Omaggio ad Amedeo Lia, collezionista d’eccezione

Alla Spezia,nel ventesimo anniversario dell’apertura del Museo in via del Prione, che ospita la collezione donata al Comune, la mostra “L’elogio della Bellezza” fino al 25 giugno

mostra_museo_liaIl percorso espositivo organizzato nel Museo “Amedeo Lia” inizia con il frammento di un polittico di Neri di Bicci proveniente dalla Galleria dell’Accademia di Firenze, raffigurante Cinque santi, per ricordare la composizione del primo nucleo della collezione, quello dei fondi oro dei pittori prerinascimentali, acquistati dal collezionista quando non erano ancora di moda. Questa predilezione che lo rese celebre in tutto il mondo, con il passare del tempo si ampliò arricchendosi di altre forme espressive.
L’allestimento è di gradevole impatto e ben si coniuga con le consuete presenze museali. Nella sala V, dove si trovano i dipinti del secolo XV, troviamo un frammento della predella dell’Incoronazione degli Uffizi, raffigurante Lo sposalizio della Vergine. Dal Museo Nazionale di San Marco, una raffinata opera del Beato Angelico, seguita dalla dolce aria sentimentale dei volti lombardi di Sant’Agata e Santa Lucia del Polittico di San Bartolomeo, del Bergognone dell’Accademia Carrara di Bergamo.
Nelle sale successive s’incontrano altri pregevolissimi ospiti come la luminosa Adorazione di pastori di Jacopo Bassano, proveniente dalle Gallerie dell’Accademia Venezia, oppure le forme purissime della Madonna con il Bambino e San Giovannino di Vittore Carpaccio in arrivo da Francoforte. Attraggono i verdi smeraldini del paesaggio, scoperto dalla quinta, quasi teatrale, degli alberi frondosi che assistono allo svelamento della maternità della ninfa Callisto e all’ira di Diana, mito reinterpretato con libertà rinascimentale da Dosso Dossi, prestato dalla Galleria Borghese di Roma, mentre – giunto da Madrid – impressiona il volto del Cristo portacroce di El Greco, con la mano che sembra indicare la sofferenza stessa del Salvatore.
La modesta dimensione nulla toglie alla monumentalità compositiva del Cristo crocifisso di Annibale Carracci, con i soldati che si allontanano sui bagliori rossastri di un cielo cupo, mentre il taglio diagonale delle piangenti che sostengono la Vergine è contrapposto ad un San Giovanni quasi sprofondato nel terreno dal quale emerge soltanto il busto; è La Gemaldegalerie di Berlino che ha messo a disposizione del Museo Lia questo capolavoro. Potrei parlare ancora del sereno abbandono del Cristo nel Compianto del Bramantino, dal Castello Sforzeco di Milano, oppure del drammatico scorcio del San Sebastiano del Guercino della Galleria Nazionale delle Marche, e quindi del sensuale abbandono della Maddalena del Procaccini di Brera, logo della mostra.
Ma la collezione Lia non si esaurisce con i dipinti ed ospita, nella sala dedicata alle sculture, uno stupefacente ritratto di Clemente X, opera di Gian Lorenzo Bernini, proveniente da Palazzo Venezia, ed un Rinfrescatoio quattrocentesco della bottega degli Alberghetti di Firenze prestato dal museo del Bargello. Lo stesso vale per la sala che espone vetri, terrecotte e maioliche, dove si trova una pregevole Madonna con il Bambino di Matteo Civitali, del Museo di Villa Guinigi di Lucca e per quella, molto ricca, delle Nature morte, senz’altro una delle più affascinanti del museo, dove si trova una Nature morte à la côtelette, di Chardin, proveniente dal Musée Jacquemart-André di Parigi.
Scendendo verso l’uscita con un percorso inverso rispetto a quello del consueto itinerario di visita, la Sala delle miniature ci offre Lo Statuto della Società dei drappieri di Giovanni da Modena, dal Museo Civico Medievale di Bologna, ed infine l’Antiquarium archeologico con un raffinatissimo Busto femminile di età romana in calcedonio, pietra che lo scrittore dell’Apocalisse indica come terzo basamento della mura della Gerusalemme celeste, proveniente dal Museo degli Argenti di Firenze.

Un percorso di grande fascino

Poco più di vent’anni fa, il 30 novembre 1996, fu inaugurato alla Spezia il Museo Lia nelle sale dell’ex convento di San Francesco di Paola in via del Prione, con circa mille opere di grande varietà, dall’epoca classica, al tardo antico, al Medioevo, per finire al XVIII secolo. Dipinti, miniature, sculture in bronzo, rame, avorio, legno, vetri, maioliche, oggetti d’arte che documentano il gusto e la cultura dell’arte italiana ed europea. La collezione è stata raccolta da Amedeo Lia, imprenditore di origini pugliesi, trasferitosi alla Spezia nel 1949; di grande gusto, sensibilità e cultura, conservò per lungo tempo nella sua abitazione gli oggetti pazientemente raccolti negli anni. Per evitarne la possibile dispersione decise di donarla al Comune purché fosse realizzata una sede espositiva in grado di evidenziare la bellezza delle opere. Per ricordare il ventennale dell’apertura, la Direzione del Museo ed il Comune della Spezia, in collaborazione con Fondazione Carispezia, con il contributo di Crédit Agricole Carispezia e del Garden Club La Spezia, che ha suggerito la sistemazione della piazzetta antistante il Museo, hanno deciso di realizzare una mostra dal titolo “L’elogio della Bellezza. 20 capolavori, 20 Musei, per i 20 anni del Lia”, inaugurata il 24 marzo alla presenza di un numeroso pubblico (info: museolia.spezianet.it). Fino al 25 giugno si potranno ammirare alla Spezia venti capolavori, uno per ogni anno del ventennale, provenienti da musei che hanno avuto rapporti scientifici e di scambio con il Museo Lia. Francesca Giorgi e il direttore Andrea Marmori, curatori dell’evento, hanno indirizzato la scelta delle opere ricercando l’assonanza con quelle presenti nelle sale del museo, come nel caso del celebrato autoritratto del Pontormo affiancato, in questa sede, da un disegno dello stesso autore, proveniente dal Museo Horne di Firenze, raffigurante anch’esso il volto del pittore empolese. L’occasione, davvero importante, permetterà ai visitatori del Museo Lia, in questi due mesi di esposizione, di ammirare capolavori, provenienti da varie sedi europee ed italiane, eccezionalmente raccolti in un unico luogo.

(Roberto Ghelfi)

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