La Lectio divina del nostro Vescovo alla Pieve di Sorano

In Gesù Cristo si compiono le promesse annunciate dai profeti

pieve_SoranoIl secondo incontro di Lectio divina guidata dal nostro vescovo, mons. Giovanni Santucci, come cammino di preparazione alla gioia della Pasqua, si è svolto il 30 marzo nella millenaria Pieve di Sorano (Filattiera).
Tanti i fedeli giunti dalle varie frazioni del Vicariato, unitamente ai parroci. In apertura il saluto del parroco mons. Antonio Costantino Pietrocola, il quale ha ricordato il forte respiro cristiano che la Pieve sprigiona in quanto la fede era fortemente radicata in chi ci ha preceduto. Il Coro, guidato dal maestro Pierfrancesco Carnesecca, ha proposto i canti di inizio e di conclusione.
La riflessione del Vescovo è stata incentrata sul brano della trasfigurazione tratto dal vangelo di Marco (8,34–9,13). “Condividiamo il dono di metterci in ascolto del Signore, ha detto il Vescovo, lui ci parla ogni volta che viene proclamata la sua Parola. Noi dobbiamo “grattarla” per coglierne l’essenza e la bellezza. Per fare ciò abbiamo bisogno di far tacere le mille voci attorno a noi: dalla Tv ai cellulari, al troppo blaterare per riscoprire il valore del silenzio”. Mons. Santucci ha quindi ricordato che nel primo annuncio della sua Passione, Gesù dice ai discepoli: ‘Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso. Prenda la sua croce e mi segua’. “Queste parole – ha continuato il Vescovo -, ripetute in modo diverso nei Vangeli, presentano tre modi di condividere la vita di Cristo: il dono di sé nella solidarietà concreta; la rinuncia a quanto ci allontana da lui; la conservazione della fede nelle ardue salite dell’esistenza”.
La trasfigurazione rappresenta una pausa per recuperare le forze spirituali. “Urge salire in alto per incontrare Dio; il monte – ha ricordato il vescovo – ci avvicina a lui, mentre la pianura e la città sono i luoghi dell’uomo. Dobbiamo fare esperienza di un Dio che non ama gli sfarzi e le esteriorità di cui noi siamo schiavi. È il Padre che va cercato con la nostalgia del figliol prodigo e la fede del cieco nato, nella nostra intimità senza maschere e senza la pretesa di dettargli le ‘tabelline’ di ciò che vorremmo, lungi dalla sofferenza e dalle preoccupazioni”.
Anche i discepoli ebbero paura di fronte agli annunci sconvolgenti della passione, morte e resurrezione del Maestro. Gesù, per aiutarli a capire qualcosa, offre loro la straordinaria esperienza della trasfigurazione assumendo un aspetto gioioso ed anticipando la sua vittoria sulla morte. Li invita ad ascoltare la voce del Padre che conferma la sua identità di Figlio di Dio. Fa loro notare, conversando con Mosè ed Elia, che in lui si compiono le promesse annunciate nella Legge e nei profeti che i due rappresentano. La nube di cui si parla nella trasfigurazione, come in altri episodi dell’Antico Testamento, rivela la presenza di Dio. Il cielo è sulla terra e la resurrezione è nel mistero della vita che è già nostra in quanto noi siamo nati dai nostri genitori, ma rinati nell’acqua e nello Spirito. Il nostro risorgere non sarà parziale poiché il Padre ci ha voluti figli; nulla di quanto abbiamo amato andrà perduto.
“L’invito di questa sera – ha concluso mons. Santucci – è di vivere due comandamenti fondamentali: amare il Signore ed amarci gli uni gli altri come lui ha amato noi”. Comandi impegnativi, che necessitano l’aiuto dei Sacramenti, canali di grazia che Gesù ci offre quotidianamente. L’appuntamento rientrava nel percorso dei “Gruppi di ascolto della Parola”, consolidatosi in diocesi con una identità ben definita e la voglia di conoscere meglio Colui che è, da sempre e per sempre, il cireneo delle tante croci disseminate nel mondo. Per giungere a vivere pienamente la vittoria del Terzo Giorno.

Ivana Fornesi

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