Un Paese che si morde la coda

renziIn altra parte del giornale si scrive della cronaca politica di questi giorni; qui, invece, vogliamo richiamare considerazioni più generali, non del tutto nuove, ma pur sempre meritevoli di essere riprese e aggiornate.
Non ci sono mai piaciute espressioni che tendono a dire di un periodo storico che siamo di fronte a “una situazione grave come mai era avvenuto nel passato”. In realtà, di momenti bui è piena la storia e solo la memoria “corta” degli uomini fa giudicare inaudite le difficoltà del momento.
Forse quello che il nostro Paese sta attraversando non sarà così disastrato, ma non sono pochi i segnali negativi che da esso emergono.
Non si può negare che in un regime democratico ognuno abbia la libertà di sostenere le proprie opinioni e comportarsi di conseguenza, ma ci sembra che la crisi di questi ultimi mesi abbia riportato l’Italia ad una condizione di ingovernabilità dalla quale non può derivare niente di buono.
La sfida, nell’esporre un’analisi, è quella di riuscire a tenersi lontani dalla mala erba del populismo-qualunquismo: non c’è niente da fare, i politici sono tutti uguali, la politica è sporca. Se è lecito che ci possano essere modi di versi di intendere la competizione politica, è altrettanto giusto cercare di far luce tra quei modi. Il faro dovrebbe essere quella “ricerca del bene comune” che dovrebbe stare in testa agli scopi di una politica intesa come “servizio”.
Espressioni – ce ne rendiamo conto – che faticano a trovare cittadinanza in dibattiti dove l’impegno maggiore è quello di urlare più forte degli avversari, sparando analisi e promesse delle quali si sa in partenza che non si potranno o non si vorranno mai realizzare.
Così siamo afflitti dai tormentoni che bloccano qualsiasi processo di crescita: scissione sì, scissione no; elezioni sì, elezioni no; legge elettorale sì, legge elettorale no. Riforma costituzionale: non pervenuta! E tutti (qui bisogna proprio dirlo) a fare il calcolo con il pallottoliere per cercare di capire quale formula possa portare più acqua al mulino della propria parte.
Nel frattempo, bene o male che agiscano, gli altri Paesi che contano hanno governi non delegittimati che prendono decisioni a ritmi per noi impensabili. Noi, invece, non troviamo il tempo per affrontare, con provvedimenti concreti, i gravi problemi che ci affliggono: il lavoro, quello giovanile in particolare, ma non solo; la modernizzazione delle infrastrutture: se il futuro è nel digitale, pensiamo alle velocità delle connessioni; lo snellimento della burocrazia: la recente storia delle province insegna; la sanità, la scuola, l’informazione…
Su di una cosa sembra ci possa essere un accordo generale: il ritorno al proporzionale nelle elezioni politiche. Un bel premio alla politica dello scambio di favori e del ricatto!

Antonio Ricci

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