Lodi. Inaugurata l’ultima delle sue grandi “cattedrali vegetali”

cattedrali_vegetali01Lodi, città d’arte già ricca di edifici religiosi, molti dei quali autentici gioielli architettonici come il duomo romanico, lo “scrigno” rinascimentale della chiesa dell’Incoronata e altre perle dell’architettura romanico-gotica come S. Francesco, S. Lorenzo e S. Agnese, da ottobre 2016 ha una cattedrale in più. Questa però, a differenza delle altre, è fatta di tronchi e rami intrecciati: è la “cattedrale vegetale” realizzata su progetto di Giuliano Mauri, che ha dedicato tutta la sua attività creativa al rapporto tra arte e natura. Mauri ha infatti costruito esclusivamente architetture e installazioni vegetali con l’intento di recuperare un dialogo profondo con i luoghi; in questa direzione si è sempre collocato il suo lavoro, attento a lasciare i segni minimi, essenziali, lievi, nella prospettiva di una sorta di continuità o di reciproco completamento tra arte e natura.
La prima idea di “cattedrale vegetale” viene a Mauri negli anni ’80, ma solo nel 2001 riesce a costruirla in Val di Sella (Borgo Valsugana, TN); ben presto l’installazione diviene l’immagine simbolo della valle. La seconda è realizzata nel Parco delle Orobie, in provincia di Bergamo, in un contesto ambientale più isolato, ma comunque estremamente suggestivo, oggetto, anche questa, di crescente interesse da parte di sempre più numerosi visitatori.
cattedrali_vegetali03La “cattedrale vegetale” di Lodi sorge sulla riva sinistra del fiume Adda, nell’area ex Sicc, e occupa una superficie di 1.618 mq.; è costituita da 108 colonne di legno – che guideranno la crescita dei 108 alberi posti al loro interno – del diametro di 120 cm. ciascuna, è alta 18 metri, lunga 72, larga circa 22. La direzione artistica dei lavori è stata coordinata dai figli di Mauri, il progetto è stato curato dalla nipote Francesca Regorda, in confronto con il Comune di Lodi, in particolare con l’allora assessore all’Ambiente Andrea Ferrari, che ha sempre creduto in quest’opera.
Divisa in cinque navate percorribili, che tanto ricordano le grandiose strutture delle cattedrali medievali, passeggiando al suo interno ci si sente pervasi da un’emozione unica, dove natura e arte, spirito e materia si fondono per raggiungere lo scopo che l’artista si era prefissato: “La Cattedrale rappresenta un’idea di magnificenza, un ordine e una sacralità del luogo, ho sempre voluto dare corpo a questa fratellanza che esiste tra il luogo e la sacralità della terra e di questi elementi che si innalzano che sono gli alberi. In questo c’è dentro tutta la filosofia del mio lavoro… mi piace pensare che la gente attraverserà questo luogo pensando al perché è stata costruita, al perché si è fatta, una domanda che la gente si farà da sé, rendendosi conto che l’opera vale il posto”.
Ci si sente, quindi, coinvolti in un posto in cui, sempre secondo l’intento di Mauri, credenti e non, si possono trovare a riflettere, pregare, meditare, oppure anche solo lasciare correre liberi i pensieri, avvolti dall’emozione di essere dentro un’opera generata dall’idea di un artista che nel tempo la natura modellerà. Quella di Lodi è l’opera che più si avvicina alla prima idea di “cattedrale” pensata da Mauri negli anni ’80; la struttura è stata realizzata dal comune lodigiano con il sostegno della Regione Lombardia, di grandi nomi dell’arte italiana, tra cui Philippe Daverio, e di sponsor privati, con il patrocinio della Triennale di Milano come garante della qualità culturale del progetto.
I lavori per la realizzazione della struttura lignea sono iniziati a maggio 2016 e sono terminati il 20 ottobre dello stesso anno; il 23 aprile scorso c’è stata l’inaugurazione ufficiale.

Poeta della natura

cattedrali_vegetali02Giuliano Mauri è “poeta della natura”, capace di ascoltarla per tradurne in opera d’arte i contenuti e l’equilibrio. L’artista lodigiano scompare nel 2009, a soli 71 anni, lasciando diversi progetti incompiuti, tra cui uno scritto, considerato il suo testamento artistico, nel quale illustra il progetto di una “cattedrale vegetale” da realizzare in un particolare sito da lui stesso indicato, a pochi minuti dal centro della sua città, vicino al fiume Adda. Nel 1981, Mauri è il primo artista italiano che entra a far parte del movimento europeo Art in Nature, grazie all’incontro con Vittorio Fagone e Dieter Ronte. Soprannominato da Fagone “tessitore del bosco”, Mauri costruisce architetture vegetali, chiamate da Pierre Restany “architetture dell’immaginario”. Philippe Daverio, suo amico da sempre, sostiene che Mauri avesse “un pensiero anarchico e poetico, un atteggiamento semplice e aristocratico, per cui si distaccava dalle banalità. Sapeva di avere il dono delle fantasie, aveva diritto a quell’aria di superiorità che è concessa ai poeti”.

Gianpiero Brunelli