Il Corriere Apuano al Gancio del Negroni

Pontremoli. Il libro di Stefano Baruzzo su “Il Popolo Apuano” di Stanis Ruinas, il fascismo pontremolese e i rapporti con il settimanale diocesano

Don Annibale Corradini (seduto al centro) con un gruppo di giovani dell’Azione Cattolica di Pontremoli alla metà degli anni Venti del Novecento
Don Annibale Corradini (seduto al centro) con un gruppo di giovani dell’Azione Cattolica di Pontremoli alla metà degli anni Venti del Novecento

Il 18 febbraio è stato presentato nel Comune di Pontremoli il libro di Stefano Baruzzo, Al Gancio del Negroni. “Il Popolo Apuano” di Stanis Ruinas (Solfanelli, Chieti 2016), che parla anche del fascismo pontremolese e coinvolge il settimanale “Corriere Apuano”.
La storiografia attribuisce a Pontremoli la primogenitura tra i fasci provinciali, fissando la sua nascita al 13 novembre del 1920. Nella seconda metà del 1921 il fascismo lunigianese trova il proprio capo nel pontremolese Ernesto Buttini, fedele sodale di Renato Ricci, al quale non fa mancare il proprio appoggio, come nelle elezioni del 1924 contro Ettore Viola.
Durante quella campagna elettorale il fascio ricorre ad azioni squadriste, come la distruzione di copie del “Corriere Apuano” ancora in tipografia e impedendo l’esercizio del diritto di voto al suo direttore, don Annibale Corradini. “Il Popolo Apuano”, organo settimanale del Partito Nazionale Fascista di Massa Carrara, nel febbraio del 1930 ha come direttore Stanis Ruinas, pseudonimo di Giovanni Antonio De Rosas, originario di Usini (Sassari).
Ruinas introduce in prima pagina il corsivo polemico Al gancio del Negroni: una rubrica fissa per denunciare comportamenti non in linea con lo “stile” fascista. La denominazione deriva da un’espressione tipica carrarese, “mettere al gancio del Negroni”, che significa “mettere alla berlina”, “esporre al biasimo popolare”. Il gancio cui si fa riferimento è il sostegno che reggeva in passato l’insegna del notaio Negroni, al disotto della quale venivano affissi i bandi notarili relativi a persone con problemi legali. Ruinas si occupa anche dei giornali non in linea col regime e tra questi “Il Corriere Apuano”, diretto da don Annibale Corradini, che stampa 800 copie.
In aprile e in maggio pubblica “Al gancio del Negroni” due espliciti attacchi al settimanale della diocesi di Pontremoli, reo di non aver scritto un rigo sulle manifestazioni provinciali in occasione della ricorrenza della fondazione dei Fasci: “Esiste a Pontremoli una specie di giornale settimanale che, presuntuosamente, si autoproclama cattolico. S’intitola: Il Corriere Apuano, ma in realtà si dovrebbe intitolare II Corriere della insensibilità. […] Per il 23 marzo, data storica della Fondazione dei Fasci di Combattimento, il Corriere della insensibilità non si è degnato di scrivere un solo rigo, nonostante che a Pontremoli, quel giorno, fosse avvenuta una indimenticabile manifestazione fascista con l’intervento di tutte le Autorità, tra cui il Prefetto. Per ora senza commenti”.
Il minaccioso avvertimento, “per ora”, implica una promessa che il direttore del periodico fascista mantiene poco dopo. In occasione delle manifestazioni della leva fascista, puntualmente ignorate, ribadisce: “Abbiamo altra volta accennato a quel miserevole foglio che si stampa a Pontremoli: foglio che con espressione felice abbiamo chiamato: Corriere dell’insensibilità. Ignoriamo chi sono gli insensibili compilatori dell’innominabile foglio: ma a giudicare da quello che fanno, debbono essere dei pessimi italiani, oltre che degli antifascisti. […] Ci permettiamo di chiedere a S.E. il Prefetto se tutto ciò sia permesso e se non costituisca un’offesa ed una provocazione al sentimento fascista delle nostre ferree popolazioni”.
L’attacco stavolta viene preso in considerazione e nel numero successivo “Il Corriere Apuano” dedica alle attività del regime quasi tutta la seconda pagina, dando notizia di una conferenza tenuta agli avanguardisti dal podestà Ernesto Buttini e di un concerto organizzato dal fascio femminile. In particolare il giornale pubblica un’ampia cronaca del viaggio che il duce ha fatto in Toscana, dando rilievo, non senza malizia, ai momenti religiosi del viaggio, come la preghiera del duce davanti alla cappella del Volto Santo nel duomo di Lucca.
Gli articoli del “Popolo Apuano” escono in concomitanza con l’ingresso nella diocesi di Pontremoli del nuovo vescovo, Giovanni Sismondo. Alle cerimonie partecipa attivamente Buttini, presidente di un apposito comitato per le onoranze al nuovo vescovo. In una lettera del 22 marzo a monsignor Enrico Casini, vicario capitolare di Pontremoli, Buttini lamenta che il settimanale diocesano non ha fatto alcun cenno della riunione del comitato, attribuendo tale “omissione” al fatto che don Corradini non è stato chiamato a farne parte. Il vicario ammette che proprio la mancata inclusione è la ragione dell’atteggiamento di Corradini, proponendo d’inserire al suo posto il direttore del settimanale.
La sostituzione non avviene e nel comitato rimane monsignor Casini. Buttini s’impegna per il mantenimento della diocesi coinvolgendo il senatore Camillo Cimati e l’onorevole Renato Ricci. Il giorno successivo alla notizia ufficiale della nomina, il podestà invia al vescovo un telegramma caloroso, in cui esprime il “vivissimo giubilo della città e di tutta la Lunigiana” e i suoi “omaggi più devoti”. I due Ganci del Negroni, dunque, accompagnano i primi passi del nuovo vescovo di Pontremoli e danno man forte a Buttini nel suo dissidio con don Corradini.

Giuseppe Benelli

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