Papa Leone: l’IA sia la servizio del Bene Comune
Papa Leone XIV (Foto Calvarese/SIR)

“La tecnologia può curare, connettere, educare, custodire la Casa comune; ma può anche dividere, scartare, generare nuove ingiustizie”. Lo scrive il Papa, nella sua prima enciclica, “Magnifica Humanitas”, in cui afferma che la tecnologia “non è di per sé una soluzione ai problemi dell’umanità, come non è di per sé un male; ma, concretamente, non è neutrale, perché assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola, la usa”. Il sottotitolo, “custodia della persona umana nel tempo dell’Intelligenza artificiale”, e la data di emanazione, 15 maggio, anniversario della Rerum Novarum di Leone XIII dice del momento difficile che l’umanità sta correndo di fronte alle nuove sfide imposte dall’Intelligenza Artificiale.

Papa Leone è consapevole di trovarsi di fronte a una trasformazione simile a quella dei tempi della Rerum Novarum, con conseguenze anche più drammatiche sottolineando che sta cambiando anche il modo di fare la guerra. “Magnifica Humanitas è nata dall’ascolto, proprio come fece Leone XIII”, “Ho ascoltato scienziati e ingegneri… leader politici e funzionari pubblici… genitori e insegnanti profondamente preoccupati per il futuro delle giovani generazioni”.

“Altre voci, molto inquietanti, mi hanno anche raggiunto riguardo a sistemi d’arma sempre più autonomi, praticamente al di fuori di qualsiasi controllo umano efficace”, ha reso noto inoltre il Pontefice: “Ho sentito racconti molto preoccupanti di algoritmi che possono bloccare l’accesso a cure sanitarie, lavoro e sicurezza sulla base di dati contaminati da pregiudizi e ingiustizie. E ho udito il silenzio di coloro che non hanno voce quando vengono prese decisioni — decisioni destinate a generare nuove forme di esclusione e sofferenza”. Per questo “L’intelligenza artificiale deve essere disarmata”, “liberata da logiche che la trasformano in uno strumento di dominio, esclusione o morte”. “Come l’energia nucleare, deve essere al servizio di tutti e del bene comune”.

“Le decisioni sulla tecnologia non devono mai essere separate dalla coscienza e dalla responsabilità”, per cui è necessaria una vigilanza continua poiché  “La pace, non semplicemente l’assenza di guerra, è la giustizia in azione. Ma quando la tecnologia indebolisce il nostro senso critico, la pace stessa è a rischio”. “Disarmare, tuttavia, non basta”, “Dobbiamo costruire”. Significa riparare legami, restaurare la fiducia e risvegliare la speranza nel futuro, nessuno ricostruisce da solo”. Di fronte ai tanti guai del momento il Papa propone la figura del profeta Neemia, e la pone al centro dell’enciclica. “Davanti alle mura distrutte di Gerusalemme raduna persone scoraggiate per portare alla rinascita”. “Nessuna persona può essere lasciata ai margini della trasformazione digitale”.

Giovanni Barbieri