Una salamandra e una rana nelle  chiese di Mulazzo

In San Martino alla base di una colonna; nell’oratorio di San Rocco, ai piedi del centro storico, scolpita nell’acquasantiera

L’antica chiesa di San Martino, nel perimetro cimiteriale di Mulazzo

Entri nella chiesa cimiteriale di san Martino a Mulazzo: ti affascina la desolante solitudine delle splendide colonne con eleganti capitelli quattrocenteschi e ti chiedi che ci fanno lì: chi mai le ha volute quelle colonne da chiesa importante, abbandonata per secoli e oggi chiesa cimiteriale?

I committenti furono i Malaspina, che forse ambivano a farne una pieve, svincolandosi dalla secolare dipendenza dalla pieve di Sorano? San Martino doveva essere stata da tempo la chiesa di rappresentanza della capitale dei territori dello Spino Secco, posta sul percorso di quell’antica strada delle pievi della sponda destra della Magra che scendeva dal Borgallo, da Vignola, Saliceto e proseguiva per Pieve di Castevoli.
Poi, se non bastasse il mistero delle origini di questa chiesa ecco che alla base di una colonna, scopri una piccola scultura, una salamandra alla quale quasi nessuno fa caso, che reca un messaggio che nessuno oggi capisce. È una parola incisa in un cartiglio che stringe nella zampa di sinistra: “una fede”. Che sia la firma dello scultore delle colonne o altro, certamente è una sicura testimonianza di fede e di forza che la salamandra esprime.

La salamandra scolpita sulla base di colonna in San Martino

Lo Zoar, il testo profetico ebraico, spiegava che l’uomo interiore si purifica simbolicamente nel fuoco della fede, come la salamandra si lava tra le fiamme, le attraversa senza morire.
Due enormi salamandre che eruttano lingue di fuoco le troviamo a Roma sulla facciata di San Luigi dei Francesi. La prima, sulla sinistra, è accompagnata dal motto: “nutro e spengo”, l’altra “sarà la luce dei cristiani nel fuoco”.
Inoltre, sempre in ambito cristiano, la salamandra diventa il simbolo stesso del Cristo, come annuncia Lui stesso nel Vangelo di S. Luca (12,49): “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra e come vorrei che fosse già acceso!”

La rana ricavata sul fondo dell’acquasantiera nell’oratorio di San Rocco

Se ti allontani da san Martino e raggiungi l’oratorio di san Rocco nel catino della vasca dell’acquasantiera trovi un anfibio: è difficile capire se si tratti di un’agile rana o di un più probabile rospo.
Per gli antichi Cristiani in origine la rana era un simbolo della Santa Trinità, dedotto dall’osservazione dei tre stadi che la rana attraversa nella sua evoluzione da uova a girino ed infine ad anfibio, ma poi a volte si è creduto che avesse familiarità col maligno e, quindi dovesse essere esorcizzata nell’acqua santa.
Il rospo simboleggiò, più della rana, Satana e gli spiriti diabolici e nel Medioevo è raffigurato, talora ancora associato alla rana, nelle scene infernali, come lo vediamo nel portale della cattedrale gotica di Bourges, nel cuore della Francia.
Nel Medioevo al rospo verranno attribuite “la voluttà degli appetiti sensuali”, la velenosità, la bruttezza, e l’idea stessa di morte e dannazione, ma qui a San Rocco, immersa nell’acqua benedetta, la rana ci ricorda il nostro passaggio nell’acqua salvifica e liberatoria del sacramento del battesimo.
Per i cristiani la rana, che da uova si trasforma in girino e infine in rana richiama la trasformazione e rinascita del cristiano attraverso il battesimo. Nell’oratorio di San Rocco può essere considerata simbolo della Santissima Trinità e della Risurrezione.

Riccardo Boggi