Riflessioni sulla “Dilexit te”, l’esortazione di Papa Leone XIV – capitolo quinto
Papa Leone in Dilexi te sottolinea come l’attenzione ai poveri non è un’attività marginale, ma una parte essenziale e ininterrotta della bimillenaria storia e della Tradizione della Chiesa; l’amore per i poveri, potremmo dire, è la cartina tornasole della nostra fedeltà al Vangelo.
I poveri non sono un mero problema sociale, ma una “questione familiare”, e in quanto “carne di Cristo” sono una parte privilegiata del popolo in cammino. Il quinto capitolo di Dilexi te ci ripresenta l’icona del Buon Samaritano.
Di fronte all’uomo ferito e abbandonato, il cristiano è chiamato a non voltare lo sguardo, superando l’indifferenza e riconoscendo nel volto del bisognoso un essere umano con la stessa dignità, un fratello; e ci chiama ad essere una Chiesa – locanda, o come avrebbe detto Papa Francesco, quell’ospedale da campo in cui ognuno trova cura e accoglienza.
I poveri, nel silenzio della loro condizione, sono maestri che evangelizzano e ci pongono di fronte alla nostra povertà e fragilità, rivelando l’inconsistenza di una vita solo apparentemente sicura. Essi non sono destinatari passivi, ma una voce profetica che spinge la Chiesa a rivedere le sue priorità e a riconoscere che la povertà è spesso o quasi sempre mancanza di relazioni.
La nostra Caritas Diocesana traduce questo amore (il “Ti ho amato” della Dilexi te) in un servizio di accoglienza e prossimità sul territorio, mettendo la persona al centro. Sebbene le parrocchie restino il primo presidio, il cuore operativo è costituito dai Centri di Ascolto vicariali, che permettono di leggere i bisogni in modo capillare e di affrontare problemi abitativi, lavorativi, sanitari ed economici.
Per riprendere l’icona del samaritano, sono “locande” in cui le persone trovano accoglienza i nostri centri vicariali, le mense, le Accoglienze notturne di Massa e Aulla, la Casa della Lugnola a Carrara. Luoghi in cui grazie al lavoro quotidiano di volontari, chi è nel bisogno trova mani tese e sguardi che restituiscono umanità.

In questa stessa direzione va la collaborazione tra Caritas e ufficio scuola diocesano per il progetto “Ed io avrò cura di te” che accompagna i ragazzi nel volontariato e per il percorso educativo sulla giustizia che porta gli studenti delle superiori a incontrare detenuti nel carcere di Massa, educando alla responsabilità sociale, al riscatto e al perdono.
La pastorale carceraria, coordinata da Caritas, si basa su accoglienza, solidarietà e reintegrazione. Progetti come “Rinascita” per le ragazze detenute a Pontremoli uniscono formazione, laboratori e reinserimento sociale per offrire opportunità concrete di riscatto. La Chiesa si pone accanto alla persona detenuta senza giudicare, accompagnando passo dopo passo.
Alla base di ogni progetto che possiamo pensare, Dilexi te ci ricorda che è l’amore quella profezia che dà senso ad ogni nostro fare. Sia attraverso l’impegno per cambiare le strutture ingiuste, sia attraverso un gesto di aiuto semplice e personale, si permette al povero di sentire che le parole di Gesù – “Io ti ho amato” – sono per lui.
Don Maurizio Manganelli
direttore della Caritas Diocesana



