Domenica 5 luglio – XIV del Tempo Ordinario
(Zc 9,9-10 Rm 8, 9. 11-13 Mt 11, 25-30)
L’invito di Cristo oggi è quello di consegnare a Lui i nostri pesanti gioghi, e prendere il suo che è leggero. Uno scambio meraviglioso che però a noi risulta spesso difficile. Riteniamo opportune e favorevoli le cose che percepiamo utili, ma che spesso ci recano solo dolori, pesantezze e confusioni. Prendere il giogo di Cristo è accettare che cammini con noi, che ci dia la forza e il vero coraggio di affrontare meglio ogni situazione della vita.
I sapienti e i dotti di cui parla il Signore, sono quelli che pretendono di avere la chiave di volta per ogni cosa, quelli che si fidano della finezza del loro ragionamento, mettono da parte la fede e pretendono di risolvere ogni cosa con la sola ragione. Quante ideologie perverse che sono il teatro della cultura moderna mettono giustamente l’uomo al centro di ogni cosa ma senza considerare la sua origine, il suo Creatore, tanto da distaccarlo dalla sorgente della vita stessa che da solo l’uomo non potrà mai procurarsela. Molti discorsi scientifici costruiti in modo eccezionale soffrono di una sola mancanza quella essenziale, l’assenza dell’artefice, dell’ideatore, di Dio.
La storia dovrebbe insegnarci che uno sguardo sul passato per vivere meglio il presente è inevitabilmente necessario. L’uomo dalla creazione, da Adamo ed Eva fino ad oggi, ha sempre cercato di vivere fuori dal suo ambito vitale, e cioè senza Dio, e tutte le volte che ci ha provato ha sempre raccolto le devastanti conseguenze della natura ribelle che lotta contro lo spirito che è stato riversato nei nostri cuori (Ef5,5).
Nella seconda lettura San Paolo ci ricorda che se mediante lo Spirito facessimo morire le opere del corpo, vivremmo. Non lasciarsi dominare dalla sola ragione, dal corpo, ma piuttosto dallo Spirito che ci permette di vagliare ogni cosa, e scegliere quello che è buono e lasciare le opere della morte è l’unica soluzione per vivere, senza soccombere alle difficoltà che non mancheranno mai.
Cristo ha vissuto la realtà umana e l’ha trasformata tanto che non siamo più schiavi del male. Ma per rimanere davvero liberi dobbiamo continuamente rinunciare alla tentazione, al fascino dei desideri della carne che ci caricano di gioghi sempre più pesanti. Gioghi che tolgono all’uomo ogni dignità e lo mettono alla pari degli animali. L’invito oggi è quello di fidarci di Lui, tanto da accettare lo scambio che ci propone, la vera libertà che ci offre, l’autentica pace duratura di cui ci colma Lo Spirito quando decidiamo di obbedire alla Sua voce.
Non siamo debitori della carne ribadisce Gesù, e non dobbiamo fare nulla per diventarlo, e nel caso in cui lo fossimo dobbiamo spezzare quella catena di morte con la riconciliazione, confessando a Cristo le nostre mancanze d’amore, accettando il suo gratuito perdono. L’unica cosa che ci chiede e che non ha nemmeno un prezzo da pagare è di accettare il Suo amore. Un amore che non giudica, ma che trasforma la fragilità in forza, che sa prendere cura della vulnerabilità della persona.
Don Jules Ganlaky



