Le stop dell’attività calcistica rischia di mettere in crisi irreversibile il calcio dilettantistico

L’unico campionato dilettanti rimasto operativo, la serie D, rischia la sospensione per i troppi rinvii dovuti a sempre nuovi casi COVID tra i calciatori e gli staff. Si attendono le decisioni che saranno assunte nel nuovo DPCM. Negli altri campionati dilettanti, nel frattempo, si fa strada l’ipotesi di non fare ripartire i tornei in quanto, anche ad attività interrotta, aumentano i casi di contagio tra i calciatori. L’attenzione, però, è rivolta soprattutto ai problemi economici delle Società che chiedono a viva voci interventi di supporto per non giungere alla chiusura definitiva.

La rosa e lo staff della Pontremolese
La rosa e lo staff della Pontremolese

I campi da gioco delle Società dilettantistiche e dei tornei giovanili restano deserti, ma il calcio di settore continua a fare parlare di sé per tutta una serie di problemi che, per la loro gravità, prima o poi dovranno essere affrontati con la giusta attenzione.

Sotto i riflettori al momento, in particolare, la Serie D, ovvero l’unico ambito dilettantistico ancora operativo, visto il coinvolgimento a livello nazionale, sul quale, però, si vanno formulando numerosi interrogativi dovuti al fatto che i rinvii degli incontri collegati alla diffusione dei contagi tra i calciatori e gli staff societari sono in continuo aumento e la prospettiva che avanza comporta un numero troppe elevato di recuperi che rischiano di fare slittare comunque la conclusione dei campionati.

Nella sostanza, però, il problema non sarebbe solo questo, quanto piuttosto la presa d’atto che, nonostante l’intensità dei controlli, con tutto quello che viene a comportare a livello economico, i contagi continuano ad aumentare, seppure in linea con la crescita nazionale, e anche il calcio sembra poter avere delle sue specifiche responsabilità. Impossibile al momento sapere cosa potrà succedere perché, proprio mentre andiamo in macchina, è in fase di elaborazione il nuovo DPCM che potrebbe contenere indicazioni anche in ordine proprio all’attività calcistica, con particolare riferimento all’ultimo avanzo del settore dilettantistico, la Serie D, mentre da più parti si auspica che nessun intervento venga effettuato per il settore professionistico in quanto il danno sarebbe devastante sotto diversi aspetti.

Insomma, vige la più grande incertezza in merito alla quale gli interventi ai più alti livelli si vanno ripetendo affinché si possa giungere ad una soluzione che non comprometta un settore basilare anche per l’economia nazionale.

Comunque vada, però, occorre evidenziare che se del calcio che conta si continua a parlare con una certa intensità, del calcio dilettantistico, costretto ad interrompere l’attività a metà ottobre, nessun sembra più voler parlare concretamente e le poche voci che ancora tentano di levarsi prospettano una situazione che, alla lunga, potrebbe rivelarsi ben più che disastrosa.

Il quadro che emerge, infatti, è che sono tante le Società che stanno chiedendo che la Lega intervenga per un sostegno di natura economica che interrompa il drenaggio di risorse collegato alla gestione dei contratti stipulati con gli addetti ai lavori. Il problema era già emerso nella scorsa stagione ma lo stanziamento mirato messo a disposizione si è esaurito nel breve risolvendo solo in parte le tante questioni sul tappeto relative non solo al parco giocatori e tecnici, ma anche a quanti operano in parallelo e sono indispensabili per il buon funzionamento societario.

Il Serricciolo
Il Serricciolo

Non è un caso se, ad esempio, le Società toscane di Eccellenza sembra stiano chiedendo che la stagione venga interrotta definitivamente proprio per dare una soluzione alle tante problematiche economiche collegate alla gestione delle squadre. E’ impensabile, infatti, che la situazione di stallo possa protrarsi come sta succedendo adesso perché, come per molte altre attività, i costi di gestione restano intatti, mentre le entrate sono praticamente azzerate anche perché non solo mancano gli incassi domenicali, comunque per lo più poco significativi, ma anche i pochi sponsor sui quali contare, vista la mancanza di ricaduta effettiva, si stanno ritirando o hanno annunciato la volontà di farlo, acuendo quindi una crisi di liquidità che potrebbe rivelarsi mortale.

Il problema è così impellente che da più parti si chiede che siano le società professionistiche a partecipare con specifici contributi mirati a sostenere le società dilettantistiche, magari tagliando una minima percentuale agli stipendi megagalattici dei loro tesserati, per una cifra che potrebbe dare un po’ di respiro nella fase più drammatica in attesa di sviluppi più favorevoli, nella consapevolezza che è proprio il settore dilettantistico ad essere il bacino più naturale di riferimento del mondo professionistico e, quindi, non può e non deve essere trascurato. Così come sembra opportuno che le stesse autorità di settore e, per parte sua, il Governo valutino come intervenire per non compromettere l’attività di un settore sportivo che, con tutte le sue diramazioni, coinvolge oltre un milione e trecentomila praticanti, un buon numero dei quali deve fare conto su quanto può ricavare dalla pratica sportiva per vivere.

Il clima che si sta vivendo, al di là di drammi che il COVID si trascina dietro un giorno per l’altro, è di evidente perplessità perché davvero a mancare sono soprattutto segnali anche minimi che aprano ad una speranza concreta o che almeno fissino i termini di prospettiva in ordine al futuro non solo immediato.

L’Atletico Podenzana ha vinto di misura con il Mulazzo
L’Atletico Podenzana

Non si vuole neanche pensare negli ambienti calcistici, ma non solo, che l’attività dilettantistica possa naufragare completamente soltanto per problemi economici perché i risvolti ed i riflessi sociali sarebbero devastanti. Non si pensi solo al fatto che il calcio locale, con quello che comporta in termini di identità territoriale, rischia di essere cancellato, ma alla gestione dei settori giovanili, che delle diverse società dilettantesche sono una emanazione naturale, che verrebbe snaturata nella sua funzione educativa, formativa e sociale, privando i diversi contesti di un riferimento basilare che, affiancato alla scuola, ha offerto ai nostri giovani un supporto altrimenti irrealizzabile, almeno nella dimensione nella quale è stato offerto fino ad oggi.

Quindi è chiaro che il presente dal calcio dilettantistico lascia, per chi ne abbia un minimo di considerazione, con il fiato sospeso perché al momento non traspare una qualche soluzione importante che permetta di guardare avanti con un minimo di ottimismo.

Abbiamo davanti un mese di novembre naturalmente portato ad indurre ad essere piuttosto cupi visto l’incombere della stagione meno favorevole per la vita di tutti i giorni, ma mai come quest’anno il grigiore stagionale sembra incidere sulla psicologia collettiva.

C’è solo da sperare che le sensazioni istintive cui ci sentiamo portati vengano cancellate da qualche bella notizia in termini statistici e di quantità per riaprire uno spiraglio su un futuro al momento abbastanza bigio, ma che vorremmo potesse tingersi nuovamente di verde, come lo sono i nostri campi di calcio, e quindi di nuova speranza.

Luciano Bertocchi