Tempi e norme restrittive inducono i ristoratori a vedere il bicchiere mezzo vuoto

“Ma quale riapertura? Tra maltempo e norme troppo stringenti e poco chiare, stiamo faticando più che mai”. Non traspare certo ottimismo dalle dichiarazioni dei ristoratori lunigianesi che abbiamo contattato per provare a sentire dalla loro viva voce come stanno andando questi primi giorni di riapertura dei locali. Una ripresa dell’attività, dal 26 aprile, permessa nelle sole zone gialle e che, come stabilito dall’ultimo decreto legge, prevede il servizio solo all’aperto e solo al tavolo (a una distanza di almeno 2 metri), a pranzo e a cena nei limiti dell’orario del coprifuoco fissato alle ore 22.
Sicuramente una considerazione comune tra i vari ristoratori è quella sul maltempo: il ritorno di giornate fredde e piovose che certo non invogliano ad uscire a mangiare, oltretutto all’aperto. “Avevamo delle prenotazioni per lunedì – ci racconta il gestore del locale “Per… Bacco” di Aulla – ma purtroppo poi hanno disdetto per il maltempo. E pensare che noi abbiamo un dehors certo più accogliente e protettivo di semplici ombrelloni e gazebo. Purtroppo il freddo di questo giorni non ci sta aiutando”. Parere condiviso anche dai proprietari della “Osteria San Francesco e il lupo” a Pontremoli: “Sì, qualche prenotazione l’abbiamo avuta, ma per il momento non si è mosso tanto. Dobbiamo augurarci che presto arrivi il caldo”. E c’è chi non ha ancora aperto, proprio in attesa del sole, come il ristorante “Casa Giannino” a Fivizzano, che spera “di poter aprire per il 1° maggio. Per ora, viste le condizioni meteo, abbiamo preferito tenere tutto chiuso”.

Ma al di là del maltempo la decisione sulla riapertura non convince. “In due parole, è una grossa presa in giro – ci dice senza mezzi termini il gestore dell’osteria “Il sogno” di Fivizzano – è una riapertura che può avere un senso in contesti diversi, come Firenze o Marina di Carrara, ma non certo nelle realtà come le nostre. Noi viviamo di turismo e per il momento i visitatori non si sono fatti ancora vedere. L’unica cosa sensata era tenere chiuso ancora una ventina di giorni e poi riaprire, in maniera tutelata e convincente dimostrando che l’Italia era pronta, sicura ed accogliente. Queste mezze aperture rischiano solo di creare confusione nel potenziale turista straniero”. Concetto in parte condiviso dalla gestrice della “Osteria della Luna” a Pontremoli: “La sensazione è che questa ripresa dell’attività in realtà sia stata studiata su misura sulla situazione delle città e calata in maniera un po’ forzata anche in contesti come i nostri che presentano caratteristiche molto diverse”.
E c’è chi punta il dito direttamente contro la limitazione di servire solo all’aperto: “È una cosa da fuori di testa – ci dicono dal ristorante “Casa Giannino” – specie in località come le nostre dove all’aperto ci si può cenare solo in piena estate. Noi siamo pronti a seguire tutte le regole ma fateci aprire anche all’interno del locale. Perché poi questa distinzione sugli spazi all’aperto è discriminatoria: chi non li ha rischia di rimanere fermo per un altro mese. Un locale con 20 tavolini fuori può lavorare bene, mentre chi non li può mettere per problemi di spazio deve stare a guardare”. Altro punto caldo è quello del coprifuoco alle 22: “È un orario troppo vincolante – evidenziano dal “Per… Bacco” – le persone che lavorano difficilmente possono arrivare prima delle 20. E la cena, invece di essere un momento piacevole, rischia di divenire una sfida contro l’orologio. Credo che bisognerebbe spostare il limite almeno alle 23”. Senza dimenticare le difficoltà che stanno dietro l’approvvigionamento delle cucine. “Ci sono i fornitori che, fermi da mesi, stanno giustamente premendo per vendere i loro prodotti – racconta il gestore dell’osteria “Il sogno” – ma anche noi siamo in difficoltà. Non avendo chiarezza sulla situazione non possiamo esporci più di tanto in un contesto che ci ha già causato forti perdite”. Un aspetto condiviso dalla gestrice della “Osteria della Luna”: “È chiaro che se si riapre dobbiamo farlo in una certa maniera. Offrendo prodotti di qualità e vari, e questo, in una situazione così precaria, ci pone di fronte ad un grosso rischio, visto che stiamo parlando di merce deperibile”. La situazione, insomma, non si presenta certo rosea. Come sottolinea la gestrice della “Osteria della Luna”, “quando abbiamo riaperto l’anno passato c’era tutto un altro spirito. C’era la percezione che si stesse per rinascere dopo mesi molto duri. Oggi non si ha questa sensazione. Restano la vicinanza e l’appoggio dei clienti abituali (tema comune a tutti i ristoratori da noi contattati), ma ciò che vorremmo adesso, come ristoratori, sono regole chiare per una riapertura sicura e definitiva. Intanto continuiamo a fare il nostro lavoro, sempre al massimo delle nostre possibilità”. (Riccardo Sordi)



