Mille presenze in San Caprasio nelle dieci conferenze: un vero record

Un successo straordinario: non ci può essere altro giudizio per le “Notti dell’Archeologia” di Aulla edizione 2025. E sì che da quelle parti ai successi sono abituati: in un quarto di secolo le scoperte in quella che era l’antica Abbazia hanno portato ad una rivoluzione nello studio del Medioevo lunigianese e la valorizzazione del luogo e dei suoi reperti (Museo, Ostello, luogo di cultura e di accoglienza a tutto tondo) hanno fatto del complesso di San Caprasio un punto di riferimento imprescindibile del territorio.
E anche una sorta di “marchio di qualità”: vale la pena di partecipare a quello che vi accade e quello che vi si organizza vale la pena di essere condiviso.
Il dott. Riccardo Boggi, direttore del Museo e anima infaticabile delle “Notti” aullesi ha un ringraziamento per tutti, a cominciare dalle oltre mille presenze registrate nelle dieci conferenze ospitate nel mese di luglio.

“È vero – commenta Boggi – si tratta di numeri difficili da prevedere, ma che abbiamo raggiunto grazie al lavoro e al contributo indispensabile di molte persone: penso a tutte le associazioni che hanno collaborato, al gruppo di volontari che hanno lavorato gratuitamente ogni giorno e ogni sera; penso allo chef Rolando Paganini che ci ha regalato due splendide sorprese con il Pane del Pellegrino e i Biscotti di Ildegarda; penso alla ditta Benettini che ha messo a disposizione il palco, alla famiglia Clementi che ci ha donato la China per i relatori, alla Cantina Lunae di Bosoni per il vino, graditissimo da tutti gli ospiti”. Un grazie particolare all’artista Ottavio Bazzoni, creatore di un oggetto unico, che solo chi maturerà particolari meriti in San Caprasio potrà vantarsi di avere; il primo è stato consegnato l’ultima sera al dott. Nannetti per quanto ha fatto nell’Abbazia negli anni alla Soprintendenza di Lucca.

“Per quanto riguarda il successo di pubblico credo che ci siano più fattori – aggiunge Boggi – primo fra tutti la qualità dei relatori unito alla indubbia bellezza del luogo. Penso che in venti anni si sia creata una consuetudine e anche che questo luogo abbia in sé una sorta di ‘magia’, di atmosfera familiare dove tutti si sentono a proprio agio, dove ci si ritrova con piacere e dove non ci sono mai brutte sorprese”.
E in questo ambito un grazie particolare al parroco del recente passato, don Giovanni Perini, che, sottolinea Riccardo Boggi, ha dato un contributo formidabile alla creazione della “famiglia” di San Caprasio, rendendo quell’ambiente accogliente, aperto a tutti, a laici e a religiosi, a credenti o meno. Un’accoglienza che continua.
E per la prossima edizione? Troppo presto per parlarne, ma qualche idea c’è già. “Mi piacerebbe dare più spazio e valorizzare giovani studiosi e ricercatori – conclude – vedremo che cosa ci riserverà il futuro”.
(p. biss.)



