Crescono le preoccupazioni per la salute pubblica. L’entroterra (quindi anche la Lunigiana) sul banco degli imputati per i rifiuti che arrivano trasportati dal Magra

Le piene del Magra continuano ad essere oggetto di attenzione anche quando non si registrano danni alluvionali e il livello delle acque torna alla normalità. In queste settimane a fare parlare di sé sono le condizioni degli arenili di Fiumaretta e Marinella, le due spiagge a sud-est della foce del fiume. Come sempre accade, la quantità di legname che il Magra raccoglie in tutto il suo bacino idrografico e consegna al mare, viene trasportata dalle correnti marine sulle due spiagge, che appaiono interamente occupate dai detriti, laddove nei mesi estivi sono posizionati ombrelloni e sedie a sdraio. A chi tocca smaltire le tonnellate di legname e di rifiuti depositatisi sulle spiagge? In prima battuta ai titolari delle concessioni demaniali: gli stabilimenti balneari o i Comuni di Amelia e Sarzana per quanto riguarda le spiagge libere. Uno smaltimento di tali proporzioni appare onerosissimo e complesso: si tratta di bruciare la legna separandola da altri rifiuti, rispettando fasce orarie di bruciatura e distanza tra i cumuli, rispettando la normativa regionale e attendendo le autorizzazioni della Protezione Civile nazionale. E mentre gli stabilimenti balneari chiedono l’aiuto della Regione Liguria (che incassa i canoni demaniali, a dir la verità irrisori rispetto al volume di affari degli stabilimenti), nella vicenda irrompe anche la normativa ambientale e sanitaria. I legnami intrisi di acqua, terra e sale sono da considerare rifiuti speciali, non combustibili sul posto. Studi scientifici accreditati mostrano come la combustione lenta produca particelle altamente inquinanti: PM10, benzopirene, benzene, diossine: tutte sostanze cancerogene il cui valore aumenta da 20 a 90 volte quando il legno è intriso di sali marini. Sconsigliato dunque, anzi vietato, anche il prelievo, normalmente autorizzato dai comuni in queste occasioni, da parte di privati cittadini, che ardono la legna raccolta nei propri camini.

E quindi? Nel cortocircuito, condito di dichiarazioni, polemiche e repliche, la cui temperatura si innalza all’avvicinarsi della bella stagione, sembra che le castagne dal fuoco – anzi, la legna, considerata rifiuto speciale, dalla spiaggia – la possa togliere solo Acam, la municipalizzata spezzina dei rifiuti. Il costo previsto è di 400 mila euro a carico dei comuni di Ameglia e Sarzana, che chiedono di ripartire l’onere con tutti i comuni del bacino idrografico di Magra e Vara: del resto i detriti trasportati dal mare provengono dall’entroterra. A complicare ulteriormente le cose, ma soprattutto a gettare pesanti ombre sulla gestione dei corsi d’acqua della Lunigiana e della Val di Vara, la presenza sulle spiagge, oltre che dei tronchi, di qualsiasi tipo di rifiuto: dalle carrozzerie di automobili agli elettrodomestici, fino a vetro, plastica e latta. Facile quindi immaginare la dispersione di oli combustibili esausti. Parte di tali rifiuti provengono dalle discariche che negli anni ’70 andarono a colmare nell’area sarzanese i massici prelievi di ghiaia per la costruzione dell’autostrada. Una pratica, quella di riempire con i rifiuti i buchi dell’estrazione, legalmente autorizzata dalla primitiva normativa dell’epoca, ma che a distanza di anni presenta il conto. Autorità di Bacino e Parco Regionale di Montemarcello-Magra hanno censito almeno 30 siti da bonificare, mentre l’erosione e le piene sempre più frequenti riportano alla luce il folle scempio legalizzato di 40 anni fa. Ma un’altra parte di rifiuti proviene dalle centinaia di microdiscariche illegali che si annidano lungo tutti i corsi d’acqua minori della vallata. Frutto dell’inciviltà della popolazione, ma anche della carenza di azioni di educazione ambientale e di efficaci piani di raccolta dei rifiuti. Mentre il porta a porta lentamente prende campo in Lunigiana, scarsissimi o inefficaci sono i programmi di raccolta dei rifiuti ingombranti e quasi sconosciute le stazioni ecologiche dove potere conferire autonomamente gli stessi in rispetto della legge. A farne le spese, non solo gli operatori balneari di Marinella, ma la qualità delle acque dove i lunigianesi stessi amano tuffarsi in estate. (Davide Tondani)



