Dilexit te: “Donaci occhi per vedere le necessità dei fratelli”

Pubblicata “Dilexit te”, prima Esortazione Apostolica di papa Leone XIV sul tema della povertà

(Foto Vatican Media/SIR)

A cinque mesi dall’inizio del pontificato, papa Leone XIV ha pubblicato la sua prima Esortazione Apostolica, Dilexit te, riprendendo un testo che aveva già iniziato a comporre papa Francesco. Al centro del documento pontificio è posta l’attenzione verso i poveri.
Il titolo, ripreso da un passo degli Atti degli Apostoli, richiama l’ultima enciclica di papa Francesco, Dilexit nos, sull’amore umano e divino del cuore di Gesù Cristo. Papa Leone ha desiderato porre l’attenzione nuovamente sul tema della povertà non solo intesa come mancanza di beni materiali, ma come stato di sofferenza.
L’Antico Testamento, infatti, è denso di episodi in cui Dio si mostra benevolo nei confronti del povero che grida aiuto: nell’Esodo Dio vede il dolore del popolo d’Israele oppresso dal faraone e lo visita per liberarlo. Un gesto di amore totale, come quello della donna che cosparge di profumo i piedi di Cristo, incompreso, ma richiesto a tutti i cristiani perché, come scrive il papa, la carità è il nucleo incandescente della missione ecclesiale.
Dio, infatti, ha a cuore specialmente il debole e l’oppresso, cui non va riservata una buonistica azione filantropica volta alla pulitura della coscienza: qualsiasi bisognoso, infatti, deve incontrare Cristo nel cristiano che si prende cura di lui come un fratello. È Cristo stesso che ha condiviso la radicalità della povertà umana per donarci la libertà di figli. È nella relazione con Dio, intessuta dal culto, che il cristiano riceve il dono di uno sguardo che sappia vedere le necessità dei fratelli bisognosi.
Cristo, sommo bene, chiede una rinuncia ai beni terreni non per richieste di pauperismo e di finta umiltà: chiede che sia riconosciuta la vacuità e la transitorietà del possesso terreno per avere lo sguardo verso i beni eterni. Papa Leone ricorda la testimonianza di San Lorenzo, che, invitato a portare di fronte ai romani i beni della Chiesa, portò i poveri perché, come insegna Sant’Ambrogio, Cristo si mostra in loro.
Il papa chiede ai cristiani di tornare a considerare la prassi della Chiesa antica: forte è il monito a non separare il proprio credo da un’azione volta ai fratelli perché, secondo l’insegnamento di San Giovanni Crisostomo, è necessario continuare l’Eucaristia nell’amore del povero, che, come afferma Sant’Agostino, è presenza sacramentale del Signore. Papa Leone dedica ampio spazio alle differenti povertà del mondo contemporaneo, andando a congiungerle con quelle dei secoli passati, mostrando che l’azione della Chiesa ha sempre privilegiato il sofferente, il più delle volte occupando il posto lasciato vuoto dagli stati.
È nella cura degli ammalati che si tocca la carne sofferente di Cristo e che si è invitati ad amare il Signore laddove è sfigurato: depressione, indifferenza, disturbi alimentari, sfiducia, apatia, burnout sono i mali di cui sentiamo maggiormente parlare, spesso proprio perché sempre più giovani ne sono affetti.

Papa Leone XIV (Foto Vatican Media/SIR)

Ebbene, il papa chiede che a loro vada dimostrata l’attenzione del cristiano, che si fa carico della sofferenza del fratello, in cui incontra Cristo sofferente. È l’ammalato che evangelizza il cristiano che si fa suo cireneo perché Cristo continua a morire e risorgere negli ultimi, da servire con amore, quali uniti intimamente a Gesù crocifisso.
Sull’esempio di Santa Teresa di Calcutta, sposa di Cristo sofferente, il papa ci invita a servire i poveri con amore gratuito perché Dio si incontra nel sofferente, cui è necessario dare dignità, come sempre ha fatto la Chiesa, nonostante le sue debolezze. Interessante è il passaggio del papa sulla vita dei monaci, che scelgono di fuggire dal mondo per incontrare Cristo povero: nella vita comunitaria i monaci sono a scuola di carità che si esprime mirabilmente nel lavoro per i confratelli, ma soprattutto nell’ospitalità per tutti.
Nel corso dei secoli, infatti, i monaci hanno saputo essere lievito di una nuova civiltà, considerando il povero non un problema da risolvere o ignorare, ma un fratello da accogliere e da istruire. La carità cristiana infatti è liberatrice, non è un mero servizio sociale: proprio nell’istruzione, tanto vituperata oggi, il papa riconosce un servizio al regno di Dio perché, per mezzo della formazione integrale e della promozione umana, la fede e la cultura possono costruire una società migliore. Il papa invita tutti i cristiani a non mettere limiti all’amore cristiano, che è per l’impossibile, ma a prorompere di amore per i fratelli sofferenti, vincendo ogni indifferenza per la trasformazione della società.

Riccardo Bassi