In corso in Lunigiana una fase di ridimensionamento imprenditoriale, con una riduzione marcata in agricoltura, nel commercio e nel manifatturiero. Aumentano le imprese nel settore della somministrazione e degli alloggi e si riduce il peso dell’impresa individuale: segnali di cambiamenti per affrontare le sfide del sistema economico.

Un basso tasso di imprenditorialità – 101 imprese ogni mille residenti in Lunigiana, contro le 124 nell’area apuana – ma il messaggio positivo di un tessuto imprenditoriale non immobile, in trasformazione alla ricerca di nuove opportunità. A dirlo è il Rapporto economico sulla Lunigiana presentato dall’Istituto di Studi e Ricerche della Camera di Commercio lo scorso agosto. Al 31 dicembre 2023 le imprese della Lunigiana risultano 5.176, di cui 4.494 attive, per un peso sul totale provinciale del 23,5%. Se al computo si sommano le filiali di imprese che hanno sede legale al di fuori del comprensorio si arriva a 6.370 unità produttive. A fine 2023 le imprese lunigianesi sono state 34 in meno dell’anno precedente (-0,6%), a causa di un numero di cessazioni superiori alle nuove iscrizioni. Ma più significativo è il confronto decennale: nel 2013 le imprese lunigianesi registrate erano 5.481, ossia 305 in più del 2023. E nel 2015 arrivarono a 5.551; da allora il dato è sempre stato in diminuzione.
È un’impresa di piccole dimensioni, quella lunigianese, a giudicare dalla forma giuridica: il 59,3% delle imprese è condotta da un imprenditore individuale, seppure si assiste ad un lento incremento delle società di capitali, che rappresentano il 18,9% della realtà produttiva locale, probabilmente favorite anche dalla normativa per la costituzione delle società a responsabilità limitata semplificate: nell’arco di un decennio le società di capitali sono aumentate del 34,9%. Commercio (1.275 imprese), costruzioni (996), agricoltura (734) e attività dei servizi di alloggio e ristorazione (486) sono i quattro comparti con il maggior numero di imprese: messi assieme rappresentano oltre i due terzi del panorama imprenditoriale locale.
Ma mentre il confronto con l’anno precedente mostra una contrazione delle attività nei primi tre settori, i servizi di alloggio e ristorazione annoverano cinque imprese in più. La crisi del commercio e dell’agricoltura e l’aumento delle imprese ricettive sono il segnale del mutamento del sistema economico locale che il Rapporto economico nel suo complesso ha descritto parlando di un tessuto imprenditoriale che cerca di affrontare le sfide del nostro tempo e cogliere nuove opportunità. Alcune difficoltà si riscontrano relativamente all’imprenditoria femminile. Non tanto per l’incidenza – sono a conduzione “rosa” il 25,4% delle imprese lunigianesi, un dato in linea con quello dei comuni della Costa – quanto per la loro diminuzione: le imprese al femminile sono diminuite nel 2023 di 34 unità, in percentuale il 2,5% in meno, contro lo 0,8% in meno della media provinciale; inoltre, nel periodo 2014-23 le attività imprenditoriali femminili sono diminuite di 170.

Analoghe considerazioni possono essere fatte circa le imprese giovanili, rette cioè da un imprenditore al di sotto dei 35 anni. A fine 2023 risultano 378, il 7,3% del totale lunigianese, un dato migliore di quello dell’area costiera (6,1%) e del complesso provinciale (6,4%), ma rispetto al 2022 le imprese giovanili registrate nei comuni della Lunigiana sono diminuite dell’8% (33 unità in meno). Nel corso dell’anno, sono nate 61 nuove imprese “giovanili” e ne sono cessate 38. L’analisi dell’ultimo decennio indica che si sono perse 247 imprese giovanili in Lunigiana e più di 800 in tutta la provincia di Massa-Carrara: dinamiche negative che i ricercatori dell’ISR imputano al generalizzato rallentamento dei processi di natalità imprenditoriale, ma anche ad un progressivo assottigliamento della popolazione giovanile.Interessante anche lo spaccato dell’imprenditoria non italiana. Le imprese a conduzione straniera presenti in Lunigiana risultano 741 a fine 2023, corrispondenti al 14,3% del totale. Nel corso dell’ultimo anno il loro numero è aumentato del 2% (a livello provinciale, tuttavia, l’aumento è stato doppio). Nel corso del decennio le attività imprenditoriali straniere sono aumentate di 115 (+18,4%, una percentuale non lontana da quella registrata nell’area costiera). Oltre un terzo di queste imprese è attiva nel settore delle costruzioni, mentre un’altra quota significativa è rintracciabile nel commercio ambulante. (d.t.)



