Domenica 1 giugno – Ascensione del Signore
(At 1,1-11; Eb 9,24-28; 10,19-23; Lc 24,46-53)
L’ultimo gesto compiuto da Gesù durante la sua presenza terrena è la benedizione sui discepoli: “Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo”. Con queste parole San Luca nel vangelo conclude a Gerusalemme la presenza visibile di Gesù, e nel Libro degli Atti fa partire da Gerusalemme la missione della Chiesa, presenza visibile di Gesù invisibile.
1. Cristo è entrato nel cielo stesso. Fino alla morte di Gesù un velo separava l’Arca dell’Alleanza dalla vista dei fedeli, e solo una volta all’anno il sommo sacerdote oltrepassava questo velo portando sangue di animali. Alla morte di Gesù il velo del tempio si lacera e Gesù entra nel santuario con il suo proprio sangue. Con lui si aprono e restano aperte le porte del santuario, finisce la separazione tra l’uomo e Dio.
Attraversando il velo ed entrando nel santuario, ha portato con sé la nostra natura umana fino alla destra del Padre. Realizza la profonda aspirazione di tutti i cercatori di Dio, così espressa dal salmista: “L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente: quando verrò e vedrò il volto di Dio?” (Sal 41,3).
Salendo al Padre Gesù rivela pienamente la sua funzione sacerdotale, perché compie la missione del sacerdote, quella di far incontrare l’uomo con Dio, di essere il “pontefice”, il costruttore di ponti tra l’umanità e la divinità.
2. Abbiamo piena libertà di entrare nel santuario. Questo è l’insegnamento che ci viene proposto nella seconda lettura, presa dalla Lettera agli Ebrei, la quale in altro luogo specifica ancora: “Poiché abbiamo un sommo sacerdote grande, che è passato attraverso i cieli, Gesù il Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della fede” (Eb 4,14).
Al seguito di Gesù tutta l’umanità diventa capace dell’incontro con Dio, e questa possibilità è del tutto gratuita, è frutto della compassione e della misericordia che Gesù ha predicato ed esercitato durante la sua vita.
Egli è stato solidale con gli uomini, perché l’autentica solidarietà non consiste nel rendersi complici dei peccatori, ma nel portare con loro i pesi della pena derivanti dalle colpe. Gesù mediante la solidarietà con noi ha portato i peccati della moltitudine, è stato posto in trono alla destra del Padre e il trono di Dio è diventato “trono della grazia”. Per questo motivo tutti siamo invitati ad accostarci ad esso con “piena fiducia” (Eb 4,16).
3. Conversione e perdono dei peccati. Il vangelo secondo Luca si conclude dicendo: “Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati”.
Gesù dalla destra del Padre ci manda il suo Spirito per la remissione dei peccati: “Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati” (Gv 20,23). Compito dei discepoli dunque è quello di unire la predicazione e il perdono dei peccati; tutto il resto viene dopo.
† Alberto



