Il Vescovo Fra’ Mario in Concattedrale a Pontremoli per la celebrazione del Natale
Nel pomeriggio della Solennità del Natale del Signore, durante la celebrazione dei secondi vespri, a Pontremoli la Concattedrale ha ospitato la S. Messa pontificale presieduta dal vescovo mons. Mario Vaccari. Alla celebrazione ha partecipato un buon numero di fedeli mentre il canto è stato curato dalla Corale Santa Cecilia che ha accompagnato l’assemblea nei diversi momenti della liturgia.
Al centro della celebrazione l’omelia del Vescovo ha proposto una riflessione sul significato del Natale, mettendo in continuità il tempo dell’Avvento con il mistero dell’Incarnazione.
Mons. Vaccari ha richiamato il cammino delle quattro domeniche e delle ferie di Avvento come un tempo educativo dello sguardo e del cuore, orientato verso i “tempi ultimi” e segnato dalla tensione tra il “già” e il “non ancora”.
Il Natale – ha sottolineato – non rappresenta una fuga dal presente né una consolazione emotiva ma l’ingresso concreto di Dio nella storia dell’uomo. A partire dall’annuncio del profeta Isaia “Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce”, il Vescovo ha evidenziato come l’attesa del popolo di Israele, espressa nella preghiera dell’Avvento e nelle grandi invocazioni delle antifone “O”, trovi compimento nella nascita del Figlio di Dio.
Quel bambino deposto nella mangiatoia è il Messia atteso, il Figlio donato all’umanità, nel quale la promessa di salvezza diventa presenza reale.

La riflessione si è soffermata in modo particolare sulla logica della piccolezza, cifra fondamentale della rivelazione cristiana. Dio sceglie di manifestarsi non nella potenza o nello splendore, ma nella fragilità di un bambino, nel silenzio della notte, in una grotta ai margini di Betlemme, perché non c’era posto per loro nell’albergo.
In questa scelta si rivela lo stile di Dio, che continua a parlare e ad agire nel nascondimento e nella discrezione. Richiamando il magistero della Chiesa e la tradizione spirituale francescana, mons. Vaccari ha ricordato che il Regno di Dio non si impone, ma cresce come un piccolo seme gettato nella terra.
È una prospettiva che interpella il mondo contemporaneo, spesso segnato dalla competizione, dal conflitto e dalla ricerca di affermazione. Il Natale pone una domanda radicale: “quale grandezza salva davvero l’uomo”?
Davanti al presepe, ha concluso il Vescovo, la comunità cristiana è chiamata a riscoprire il valore del silenzio, dell’umiltà e della prossimità verso i piccoli e i poveri, verso coloro che faticano a ritrovare senso e speranza.
È in questa logica che Dio ha scelto di incontrare l’umanità. La celebrazione si è conclusa nel raccoglimento e nella preghiera, affidando alla comunità diocesana il messaggio centrale del Natale: Dio entra nella storia non attraverso la forza, ma nella semplicità e nella fragilità della condizione umana. Un invito, rinnovato dalla parola del Vescovo, a tornare al presepe come luogo di discernimento e di conversione, per una Chiesa chiamata a testimoniare il Vangelo nella concretezza della vita quotidiana.
Fabio Venturini



