Domenica, 7 dicembre, ad Albareto, la solenne celebrazione per il passaggio sotto la diocesi di Piacenza-Bobbio. Si conclude così un lungo cammino che ha attraversato i secoli e plasmato anime e paesi
La chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta ad Albareto
Con il passaggio, domenica 7 dicembre, delle tre parrocchie dell’Alta Val Taro di S. Maria Assunta in Albareto, San Michele Arcangelo in Gotra e S. Maria Assunta in Buzzò dalla Diocesi di Massa Carrara – Pontremoli a quella di Piacenza – Bobbio si conclude un lungo cammino che ha attraversato secoli, storie, mutamenti culturali, dominazioni, confini di popoli e di epoche.
Un cammino che ha plasmato anime e paesi, che ha permesso incontrie un intreccio vivo di fede. Non si tratta di un atto soltanto amministrativo ma di un passaggio che porta con sé un’eco millenaria di storia religiosa, radicata in una cristianizzazione che trae origine nell’alto medioevo, attraversando valli, crinali e comunità montane. Un passaggio che rimanda al ricordo di quella che fu l’antica diocesi di Luni e all’evangelizzazione ad opera dei monaci del monastero di Bobbio. Il territorio dell’alta val di Taro fu fulcro di itinerari di evangelizzazione che portarono alla fondazione delle pievi, centri amministrativi e luoghi di incontro, che restano custodi di memoria e tradizioni locali. Le pievi, le terre condivise e le dedicazioni a santi “meno comuni” testimoniano una cristianizzazione stratificata e complessa.
Le parrocchie coinvolte si collocano su un territorio da sempre cerniera culturale e spirituale: tra Appennino e mare, tra cultura lunigianese, parmense e padana. Una terra attraversata dai Longobardi, modellata dai Malaspina, animata dalle abbazie benedettine e dalle missioni di frati itineranti. Questo movimento non è stato mai solo geografico: è stato spirituale e umano.
La chiesa di Santa Maria Assunta a Buzzò, nel territorio comunale di Albareto
Lo testimoniano i sacerdoti che, nei secoli più recenti, hanno servito indifferentemente parrocchie lunigianesi e della valle parmense, creando ponti pastorali e affettivi ancora oggi ricordati con gratitudine. Tra questi spiccano don Paolo Tomaselli, che fu anche parroco nel comune di Casola Lunigiana, e don Agostino Orsi, parroco nelle Valli di Zeri, a Teglia, alla SS. Annunziata e a Scorcetoli. Ma anche il can. Sergio Simoncelli, attuale cappellano dell’ospedale di Pontremoli, che negli anni ‘60 fu parroco di Gotra. E poi il can. mons. Renato Fugaccia che per decenni ha retto le tre comunità, insegnando anche tra i banchi del Liceo Vescovile di Pontremoli.
Il decreto n. 657/2025, emesso il 16 ottobre scorso dal Dicastero dei Vescovi, chiude l’ultimo capitolo che attraversava l’eredità della diocesi di Luni (e la presenza della nostra chiesa, lunense prima ed apuana poi) in terra valtarese. Ma ogni fine, per la Chiesa, è anche un nuovo inizio.
La facciata della Cattedrale di Piacenza
Le comunità riceveranno la cura pastorale di mons. Adriano Cevolotto, vescovo di Piacenza – Bobbio, mentre don Enrico Zazzali, in qualità di amministratore parrocchiale, è chiamato a servire una realtà di tradizioni consolidate e energie nuove, pronte a incontrarsi con il cammino di una diocesi vasta e antica. Le tre parrocchie lasciano così la provincia ecclesiastica di Pisa per entrare nella giurisdizione dell’arcidiocesi di Modena-Nonantola, divenendo parte della Regione Ecclesiastica Emilia-Romagna.
La diocesi apuana vede invece finalmente una definizione territoriale, coerente con quanto auspicato fin dall’unità d’Italia e dai Patti Lateranensi: un territorio in cui vi sia una sola provincia e un’unica diocesi.
Un percorso che chiude una storia ma che, al tempo stesso, permette di guardare avanti con serenità, consapevoli che ciò che è stato non si perde. Un futuro che, pur nelle nuove giurisdizioni, continuerà a mantenere vive le radici profonde della fede e della cultura lunense, testimonianza di un cammino che, pur cambiando forma, non smette mai di essere fecondo. Un futuro che mira ad una presenza più costante sul territorio e ad una vicinanza più presente e concreta alle necessità delle persone.
Già nel 2003 cedute a Piacenza
le parrocchie di Baselica e Valdena
Il Duomo di Pontremoli in una foto dei primi anni del Novecento
La storia della diocesi di Pontremoli è un lungo percorso di definizione territoriale che affonda le radici nella storia di diverse realtà locali. Prima ancora della sua istituzione ufficiale, Pontremoli aveva assunto un ruolo centrale nella vita ecclesiale dell’appennino in quanto i vescovi di Brugnato risiedettero stabilmente nel rione cittadino di San Pietro. Questa presenza preparò il terreno per la futura autonomia.
Dopo oltre tre secoli di attesa e l’elevazione al rango di città, nel 1787 Pontremoli fu eretta in diocesi autonoma. Essa raccolse il territorio dall’antica diocesi di Luni, da comunità di crinale e parrocchie di borghi, segnati dall’incrocio tra Toscana, Liguria ed Emilia. Inizialmente contava 129 parrocchie che poco dopo divennero 121, col passaggio a Pisa di alcune località del comune di Serravezza.
La facciata del Duomo di Pontremoli (Foto Studio di Architettura ARA12)
Nel 1853 Pio IX dispose che 59 comunità passassero dalla diocesi di Pontremoli a quella di Massa che, a sua volta, gliene cedeva 18 (in realtà questo scambio non avvenne mai completamente). Tra il 1854 e il 1855 le parrocchie di Albareto, Gotra e Buzzò e di Baselica e Valdena (nel comune di Borgotaro) passarono dalla diocesi di Luni-Sarzana – Brugnato a Pontremoli.
Nel 1955 le parrocchie di Albiano M. e Caprigliola passarono alla diocesi di Spezia e poi a quella massense. Nel 1988 vi fu la nascita dell’attuale diocesi di Massa Carrara-Pontremoli. Nel 1992 vennero cedute all’arcidiocesi di Lucca ben 106 parrocchie nel territorio di Garfagnana.
Nel 2003 passarono alla diocesi di Piacenza – Bobbio le parrocchie di Baselica e Valdena. L’attuale cessione delle parrocchie di Albareto, Gotra e Buzzò a Piacenza–Bobbio conclude un cammino in cui la componente pontremolese ha assunto un profilo sempre in continuità con una storia di adattamenti e fedeltà al proprio territorio. La nostra diocesi conterà ora 241 parrocchie.