Tre sindaci lunigianesi alla Camera per la difesa dei piccoli Comuni

Folloni, Manenti e Mastrini hanno partecipato all’incontro organizzato dall’Anci. Giudicato positivo l’impegno del Governo con la legge Riealacci.
Chiesta l’interruzione della politica delle fusioni voluta dalla Regione Toscana

 

Manenti, Folloni e Mastrini alla Camera dei deputati

Tre sindaci lunigianesi (da sinistra Enzo Manenti di Licciana Nardi, Annalisa Folloni di Filattiera e Matteo Mastrini di Tresana) alla Camera dei deputati

 

 

La Camera dei Deputati, lunedì 7 novembre, ha aperto le porte dell’Aula di Montecitorio a oltre 600 sindaci di tutta Italia per una giornata di confronto stringente, organizzata dall’Anci, sulle urgenze del Paese. In particolare i sindaci si sono confrontati con i presidenti delle Commissioni parlamentari e con i rappresentanti del Governo (erano presenti il Ministro dell’Interno Angelino Alfano e il sottosegretario alla Presidenza del consiglio, Claudio De Vincenti) su alcuni grandi temi: ambiente, piccoli Comuni, cultura, politiche di genere, accoglienza e integrazione, welfare. E c’era anche una rappresentanza della Lunigiana con tre sindaci (Annalisa Folloni (Sel) di Filattiera, Matteo Mastrini (Fi) di Tresana ed Enzo Manenti (Pd) di Licciana Nardi) del nostro territorio che hanno cercato un confronto con il Governo soprattutto per intraprendere un percorso di difesa dei piccoli Comuni, specie quelli periferici e montani come i nostri, che troppo spesso sono al centro di tagli e di diminuzioni dei servizi (poste, sanità, trasporti ecc.) che ne rendono sempre più difficile la sopravvivenza. Ed è stato evidenziato nel corso del dibattito come negli ultimi anni i Comuni si siano trovati a pagare, e quelli più piccoli ancora di più, il prezzo più alto del peso della crisi con misure di riduzione dei trasferimenti e con tagli, che hanno acuito le differenze territoriali, tra Nord e Sud, tra ricchi e poveri, tra aree urbane e centri periferici del Paese. Mentre in realtà il nostro Paese ha un patrimonio prezioso e plurale fatto di comunità, di territori, di culture, di linguaggio che rappresenta l’infrastruttura civile del paese che deve essere valorizzato e non lasciato solo ed esposto ai processi di trasformazione del nostro tempo, dal clima, all’immigrazione, alla crisi economica ed alla disoccupazione senza un supporto adeguato dello Stato. In quest’ottica è stata giudicata positivamente la legge per salvaguardare i piccoli Comuni presentata da Ermete Realacci nel 2013 e recentemente approvata all’unanimità dalla Camera ed ora passata al Senato. La legge prevede un fondo da 100 milioni di euro, attivo dal 2017 al 2023, che dovrà finanziare gli investimenti nei piccoli Comuni, quelli con meno di 5mila abitanti, schiacciati dai vincoli del Patto di Stabilità. I contributi stanziati saranno impiegati per la riqualificazione del patrimonio immobiliare in abbandono, la manutenzione del territorio con priorità alla tutela dell’ambiente, la messa in sicurezza di strade e scuole, la possibilità di acquisire case cantoniere e tratti di ferrovie dismesse da rendere disponibili per attività turistiche, la promozione delle produzioni agroalimentari a filiera corta. “Per offrire risposte alle richieste dei cittadini per i servizi primari ed essenziali abbiamo bisogno di più risorse, ma soprattutto di riforme che ci consentano di investire i contributi anzi che restituirli al Governo – ha commentato il sindaco di Tresana Mastrini. L’approvazione della legge Realacci, che prevede misure per il sostegno e la valorizzazione dei piccoli Comuni, chiede ora risposte certe, atti concreti. Non di certo la cancellazione di territori che hanno una precisa identità culturale, che chiedono di mantenere Uffici postali ed Ospedali al fine di evitare lo spopolamento”. Un concetto condiviso anche dal sindaco di Filattiera Folloni “il nostro territorio ha bisogno di fare tutto il necessario per far sì che la popolazione resti in questo territorio. E per far questo bisogna garantire gli esercizi aperti e il pieno funzionamento di servizi essenziali come gli uffici postali, i trasporti e la sopravvivenza dei piccoli ospedali”. E per questo sia Folloni che Mastrini si dicono contrari alle ipotesi della fusione dei Comuni che la Regione Toscana sta sponsorizzando in questi ultimi anni “c’è ora bisogno di un chiarimento tra Governo e Regione Toscana. Perchè se da un lato lo Stato ha deciso di garantire i vari servizi anche nei Comuni più piccoli, la Regione Toscana cerca in tutti i modi l’approvazione per la fusione dei Comuni. Una schizofrenia che va sanata al più presto”.

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