Il lupo è tornato: la difficile convivenza con l’uomo

Protagonista di fiabe e leggende, scomparso per decenni dopo una caccia spietata, oggi popola di nuovo tutta la Lunigiana, dalla montagna al fondovalle

C’è una figura del mondo animale che da sempre popola l’immaginario collettivo e la nostra cultura e che oggi, dopo alcuni decenni, è tornato a popolare anche la realtà quotidiana di tutti noi; sì, perché come ormai è ben noto a tutti, il lupo abita di nuovo quei territori dell’Appennino che per secoli lo avevano visto astuto predatore, entrato in conflitto con la gente delle nostre valli fin dai primi secoli del Medioevo, quanto i rispettivi ambienti avevano iniziato a sovrapporsi.
Un interessante pomeriggio di conoscenza e approfondimento è stato quello organizzato a Terrarossa nel ciclo di incontri “Sabato con il personaggio”: provocatorio il titolo, “Il lupo cattivo”, cioè il “predatore per antonomasia, infido e perfido protagonista di storie e fiabe, da sempre vilipeso e perseguitato. La verità sul leggendario nemico dell’uomo”.
Un tema, quello del lupo, che suscita grande interesse in una fascia sempre più vasta di popolazione, divisa tra opposti sentimenti, ma anche desiderosa di essere informata correttamente, in un presente nel quale si moltiplicano le denunce per le ripetute incursioni di lupi, sempre più numerosi, autori di “visite” anche nei pressi degli abitati, e autori di frequenti aggressioni ad animali domestici e al bestiame al pascolo.
Nell’incontro di Terrarossa, introdotto da Paola Fregosi e da Fabio Pilade Paolo Milani, è stato possibile approfondire vari aspetti legati alla presenza del lupo in Lunigiana: quello culturale con l’etnologa Rossana Piccoli, quello “naturale” con il biologo Paolo Bongi, quello del comportamento con l’accompagnatore del CAI di Massa Gianluca Riccardi.
Del 1971 è la prima legge nazionale di tutela del lupo che, dal 1976 e fino a poche settimane fa ha goduto di protezione integrale; il recente declassamento di tale protezione, approvato dall’Unione Europea, non apre (per ora…) a prospettive di ritorno alla caccia al lupo, ma è sentore che qualche cosa sta cambiando.
Ma restano comunque lontane nel tempo e irripetibili quelle cronache di pochi decenni fa che descrivevano, anche in Lunigiana, la figura del “luparo”, cioè colui che, fin dal Medioevo, frequentava anche i nostri paesi perché incaricato di abbattere quei lupi un po’ troppo invadenti, protagonisti di attacchi al bestiame e accusati di minacciare l’incolumità di donne, uomini e soprattutto dei bambini.

Luigi Paglione, cacciatore e “luparo” (qui con una vittima imbalsamata sulle spalle) che dal 1908 al 1923 in Abruzzo avrebbe ucciso 57 lupi (foto da Wikipedia)

Si trattava di un cacciatore abile ed esperto, spesso superstizioso, che si misurava con un predatore astuto ma comunque destinato a soccombere, imprigionato nelle trappole o di fronte alle canne dei fucili.
Era quello il momento nel quale iniziava un vero e proprio rito: il luparo imbalsamava la vittima (spesso con le fauci aperte per mostrare quella sua ferocia ormai sconfitta per sempre), se la caricava sulle spalle e iniziava il suo itinerario lungo le vie degli paesi vicini, reclamando un compenso, una sorta di riscossione della “taglia” per quel “ricercato” a quattro zampe.
Quelli che riceveva erano pagamenti in natura, in cambio dei quali rilasciava un ciuffetto di pelo del lupo, quasi fosse la ricevuta del “debito” saldato; inoltre, al termine del percorso, venivano tagliate le orecchie alla povera bestia imbalsamata per evitare che fosse riutilizzata per nuove riscossioni.
Ma da dove nasce il conflitto lupo-uomo? Dalla ferocia del primo o dalla paura del secondo? Nasce, in realtà, dalla frequentazione dello stesso ambiente; fino a quando le popolazioni delle aree collinari e montane hanno abitato il fondovalle l’incontro ravvicinato era alquanto raro e il pericolo era limitato agli animali.

Stefano di Giovanni di Consolo detto il Sassetta: “Il lupo di Gubbio”, Londra, National Gallery (foto da Wikipedia)

Dal Medioevo anche la montagna ha iniziato ad essere colonizzata: basti pensare alla Lunigiana dove gli abitati si sono spinti fino a mille metri di altitudine. Qui il conflitto è diventato evidente e lo scontro inevitabile: il lupo ha avuto la peggio e da decenni era scomparso dal nostro Appennino, con poche decine di esemplari sopravvissuti in aree isolate nell’Italia centro-meridionale.
Da dove sono, lentamente, tornati e oggi popolano di nuovo quei territori da dove la caccia indiscriminata li aveva eliminati. E ora il conflitto si ripropone, forse ancora più acceso visto che studi scientifici dimostrano come non esistano più territori di rispettiva competenza, ma tutto il comprensorio della Lunigiana è habitat comune.
Il progressivo abbandono da parte dell’uomo del bosco e delle “terre alte” con la crescente disponibilità di prede (caprioli e cinghiali soprattutto) hanno favorito l’aumento del numero dei lupi negli ultimi venti anni.
Oggi, dunque, il lupo non popola solo la collina o la montagna, ma anche il fondovalle della Magra come dimostrano i ripetuti avvistamenti. Da tempo lupo e uomo condividono lo stesso territorio e l’animale si avvicina sempre di più anche ai paesi: ormai gli è chiaro che vicino alle case ci possono essere facili prede come gli animali domestici (gatti e cani di piccola taglia compresi) ma anche quei rifiuti che ogni giorno si accumulano spesso in modo disordinato (e incivile…) attorno a quelle che chiamiamo “isole ecologiche” ma che diventano non di rado piccole discariche.
Se nel 2014 – è stato sottolineato a Terrarossa – la presenza era ancora confinata in montagna o alta collina con 6 branchi per un totale di una trentina di esemplari, oggi gli avvistamenti dimostrano la presenza di piccoli gruppi di lupi anche attorno ai paesi lungo le direttrici principali della Lunigiana.
Un territorio dove, del resto, i suoi antenati erano già stati molti secoli fa, prima che ci fossero gli insediamenti dell’uomo.
Un “ritorno” che impone di riflettere per capire come possa essere gestita questa convivenza, avendo ben presente che il lupo non considera l’uomo una preda e che, a sua volta, l’uomo non può di nuovo trasformarsi in “luparo”.

Paolo Bissoli