del pellegrino per cena. Domenica mattina, tempo piovigginoso, si parte un po’ tardi, il che non ci esonera dal quasi immediato “arrampicamento” verso Bibola. Fino a Vecchietto si interseca a più riprese la strada, poi, come il giorno prima, ci si tuffa in via definitiva nel bosco, dal quale si emergerà solo dopo aver scollinato alle “Quattro strade”, attraversato i resti del castello della Brina e raggiunto Ponzano superiore.

Il borgo di Ponzano Superiore
Il borgo di Ponzano Superiore

Diversamente dal giorno prima, però, si va in gran parte per un vero e proprio sentiero di montagna (da pedule) molto ripido sia in salita che in discesa e impegnativo anche per il fondo. Il tempo coperto fa solo intravedere quello che dovrebbe essere un panorama mozzafiato, con vista fino al mare.
Dopo Ponzano, la discesa continua senza sosta fino al raggiungimento della piana di Sarzana. Un percorso noioso, su strada rotabile, conduce al centro storico della città con la sua splendida cattedrale che custodisce il “Preziosissimo Sangue”.
In uscita da Sarzana, la fretta ci fa tradire il percorso della tappa: non si passa per la Fortezza né per Luni, ma si tira dritto lungo l’Aurelia, sperimentando una volta di più la bruttezza del traffico e dell’aria resa irrespirabile dalle automobili.
La due giorni – in tutto una sessantina di chilometri – si conclude con il timbro impresso sulla credenziale dal parroco della chiesa di S. Pietro.

a.r.