
“Quando ho saputo che Sant’Angelo Lodigiano dista pochi chilometri da Pavia ho pensato di cogliere l’occasione ed eccomi qua a rendere omaggio a Santa Cabrini morta nel 1950 a Chicago, mia città natale”.
Queste le prime parole di Papa Leone nella basilica della città lombarda assiepata in ogni ordine di posto. “Se madre Francesca vivesse oggi, che cosa le direbbe la sua anima missionaria? – ha poi continuato – o meglio, che cosa direbbe il Cuore di Cristo al suo cuore di donna consacrata a Lui e al servizio del suo Regno? E che cosa le avrebbe chiesto un Papa come Francesco, il quale, figlio di emigrati italiani, ha fatto del servizio ai migranti uno dei punti-chiave del suo pontificato? Papa Francesco ha voluto che la sua terza Enciclica, Dilexit nos, che è risultata poi l’ultima, fosse dedicata all’amore umano e divino del Cuore di Cristo, cioè a quel mistero di carità infinita che è l’unico vero motore della vita di Santa Cabrini, di tutto ciò che ha realizzato e, ancor più, di come lo ha fatto”.

“Da parte mia – ha proseguito – ho ereditato e portato avanti il Magistero di Papa Francesco con l’Esortazione apostolica Dilexi te sull’amore verso i poveri”. Qui, nella parte dedicata all’accompagnamento dei migranti, accanto a San Giovanni Battista Scalabrini, appare proprio la figura di Santa Francesca Saverio Cabrini.
“Il fenomeno migratorio – ha spiegato il Papa – è entrato in una fase diversa, più complessa, eppure non meno capace di interpellare la Chiesa. Nessun lavoro sarà troppo difficile, nessuna terra troppo lontana, nessuna persona troppo ferita per l’amore del Cuore di Gesù e per tutti coloro invitati ad essere portatori dell’amore di Cristo nel mondo: lo dico qui, davanti alla reliquia del cuore di madre Cabrini, portata dalla Casa-madre di Codogno”.
E poi un appello ai giovani: “Conoscete Santa Francesca Cabrini! Leggete i suoi scritti, pieni di passione per Gesù e per la missione; le sue lettere, i suoi diari di viaggio, gli appunti dei suoi ritiri. Chi conosce madre Cabrini, ne rimane conquistato. La sua anima era nello stesso tempo contemplativa e attiva; era immersa nell’amore del Cuore di Cristo e questo le dava una capacità di lavoro e una forza d’animo straordinarie, coerentemente con il motto paolino che aveva scelto per l’Istituto: Tutto posso in Colui che mi dà la forza. Con il suo esempio e la sua intercessione, Santa Cabrini vi aiuti a essere innamorati di Cristo, testimoni del suo Vangelo con stile operoso e generoso, al servizio dei più poveri”
G.B.



