L’aumento dei prezzi è come sale su di una ferita aperta

48Istat_mercatoL’Italia, travolta e drasticamente ferita dal Covid 19, in primis per l’elevato numero delle vittime, chiede chiarezza nelle decisioni. Non è più possibile dire e disdire, in quanto troppi problemi offuscano la mente di tutti noi. Urge unità di intenti da parte di tutte le forze politiche per scegliere, con coerenza e responsabilità, la giusta terapia salva vita, lungi dalla politica del rinvio e del rimpallo delle decisioni serie.
Gli sbagli attuali non potranno essere perdonati, in quanto avranno ricadute pesanti sul Paese che, rispettando le norme, nel lungo periodo del lockdown ha dimostrato profondo senso civico. La salute sempre al primo posto, ma il linguaggio economico rimarca che per chiudere un’impresa, un negozio, una fabbrica ci vuole un attimo, per riaprire tutto è molto più complicato.
Il petrolio è calato a picco, senza portare risultati positivi, per i consumatori, sul prezzo della benzina e del gasolio, in quanto circa due terzi del prezzo finale sono rappresentati da accise e Iva che continueremo a pagare, lasciandone il peso alle generazioni che verranno. Dovendo mangiare anche in tempo di coronavirus, ognuno di noi si è accorto dell’aumento di vari prodotti. In primo piano frutta e verdura: un valzer di rincari che non può che preoccupare.
L’Istat ha valutato un aggravio di spesa, per famiglia, di circa 97 euro, con il rischio che il caro prezzi non si fermi. Dal fronte ortofrutta, infatti, come denuncia Coldiretti, giungono brutte notizie. Il settore, oltre a risentire degli effetti negativi del clima, deve fare i conti con la mancanza di lavoratori stagionali: quattro aziende ortofrutticole su dieci versano in gravi difficoltà.
Ma il calo dei guadagni non riguarda solo quel settore. Deve fare i conti con una pesante crisi degli introiti, per esempio, anche il canale “Ho – Re – Ca”: un acronimo che unisce le iniziali di tre diversi punti vendita di primaria importanza per il Pil, ossia: hotel, ristoranti, caffè. Il caro prezzi non parte dagli agricoltori i quali, nonostante il duro lavoro e l’impegno quotidiano, ricavano ben poco, ma è legato ai tanti passaggi che la merce deve compiere partendo dal campo per arrivare alla tavola e ai costi dei trasporti.
Tutto ciò per quanto concerne il settore alimentare, sicuramente il più importante, nella consapevolezza che sono letteralmente lievitate le famiglie alle prese con la povertà assoluta, tanto da non avere il pane quotidiano, costrette a ricorrere ai pasti caldi delle mense della solidarietà e a quelle della Caritas.
Senza andare lontano, pure in Lunigiana stanno aumentando le richieste dei pacchi–spesa. La carenza di lavoro, con il conseguente dilagare della disoccupazione, non può che dare questi frutti amari. In netto contrasto con i principi della nostra Costituzione e con i valori della solidarietà.

Ivana Fornesi