Le reazioni locali alla pubblicazione del Piano Strategico per le aree interne

Anche in Lunigiana non sono mancate le reazioni rispetto al “Piano Strategico per le aree interne” di cui sul Corriere Apuano ci siamo già occupati in un recente articolo.
Da un punto di vista demografico, quello che ha generato le ormai note considerazioni sulle aree destinate ad essere guidate “in un percorso di spopolamento irreversibile”, in quanto “non possono porsi alcun obiettivo di inversione di tendenza” e quindi bisognose “di un piano mirato che le accompagni in un percorso di cronicizzato declino e invecchiamento” il documento del governo non specifica quali territori rientrano in questa categoria e se il nostro sia tra questi.
La sindaca Folloni: “un affronto a chi ha scelto di restare”

Ma la realtà critica di diversi comuni montani della Lunigiana e il peso dei tagli che hanno alimentato il senso di abbandono degli ultimi decenni, ha generato la reazione forte di Annalisa Folloni, sindaca di Filattiera, che nelle settimane scorse ha denunciato come “si decide di pianificare il declino di centinaia di territori della nostra repubblica, rinunciando a priori alla possibilità di prendere decisioni strategiche e di lungo termine che influenzino la direzione di un paese e delle sue realtà più vulnerabili, come molti Comuni della Lunigiana”.
La prima cittadina filattierese ha esplicitamente dichiarato che “proclamare che non si investirà più per trattenere giovani generazioni o per sviluppare servizi è un affronto a chi ha scelto di restare. A chi lavora, insegna, cura, coltiva e mantiene vive intere Comunità. Non abbiamo bisogno – prosegue Folloni – di piani che certificano la resa e la rinuncia al futuro dei nostri territori, delle nostre comunità e identità, ma di programmi a lungo termine e accesso a fondi dedicati”.
Giovannelli (Parco dell’Appennino Tosco-Emiliano): “non esistono territori e paesi condannati alla scomparsa”

Anche il presidente del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-emiliano, Fausto Giovannelli, è intervenuto sul tema, prendendo spunto dalla festa per i 30 anni di Montagna Verde. Nel ricordo della “grande lezione di Apella”, Giovannelli ha dichiarato sui suoi canali social che “non esistono territori e paesi condannati alla scomparsa, se ci sono amore, persone di valore, idee giuste e un po’ di fortuna. Apella, come Succiso e Rigoso, rappresenta la speranza non solo di sopravvivenza ma anche di progetti d’impresa e di vita e lavoro di qualità in territori lontani dai centri e a rischio di abbandono”.
Solo pochi giorni prima, a margine di un convegno sul futuro dell’Appennino, Giovannelli, che per la sua carica può essere considerato uno dei massimi conoscitori della nostra montagna, ha osservato che “dopo decenni di emorragia delle risorse umane, il trend è cambiato. Al flusso unidirezionale di popolazione in uscita, sta subentrando una realtà di flussi bidirezionali, di persone che entrano e di persone che escono”. L’equilibrio numerico tra chi emigra e chi immigra, è la tesi del presidente del Parco, nasconde punti di vista assai diversi circa le motivazioni, l’età delle persone, le capacità professionali, la cultura, l’etnia. In sintesi, i territori montani vivono un’epoca di decadenza “ma anche rinnovamento e rigenerazione”.
I numeri portati da Giovannelli per il periodo 2019-2024 rendono più chiaro il concetto: “l’Appennino reggiano nel suo insieme ha avuto 1.500 nuovi residenti contro 1.198 cancellati”. Sono numeri, secondo l’ex senatore, che mostrano che “l’ Appennino non sta morendo, sta cambiando”.
Segni di speranza per il nostro territorio?

Anche in Lunigiana, come in molte altre valli alpine ed appenniniche, vi sono segni di cambiamento: è presto per analizzare nel dettaglio i dati demografici, ma nuovi residenti si stanno affacciando al nostro territorio, alcuni discendenti dei lunigianesi emigrati generazioni prima, altri attratti da un cambiamento di vita; non si tratta soltanto di stranieri, ma di una realtà più complessa, indotta da progetti espliciti di ripopolamento, ma anche figlia di una tendenza che accomuna diverse aree montuose italiane;
In questo contesto, vi sono comuni lunigianesi che per la prima volta dopo decenni hanno chiuso il saldo demografico con il segno “più”. Dietro questi numeri ci sono delle motivazioni, delle aspettative, un vissuto precedente, che è necessario analizzare e conoscere per capire come il tessuto sociale del territorio sta cambiando e come questo cambiamento può essere guidato per garantire sviluppo e qualità della vita. Certamente le tante criticità che anche noi spesso raccontiamo, permangono: nella sanità, nella scuola, nei trasporti e nei servizi pubblici. Ma flebili segnali di un’inversione di tendenza si stanno manifestando ed è importante che la società lunigianese sappia coglierli e comprenderli.
(Davide Tondani)



