La Chiesa non è solo ricchezza artistica e storica
Il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron

Il presidente Macron ha rivolto un ringraziamento speciale ai vigili del fuoco e agli oltre 2000 tra operai, ingegneri e architetti che hanno compiuto il miracolo della rigenerazione di uno dei più grandi e amati monumenti del mondo. Alla cerimonia, di apertura della Cattedrale presieduta dall’Arcivescovo di Parigi, concelebrata da 170 vescovi e cardinali provenienti da tutta la Francia e dal mondo e da un sacerdote per ciascuna delle 106 parrocchie della diocesi di Parigi, saranno presenti circa 50 capi di stato e di governo, tra loro il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Con orgoglio Macron può affermare che “L’incendio di Notre-Dame è stato un dramma a cielo aperto, una ferita nazionale”, ma con l’intervento del “cantiere del secolo” è stato rigenerato dalle ceneri il simbolo della Francia che ora torna “sublime”. La celebrazione sarà sicuramente memorabile, “sarà uno shock di speranza”. In sintonia con la grandeur francese Macron cercherà anche di risollevarsi malgrado un traballante governo. In questa ostentazione di orgoglio nazionale si collocano anche le contraddizioni di un Paese che fa’ della laicità il suo fiore all’occhiello. Non sono mancate le polemiche per la partecipazione del Presidente alla Messa di consacrazione dell’altare per ridare vita alla cattedrale. Nella sua storia ha subito varie vicissitudini. La più drammatica durante la rivoluzione francese quando fu devastata di tutti i suoi simboli religiosi e civili e divenne il “tempio della dea ragione”. Tutte le chiese in Francia, compresa Notre-Dame, sono di proprietà dello Stato con le conseguenti difficoltà nell’esprimere la propria missione.

Quando si tratta di mostrare al mondo la propria ricchezza monumentale e storica, la Chiesa va bene. Però quando c’è da riconoscere le radici cristiano giudaiche dell’Europa la Francia è in prima linea nel negarla. Notre-Dame esisteva da prima della rivoluzione francese.

Non è un caso che spicchi l’assenza di Papa Francesco. Le divergenze con Macron sono varie, dall’impostazione delle politiche migratorie all’inserimento nella costituzione del diritto all’aborto e al prossimo inserimento dell’eutanasia. Se poi si aggiungono le sgrammaticature diplomatiche operate dal presidente francese nei confronti del Papa (anticamera di 20 minuti per una udienza a Marsiglia o atteggiamenti famigliari, un buffetto e una mano sulla spalla, o dargli ostentatamente del “tu”) tese a dimostrare la sua superiorità, si capisce perché il Papa ignori l’invito e preferisca andare nella settimana successiva ad Aiaccio. Ben lontano dai fasti parigini in Corsica, interverrà a un colloquio sulla religiosità popolare nel Mediterraneo. Il Papa non accetta di farsi strumentalizzare da un capo di Stato che vuole fare della riapertura di Notre-Dame uno dei capisaldi del suo mandato. La Chiesa francese deve fare buon viso a cattiva sorte, il Papa non è obbligato.

Giovanni Barbieri