Papa Leone XIV nei luoghi di Francesca Cabrini, la santa  degli emigranti

Leone XIV sarà a Sant’Angelo Lodigiano, la città dove la futura santa nacque il 15 luglio 1850.
Era morta nel 1917 a Chicago, la città natale del Santo Padre. Il 7 luglio saranno ottant’anni da quando fu proclamata santa da Papa Pio XII

Pasquale Arzuffi, Santa Francesca Saverio Cabrini nella Gloria dei Santi (1944). Basilica, catino absidale, Sant’Angelo Lodigiano

Sabato 20 giugno Papa Leone XIV si recherà a Pavia e Sant’Angelo Lodigiano. A Pavia il Pontefice renderà omaggio a Sant’Agostino, padre dell’ordine cui appartiene, alla cui spiritualità si collega anche una traccia storica presente a Pontremoli (presso il santuario della SS. Annunziata) e a Fivizzano, nei cui luoghi sorgevano conventi agostiniani.
A Sant’Angelo Lodigiano invece il pellegrinaggio del Pontefice si intreccerà con la figura di Santa Francesca Saverio Cabrini (1850-1917), la santa degli emigranti, morta a Chicago, la città dove il Papa è nato. Questa visita assume un significato particolare perché il 7 luglio saranno ottant’anni da quando la Cabrini fu proclamata santa da Pio XII. Prima cittadina statunitense a divenire santa, la religiosa offre una delle figure più significative della storia degli emigrati italiani nel mondo.

La casa natale della Santa a Sant’Angelo Lodigiano

Anche la biografia di Leone XIV (come quella di papa Francesco) richiama la storia delle migrazioni verso le Americhe: come accadde per milioni di famiglie anche le sue radici sembrano intrecciarsi con quel vasto movimento umano che cambiò il volto dell’Italia e del continente americano. È un legame che assume quasi il valore di un simbolo: da una parte una donna italiana partita con poche risorse ma con una fede immensa per soccorrere i connazionali emigrati oltreoceano, dall’altra un Papa nato in quella terra raggiunta da milioni di italiani in cerca di “pane”, dignità e futuro.

L’interno della Basilica dei Santi Antonio Abate e Francesca Cabrini

Una vicenda di tanti uomini e donne che, tra fine ottocento e i primi decenni del novecento, abbandonarono i nostri paesi inseguendo lavoro e speranza. In molte famiglie di Lunigiana resta il ricordo di un nonno partito per “la Merica”, uno zio mai tornato, una foto sbiadita di parenti lontani. Molti di loro, salpati dal porto di Genova, dopo settimane di viaggio in mare raggiungevano Ellis Island, l’isola davanti a New York, dove si decideva sui loro destini. Uno sguardo medico, un nome storpiato, la consapevolezza che l’Italia probabilmente sarebbe rimasta un ricordo. Quest’esperienza è rimasta anche nella musica popolare.
La canzone “Mamma mia dammi 100 lire” racconta la partenza e il distacco, quella genovese “Ma se ghe penso” narra invece il ricordo della nostalgia della propria terra. Una nostalgia che anche tanti lunigianesi conobbero bene. Santa Cabrini comprese prima di molti altri il dramma umano dell’emigrazione.
Nei quartieri italiani di New York e Chicago (ma anche Buenos Aires o Montevideo) la santa aprì scuole, orfanotrofi, ospedali e case d’accoglienza. Un gesto che univa la terra italiana all’America degli emigranti. E di questa memoria, come molte altre, si fa ricordo ogni anno anche al Passo del Brattello, sul confine tra Toscana e Val Taro, dove sorge una cappella dedicata a Santa Francesca Saverio Cabrini, voluta intorno agli anni ‘90 dal compianto canonico Tonino Cocchi.
Una memoria che condurrà anche il pellegrinaggio di Leone XIV, dove si incontreranno l’Italia dei santi e l’America degli emigranti. E tra questi due mondi, ancora una volta, ci siamo anche noi.

Fabio Venturini