Da cosa a persona, da eco della voce o delle ossessioni del maschio ad assunzione di parola propria, da trofeo dell’onore del marito a libera di fare responsabili scelte nel divenire della vita, da soggetto da violare a padrona del proprio corpo: su questa strada di contrapposizioni, piena di violenza ha camminato la storia della donna; usarla sessualmente senza consenso fino al 1996 era considerato atto contro la morale e non reato qual veramente è contro la persona. C’è voluta tanta fatica e dolore, ma nella vita sociale e giuridica nella civiltà dell’Occidente come in tante altre culture il rapporto uomo donna e di relazione con tutta la famiglia ha fatto passi avanti, è molto bello, paritetico e di reciproco rispetto che si fonda sul legame dell’amore e quando la morte o altro rompe la felice intesa la perdita è tremenda.
Un rispetto che parte dall’uso corretto delle parole
Uno scenario difficile ma che ha soluzione nel dialogo, nella tolleranza e il perdono: Papa Francesco suggerisce quando c’è qualche tensione di dire tre paroline “grazie, permesso, scusa” e si fa pace prima di chiudere la giornata. Non va sempre così, siamo entrati in questi ultimi decenni in un nuovo corso dell’Italia peggiorato, è aumentato di molto il numero di uomini che, in casa, nel proprio letto, uccidono le “femmine”, vocabolo spregiativo rispetto a donna/madonna che significa signora, padrona di casa, sempre sottoposta ma almeno rispettata e prima forse amata e lo abbiamo chiamato col neologismo “femminicidio”. Uccisione della femmina e rispunta fuori il mai morto maschio padrone.
Una cultura del “pater familias”
C’è alle spalle una cultura del “pater familias” molto antica come quel genitivo in “-as”. La Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, – anche se non uccise, hanno contato e continuano a contare meno nella società – è stata celebrata per far capire al mondo intero, anche quello che costringe le donne al velo e alla chiusura in casa, che bisogna acquisire un’educazione mentale che trasformi la società e i sistemi di potere, abolisca privilegi. La violenza è anche fatta con le parole e si diffonde senza ritegno con la comunicazione informatica. Violenza è stata anche fino a pochi anni fa vietare alle donne il voto politico, l’accesso ai tre grandi “santuari maschili” , quello religioso, militare, politico. Violenza è ancora non accettare parità di capacità tra uomo e donna. L’Italia dell’arte e della scienza è di qualità e valore altissimo, ma fino ad ora e non del tutto è quasi totalmente firmata maschile, l’esclusione della donna da queste sublimi attività è violenza, perché anche le donne sanno creare arte, formulare teorie scientifiche, dottrine filosofiche e politiche. Non basta una panchina rossa nell’aula del Senato o regalare scarpette rosse.
Maria Luisa Simoncelli



