Volge al termine il mese mariano: una devozione, quella per Maria, che coinvolge l’intero territorio diocesano

Dal santuario della Madonna della Guardia al passo della Cisa (che seppur in diocesi di Parma è parte della nostra cultura) a quello dell’Ausiliatrice ai Quercioli di Massa. Dal santuario mulazzese della Madonna del Monte a quello della Madonna di Reggio a Fivizzano, senza dimenticare il santuario della Madonna della Neve al Gaggio di Podenzana e una visita alla Grotta di Lourdes, cuore pulsante dello zerasco.
E ancora i “santuari” di Pontremoli: la SS. Annunziata (che col suo tempietto accoglie turisti e fedeli all’estremità cittadina), l’oratorio di Nostra Donna e il luogo più illustre di amore per la Madonna, la Concattedrale, dove si venera la dolce Regina del Nostro Popolo.

Quella del nostro territorio per la Vergine Maria è una vera e propria storia di venerazione. È storia di tradizione e fede, di apparizioni e protezione, di salvezza e grazia che intrecciano leggende e miracoli. Il pellegrinaggio ai luoghi mariani ci ricorda la povertà di tante persone delle nostre vallate che con amore hanno custodito quei luoghi di culto.
Il periodo dell’anno in cui si è sempre manifestata in modo speciale la devozione a Maria è il mese di maggio, nel quale siamo soliti ritrovarci per la recita del S. Rosario. In esso si meditano i misteri della vita di Maria e si sperimenta la fiducia di un popolo che la riscopre come Madre, salvezza e consolazione.
Guardando alla vita di Maria, prima pellegrina di speranza, vediamo come ci introduce anche al Giubileo che stiamo vivendo. Maria è infatti pellegrina fin da quell’Eccomi che rivolge nella semplicità della sua casa.

È pellegrina quando si fa carico di quel Figlio che lo Spirito Santo ha generato in Lei ed è pellegrina quando intercede perché alle nozze di Cana non venga meno il vino, cioè sovrabbondino sempre la benedizione e l’amore.
Maria è pellegrina quando segue Gesù lungo la strada del Calvario, per ricevere da Lui il compito di essere Madre di tutti i credenti. È poi una pellegrina che ha conosciuto il dolore per la morte del Figlio e lo è nche nel Cenacolo facendosi testimone dello Spirito e del Vangelo.
Infine è pellegrina nella sua Assunzione al cielo quando, con l’anima e il corpo, è associata al Figlio perché “non conoscesse la corruzione del sepolcro Colei che ha generato il Signore della vita”.
Ed è proprio a questo mistero della Vergine, Madonna Assunta, che l’allora vescovo di Pontremoli mons. Giuseppe Fenocchio ottenne che fosse dedicata la diocesi di Pontremoli stessa (così com’è sempre Lei la principale patrona anche della diocesi attuale). Una richiesta che fu dettata dal fatto che fosse già titolare della Cattedrale di Pontremoli e di ben altre sedici parrocchie dell’allora diocesi.
Una chiara testimonianza di come già i nostri avi riconoscessero in Maria la più autentica testimone del Signore.
Fabio Venturini



