Carrara: muore operaio colpito da un blocco di marmo

Ennesima tragedia: la vittima aveva un contratto a termine di 6 giorni

Cave di Marmo a Carrara
Un’immagine dall’alto di alcune cave di Marmo a Carrara con, ben visibili, le strade percorse dagli operai per raggiungere i vari siti estrattivi

Questa volta, la morte è giunta non in cava, “al monte”, come si dice nel gergo marmifero, ma “al piano”, dove il marmo viene lavorato e commercializzato. Luca Savio, 37 anni, era sposato ed era padre di una bambina di 14 mesi. La mattina dell’11 luglio, lavorava presso la FC Autogru di Marina di Carrara, un’impresa familiare con un’amministratrice unica di 22 anni, che opera nel vasto mondo del “contoterzismo” legato alla filiera del lapideo: la ditta, che non commercia né taglia marmo, si occupa solo di caricare per conto terzi blocchi di marmo e informi. Proprio intorno ad un informe stava lavorando la vittima: intento a mettere una zeppa ad uno di questi blocchi non squadrati e facili a muoversi, Savio è stato urtato dal movimento del blocco. Un movimento di 30 centimetri, che ha urtato il giovane operaio al torace, uno “schiaffo” che ne ha determinato in pochi minuti il fatale arresto cardiaco. Quanti lavorano nel settore hanno subito dichiarato che manovre come quelle si fanno sempre in due, secondo le prescrizioni dell’ASL.

La procuratrice della Repubblica, Roberta Moramarco, che sta portando avanti l'inchiesta
La procuratrice della Repubblica, Roberta Moramarco, che sta portando avanti l’inchiesta

È di queste ultime ore la notizia che la sostituta procuratrice della Repubblica, Roberta Moramarco, ha indagato, con l’ipotesi di reato di omicidio colposo, uno dei colleghi della vittima, mentre gli accertamenti proseguono nell’area posta sotto sequestro. Il fatto che la vittima abbia agito da sola toglie il velo, secondo il segretario provinciale della Cgil di Massa Carrara, Paolo Gozzani, alle drammatiche condizioni in cui si opera nel lapideo: “Nel 2018, esistono lavoratori – spiega Gozzani – costretti a caricare e scaricare lastre di marmo, movimentare blocchi, o trasportare marmo a cottimo, cioè più lastre caricano e più guadagnano, più blocchi stoccano e più li pagano. Il bisogno di aumentare la produttività li pone davanti a rischi mortali. Per questo sta diventando una strage”. Non solo cottimo, continua il segretario della Camera del Lavoro: “Abbiamo a che fare, quando va bene, con il lavoro precario, altrimenti con il lavoro nero”. Proprio il tema del precariato ha portato la morte di Luca Savio sulla stampa nazionale: l’uomo aveva avuto esperienze di lavoro multiple, come cameriere, pizzaiolo, gruista, resinatore nel settore nautico. Presso la FC aveva lavorato da marzo a dicembre 2017, poi un intervallo fino al 9 luglio, quando fu riassunto per soli 6 giorni, con un corrispettivo di 250 euro, una remunerazione comunque preziosa, data la disoccupazione della moglie e la sua precarietà lavorativa. (Davide Tondani)